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domenica 17 maggio 2020

Susie, the Little Blue Coupé






Anno 1952


fonte: Disney Compendium
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Nel corso della storia vediamo Susie passare di mano in mano, andando incontro a condizioni di vita sempre più sgradevoli. Particolarmente interessante è la correlazione tra la personalità dell'acquirente e quella di Susie, che ne viene di volta in volta intaccata: quando viene guidata dal suo primo proprietario la coupé è pimpante ed entusiasta, mentre in possesso di un barbone ubriaco anche Susie circola alticcia. Si tratta di un cortometraggio davvero intelligente, ma a suo modo deprimente, dal momento che l'arco narrativo inizia dal concessionario e finisce irrimediabilmente con lo sfasciacarrozze. È presente un lieto fine, certo, e infatti vediamo, nella conclusione, Susie venir ricomprata da un ragazzino che la modificherà completamente, trasformandola in un'auto da corsa. Tuttavia questo non cancella del tutto la tristezza, dando l'impressione che Susie sia salva solo per questa volta, e si stia solo rimandando l'inevitabile.
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VHS - Topolino Amore Mio
 

domenica 3 giugno 2018

A Pesca (Gone Fishing)



Anno 2017
fonte: Disney Wiki
Some of the animation seen in the short was intended to be used as a trailer for Moana. However, as direction changed, the idea was scrapped. It was later decided that the already-completed animation would be used and expanded upon to create a new, standalone short.

On Motunui, Maui tries to catch a fish with his magical fishhook, only to be comically foiled by the ocean.





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BluRay - Oceania

Testa o Cuore (Inner Workings)



Anno 2016

fonte: Disney Compendium
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La storia segue il protagonista durante una sua giornata tipo, e ci mostra come il nostro corpo reagisca ai diversi stimoli a cui viene di continuo sottoposto. Al centro di tutto c'è chiaramente la classica lotta tra il cuore, che vorrebbe spingere Paul su un sentiero “edonista”, e il cervello, che invece lo richiama all'ordine, trascinandolo verso il noioso lavoro d'ufficio ed evitandogli ogni piacevole distrazione.
Sebbene questo genere di tematiche fosse stato già ampiamente sviscerato sia nel corto del '43 che nel recente film Pixar, Inner Workings si distingue dai predecessori mettendo in scena dinamiche del tutto diverse: è chiaro da subito come il tutto questa volta funzioni in un modo più “fisico”, spingendo quindi nettamente sul pedale dello slapstick e della comicità sfrenata. E quando la storia arriva alla sua naturale conclusione, ci si accorge che Inner Workings ha decisamente qualcosa da dire. Anzi, ha molto da insegnarci su come riuscire a sopravvivere al logorìo di un lavoro monotono.
 A sorprendere questa volta è lo stile visivo: Inner Workings è un corto in CGI dai colori vibranti, che però tenta una strada differente da quella che i WDAS hanno seguito finora. A predominare è la stilizzazione, con personaggi assolutamente esagerati [...]


La stessa cosa avviene da sempre in Pixar, specialmente nei film diretti da Pete Docter, e non si può negare che Paul presenti una forte somiglianza con il Carl Friedricksen di Up (2009).
Non bisogna però scordare che prima ancora che alla Pixar, agli studi Disney questa strada stilistica era già stata intrapresa, specialmente in quei lontani anni 50, epoca in cui stilizzazione, animazione limitata e forme geometriche erano di uso comune. Non stupisce quindi che Inner Workings qua e là voglia onorare le sue radici: il cervello di Paul infatti “visualizza” spesso i rischi che il suo padrone può correre tramite delle divertentissime scenette in animazione tradizionale.[...]

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BluRay - Oceania


domenica 20 maggio 2018

Le Avventure di Olaf (Olaf's Frozen Adventure)



Anno 2017

fonte: Disney Compendium
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Nei suoi venti minuti di durata Olaf's Frozen Adventure racconta una storia molto semplice. È il primo Natale da quando Arendelle ha riaperto le porte e Anna e Elsa si accorgono con dispiacere di non avere una propria tradizione familiare. Olaf decide di porvi rimedio andando a intervistare tutte le famiglie del regno per raccogliere idee. Lo spunto di partenza è decisamente pretestuoso, tuttavia l'esito finale e la rivelazione a cui la trama conduce ha senso e carica il personaggio di Olaf di un significato che nel film originale veniva appena accennato. In un certo senso Olaf's Frozen Adventure è la risposta a chi all'epoca vide nel pupazzo una spalla comica forzata e priva di significato.
Lo stile narrativo WDAS è come sempre compatto, dinamico e reso fluido dalla sua anima musical. Questo è di certo molto importante al fine di evitare quello sgradevole effetto “serie tv” che può scaturire dal vedere i personaggi di un lungometraggio incastrati nel classico formato di mezz'ora. Eppure il rischio non viene scongiurato fino in fondo. Come accaduto già con Frozen Fever, le perplessità sorgono anche qui. Frozen era un film di un certo registro, a tratti drammatico, con una storia ben precisa e in grado di veicolare dei contenuti non banali. Prendere un universo narrativo così concepito e limitarne il respiro, ridimensionandone ogni sfaccettatura e riconducendolo agli stilemi della favola natalizia, non è un'operazione indolore. È un compromesso che può funzionare in alcuni casi, ma far storcere il naso in altri, apparendo come una banalizzazione, sia pur di qualità.
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Nell'ottica di riprodurre in piccolo ogni caratteristica importante di Frozen, anche questo mediometraggio viene concepito come un musical. La partitura strumentale vede il ritorno di Christophe Beck, aiutato qui da Jeff Morrow. Per quanto riguarda le canzoni, ce ne sono quattro, scritte non dai Lopez, bensì da due esordienti assolute in campo disneyano: Elyssa Samsel e Kate Anderson. Si tratta di una colonna sonora di buon livello, che ha avuto pure l'onore di essere venduta su CD, strategia insolita per un mediometraggio.
  • Ring in the Season - Uno dei migliori brani è la canzone di apertura di Anna ed Elsa, che stabilisce il tono del film sin dai primissimi minuti. La sequenza mostra i muscoli del reparto animazione, mettendo al centro dell'attenzione le due figure femminili, fiore all'occhiello della CGI dei WDAS.
  • The Ballad of Flemmingrad - Kristoff non ha un ruolo molto ampio nel film, per cui si ricava questa breve particina comica, in cui lo vediamo tessere le lodi della propria tradizione natalizia. È un momento molto breve, quasi trascurabile, tuttavia nel CD lo stesso brano è presente anche nella “versione tradizionale”, decisamente più estesa.
  • That Time of Year - Il brano centrale del film è affidato ad Olaf. That Time of Year accompagna la sequenza musicale che racconta il suo vagare per le case del regno, a caccia di tradizioni natalizie. Musicalmente parlando, si tratta di una canzoncina semplice semplice, ma la sequenza è quella che più di tutte offre motivi di interesse. Gag a profusione, una carrellata di situazioni varie e fantasiose, e soprattutto una curiosa parentesi animata... in forma di ricamo, con i personaggi composti da “pixel” in stoffa. Sicuramente il momento più creativo.
  • When We're Together - Visivamente suggestiva ma musicalmente abbastanza convenzionale, la sequenza musicale conclusiva è corale e raccoglie quanto seminato nei minuti precedenti.
A tutto questo va aggiunto che sia Ring in the Season, sia That Time of Year hanno un loro reprise, che va ad aumentare decisamente il minutaggio dedicato alle sequenze cantate. Non che una percentuale così elevata di momenti musicali sia un male in sé, anzi. L'impressione è però che si sia voluto stipare molto in poco tempo, senza dare alle canzoni i tempi tecnici per essere introdotte in modo adeguato. Un problema che al dire il vero attanagliava anche il primo Frozen, in cui i brani iniziavano spesso in modo dirompente e improvviso. [...]

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DVD - Frozen Le Avventure di Olaf 





domenica 21 agosto 2016

Frozen Fever (Frozen Fever)



Anno 2015

fonte: Disney Compendium
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Per il cortometraggio venne richiamato in servizio l'intero team produttivo di Frozen, dai registi ai compositori, passando per ogni singolo animatore al lavoro sul classico originale. In un primo momento si pensò di rendere protagonista Olaf, la cui natura di spalla comica ben si adattava alle dinamiche slapstick di uno short, come aveva dimostrato il teaser trailer con cui Frozen era stato presentato al mondo nell'estate del 2013. Ben presto ci si accorse che sarebbe stato un errore: il cuore del film erano Anna ed Elsa, ed erano loro che il pubblico avrebbe amato rivedere. Si preferì dunque realizzare un corto corale e focalizzato ancora una volta sul rapporto tra le due sorelle, anziché ripercorrere i fasti del pur bello Tangled Ever After.
È il compleanno di Anna e, per compensazione, Elsa desidera regalarle la giornata perfetta che in passato non ha mai avuto, ricoprendola di regali e attenzioni. Paradossalmente però Elsa prende un raffreddore, che nel suo caso si traduce nella creazione incontrollata di un esercito di “fratellini” di Olaf, che prendono vita ad ogni starnuto. Sebbene un presupposto così spiccatamente comedy possa apparire bizzarro e fin troppo frivolo per un prodotto con la pretesa di “continuare” Frozen, non bisogna dimenticare che non si tratta di un sequel bensì di uno short, formato in cui storicamente sono lo humor e il minimalismo a predominare. Di certo non è una distinzione così immediata, giacché Frozen Fever non presenta elementi tipici dei corti derivativi: l'intero cast principale infatti è ben presente, e di conseguenza il corto riceve una promozione di prim'ordine, con tanto di merchandising a tema, venduto nei Disney Store.

A ricordarci la sua natura di “scherzo” è però la particolare colonna sonora, che nella miglior tradizione disneyana permea l'intera struttura dell'opera. Se si escludono le due brevissime sequenze dialogate in apertura e chiusura, l'intero Frozen Fever altro non è che un lungo videoclip musicale, che ci presenta una canzone nuova di zecca, firmata ancora una volta dai coniugi Lopez.
  • Making Today a Perfect Day - I due compositori riprendono in mano le prime note di Life's Too Short, canzone tagliata da Frozen, e si dirigono da tutt'altra parte. Il risultato è Making Today a Perfect Day, un lungo e trascinante brano che accompagna l'intera durata del “giorno perfetto” organizzato da Elsa per la sorellina. Si può dire che quanto avviene sullo schermo è infatti una deliziosa rappresentazione in piccolo delle tematiche del film originale: nel tentativo di fare del bene alla sorella, Elsa finisce per sacrificare sé stessa e la propria salute, senza rendersi conto che ciò che Anna desidera di più è prendersi cura di lei. Ma c'è di più. Lo stratagemma del filo di lana, che Anna si ritrova a seguire per tutta Arendelle, imbattendosi nei vari regali che Elsa le farà trovare sulla strada, è una fonte infinita di gag visive e di riferimenti a Frozen. Siamo di fronte ad un revival in piena regola: che si tratti di Oaken, Hans e Marshmallow, oppure di porte aperte, biciclette e argute citazioni (sandwiches!), praticamente ogni personaggio, scenario o leit-motiv del primo film viene qui sapientemente ricollocato. In questo virtuoso gioco a incastro in cui musica, parole e immagini compongono un unico cocktail estetico, non passa certo in secondo piano l'animazione. Da tempo ormai la CGI dei WDAS ha trovato una strada per animare la figura umana, permettendosi quegli stessi virtuosismi che caratterizzavano l'animazione tradizionale. In Frozen Fever questo si sente. Il fatto che l'intero team di animatori del lungometraggio sia ora all'opera su un corto di sette minuti aumenta la densità artistica del tutto: dalla tenera scena del risveglio di Anna fino alla dolce conclusione, le due ragazze volteggiano sulla scena con bellissime coreografie, dimostrando costantemente il livello di cura con cui questi artisti ne hanno cesellato le movenze. (...)

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DVD - Frozen Le Avventure di Olaf 
BluRay - Walt Disney Short Films Collection
 

Rapunzel - Le Incredibili Nozze (Tangled Ever After)



Anno 2012

fonte: Disney Compendium
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Tangled Ever After è un gioiello. Il matrimonio di Rapunzel e Flynn è solo il pretesto che scatena tutt'altro. I fan Disney più tradizionalisti avrebbero di certo preferito che ci si focalizzasse sulla cerimonia, ma la cosa sarebbe stata una stupidaggine, che avrebbe finito per rendere forzato, ridondante e narrativamente molto povero l'intero cortometraggio. Fortunatamente la scena la rubano immediatamente Maximus e Pascal, le spalle animalesche, che perdono le fedi nuziali e innescano quella che è probabilmente la miglior sequenza d'azione slapstick mai partorita dai Walt Disney Animation Studios. Perché in effetti non è la cornice con la voce narrante di Flynn o l'entrata in scena della Rapunzel brunetta, a rendere tanto riuscito questo corto, bensì la regia, più dinamica che mai. Di azione slapstick il cinema d'animazione CGI ne ha avuta tanta in questi anni, pure troppa, ma qui la cosa non è affidata a personaggi sguaiati, bensì a due animali totalmente muti, che riportano in vita la pantomima tanto cara a Norman Ferguson e a Walt Disney. Howard e Greno compiono un'operazione molto più sottile di quel che sembra: prendono Pluto, lo ripuliscono dei tempi morti che all'epoca ne ammazzavano la comicità, e caricano all'inverosimile l'assurdità delle situazioni, restituendoci il perfetto corrispettivo moderno della comicità che da sempre ha caratterizzato la produzione cortometraggistica disneyana. E il risultato è assolutamente esaltante, dal momento che, disastro dopo disastro, si ha un crescendo, un sempre più improbabile climax distruttivo di proporzioni epiche che rende a dir poco esilarante il finale, cosa che ai tempi di Pluto non succedeva.
Insomma, a dispetto di quello che a prima vista si potrebbe pensare, Tangled Ever After è un autentico corto per intenditori, che porta una delle più trascurate tradizioni Disney nel nuovo millennio, in una forma assolutamente vincente e universale.

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BluRay - Walt Disney Short Films Collection
 

Tick Tock Tale



Anno 2010

fonte: Disney Compendium
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Inizialmente avrebbe dovuto accompagnare l'uscita nelle sale de La Principessa e il Ranocchio (2009), poi si pensò di abbinarlo a Rapunzel (2010). Il suo destino fu però ancora diverso: venne infatti proiettato durante alcuni festival di animazione, per venire poi brutalmente archiviato, lasciando così il 50° Classico Disney privo del suo antipasto designato. I motivi non sono chiari, ma probabilmente vanno ricondotti alla scarsa dimestichezza dello studio con una prassi che fino a quel momento era in uso solo alla Pixar.
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Tick Tock Tale racconta una storia molto semplice: siamo a Londra e nella bottega di un orologiaio vediamo la merce prendere vita sugli scaffali, dimostrando di avere una spiccata personalità. A distinguersi è una piccola sveglia, presa in giro dai suoi simili a causa del suo aspetto fuori dall'ordinario: dalla sua “testa” spunta infatti un pupazzetto in abiti tirolesi pronto a suonare i campanelli producendo un ridicolo jingle. Sebbene tale protagonista venga discriminato dagli altri altezzosi orologi, ben presto riuscirà a dimostrare il suo valore, impedendo un furto nel negozio proprio grazie al suo “handicap”. Si tratta quindi della classica storia di riscatto, intrisa di quella filosofia ottimista tipicamente disneyana, che invita a trasformare i propri punti deboli in punti di forza. La narrazione è minimalista ma assai raffinata e le tematiche ricordano per certi versi i primi corti pixariani, in cui erano protagonisti proprio gli oggetti di uso comune, antropomorfizzati all'occorrenza.
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BluRay - Walt Disney Short Films Collection

 

Lorenzo (Lorenzo)



Anno 2004

fonte: Disney Compendium
L'idea alla base di Lorenzo affonda le sue origini negli anni 40, quando l'animatore veterano Joe Grant, dopo aver visto il proprio gatto lottare contro la sua coda, decide di proporre questo spunto al suo team. In quel periodo lo studio era al lavoro anche su Destino, il famoso progetto che avrebbe dovuto unire i talenti di Walt Disney e Salvador Dalì. Entrambi i cortometraggi vennero però accantonati, per esser ripresi solo sessant'anni dopo, per volere del grande Roy Disney. Il nipote di Walt aveva appena portato a termine Fantasia 2000 e stava già progettando un terzo film che non si limitasse solo alla musica classica, ma lambisse anche altri generi. Di questo nuovo set di brani avrebbero dovuto far parte, oltre a Destino, anche One by One e The Little Matchgirl, tuttavia il progetto venne abortito a causa delle nuove strategie dirigenziali. I quattro segmenti citati vennero tuttavia completati e furono così distribuiti come cortometraggi indipendenti, ognuno con modalità diverse.
A curarsi di Lorenzo fu Mike Gabriel, che si sobbarcò quasi interamente il compito di riesumare il progetto occupandosi della storia, della regia e anche del particolarissimo look che il corto avrebbe dovuto sfoggiare. La trama è chiaramente elementare, eppure deliziosamente cinica, tanto da ricordare a tratti le sagaci animazioni del warneriano Chuck Jones. Lorenzo è un grasso gattone viziato che se la ride dalla vetrina di un locale, mentre i felini affamati del circondario lo guardano disperati. A punire la sua vanità penserà un misterioso gatto nero, che attraverso un maleficio trasformerà la sua coda vaporosa in un essere vivente e dotato di una volontà propria. Da quel momento in poi il corto si tinge di surreale e ci mostra il povero Lorenzo sballottato qua e là dalla sua stessa coda, costretto suo malgrado a danzare di continuo. A ritmo di musica, vedremo la sua frustrazione crescere a livelli incontrollati, fino alla fatale e sofferta decisione di assassinare la sua persecutrice. (...)

La diatriba tra il gatto egoista e la sua coda ribelle avviene sulle note di un tango argentino selezionato da Mike Gabriel, Bordoneo y 900, scritto da Osvaldo Ruggiero e riarrangiato per l'occasione da Juan José Mosalini e la sua Big Tango Orchestra. L'idea di inserire un tango, sebbene eseguito da un'orchestra, è in linea con il progetto originario di Fantasia 2006, ovvero quello di espandere gli orizzonti, non limitandosi solo alla musica classica. È un vero peccato che un simile capolavoro abbia avuto un percorso distributivo tanto accidentato: Lorenzo venne infatti completato nel 2004 e proiettato al Florida Film Festival di quell'anno, salvo poi uscire brevemente nelle sale abbinato alla commedia Quando Meno Te Lo Aspetti (Raising Helen). Da quel momento in poi il corto sparì dai radar della Company e nessuno ebbe più la fortuna di vederlo, se si esclude un breve trailer riassuntivo che per lungo tempo è circolato sul web. Fortunatamente nel 2015 Lorenzo venne finalmente editato all'interno del Blu-ray antologico dedicato ai corti WDAS dell'epoca moderna e dunque nuovamente “sdoganato”, permettendo a una nuova generazione di appassionati di gustarsi la macabra vicenda del gattone edonista.

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BluRay - Walt Disney Short Films Collection


John Henry




Anno 2000

fonte: Disney Compendium
(...) John Henry è un mini-musical di pochi minuti, che racconta la storia di un ex-schiavo nero, così bravo nell'utilizzo del martello da riuscire a superare in velocità una macchina nella costruzione di una ferrovia. Come buona parte delle precedenti leggende americane, anche questa ha un finale agrodolce, che vede il possente eroe morire stremato, dopo aver conquistato, grazie alla sua impresa, le terre su cui andranno ad abitare i suoi compagni. Questo racconto di riscatto sociale dice moltissimo della storia americana di quegli anni, e viene narrato con una tale passione e un così grande trasporto da parte di Mark Henn (qui alla sua prima prova da regista) che pare di assistere alla versione ridotta di un lungometraggio Disney anni 90. I personaggi sembrano infatti uscire da un classico d'animazione di quegli anni, e fra questi si distingue Polly, la bellissima moglie di John Henry, che non ha assolutamente niente da invidiare alle altre eroine uscite dalla matita di Henn, costituendo una sorta di antecedente immediato di Tiana.
L'animazione di John Henry è stata ottimamente realizzata nell'unità di Florida degli studios, nell'intervallo di tempo tra la lavorazione di Mulan e Lilo & Stitch. Visivamente il corto presenta uno stile molto particolare, che mischia influssi differenti provenienti dall'animazione Disney anni 50 e 60. I paesaggi hanno le proporzioni sghembe tipiche di Mary Blair, e il look spigoloso di Eyvind Earle, mentre cromaticamente alcuni influssi arrivano persino dall'arte di Van Gogh. Le linee che descrivono i personaggi sono inoltre volutamente sporche, per restituire l'effetto puramente grafico tipico dell'epoca Xerox. Ci sono infine un paio di sequenze maggiormente stilizzate, raccontate tramite decorazioni su una trapunta: sono l'antefatto, e la fondamentale sequenza musicale in cui gli amici di John Henry intonano la sua theme song, celebrandone le imprese e continuando la tradizione americana delle esagerazioni su cui si basa il concetto di tall tales.
La colonna sonora vede Stephen James Taylor alle strumentali e Gary Hines e Billy Steele alle canzoni, cantate dal gruppo The Sounds of Blackness. La musica riveste infatti un ruolo molto importante in John Henry e consiste in un tripudio ininterrotto di cori gospel, che caratterizzano splendidamente questo piccolo ma organico musical, capace di passare dal triste al gioioso quasi senza soluzione di continuità. È indicativa di tutto questo la sequenza finale, che riesce ad essere festosa e a trasmettere positività persino dopo averci mostrato la morte del protagonista. Per quindici lunghi anni John Henry è stato tristemente dimenticato dal pubblico e dalla Disney stessa, almeno fino alla sua inclusione all'interno del Blu-ray antologico dei corti WDAS, uscito nel 2015. L'inserimento fu a dir poco doveroso, dato che il corto meritava quanto prima di esser riscoperto, per mostrare al mondo cosa volesse dire stipare un secolo di arte disneyana in un film di soli nove minuti.

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BluRay - Walt Disney Short Films Collection
 

mercoledì 23 marzo 2016

Eyes in Outer Space



Anno 1959

fonte: Disney Compendium
Eyes in Outer Space rappresenta un'appendice ideale per il progetto Tomorrowland (...)

Disney lo fa registrare come special cartoon, tuttavia l'animazione presente al suo interno è veramente esigua, e le finalità del mediometraggio sono strettamente divulgative. (...)

Il tema questa volta sono i satelliti artificiali, e come questi possano aiutarci a tenere sotto controllo il tempo atmosferico. L'argomento era all'epoca molto attuale, dato che l'Unione Sovietica aveva da pochissimo lanciato nello spazio il primo satellite artificiale, lo Sputnik (1957).
La featurette si apre mostrandoci alcune riprese live action che anticipano i temi del film: immagini di razzi che partono per lo spazio e di catastrofi naturali causate da uragani e altre tempeste. Una voce spiega come il tempo atmosferico sia una parte importante della nostra vita, e per esporre meglio il concetto viene introdotto un gustosissimo segmento animato in puro stile Kimball, che affronta l'argomento dal punto di vista puramente antropologico. Con l'uso dell'animazione limitata scopriamo come il maltempo ci metta di malumore e viceversa, come il freddo ci rallenti o il caldo ci renda nervosi, e in alcuni casi addirittura criminali. Si passa poi alla sequenza più divertente di tutte, in cui Kimball prende in giro i modi retrogradi con cui gli anziani amano fare previsioni, affidandosi ad antiquati almanacchi, a dicerie e persino a superstizioni. Vediamo un vecchietto sciorinare proverbi totalmente inventati, che diventano sempre più assurdi scena dopo scena, finendo addirittura per danneggiarlo. Si tratta di uno sketch di soli due minuti, ma esilaranti e incivisi come poche altre cose.Finito lo spazio riservato all'umorismo più dissacrante, si passa a illustrare il ciclo vitale di una goccia d'acqua, utile a spiegare il funzionamento del tempo atmosferico. Anche questa volta viene usata l'animazione ma in modo completamente diverso: vediamo infatti delle sagome stilizzate, colorate con uno stile che ricorda molto i pastelli a cera usati dai bambini. Una goccia presente in una pozzanghera viene riscaldata dal sole, evapora e raggiunge le nuvole, dove torna a condensarsi e precipita di nuovo giù in forma liquida o, nel caso della grandine, in versione solida. Ancora una volta l'edutainment disneyano fa totalmente centro, usando delle immagini accattivanti per spiegare il concetto nel modo migliore. La dissertazione inoltre avviene in rima e a ritmo di jazz, facendola assomigliare ad una divertente sequenza musicale. Purtroppo la componente animata di Eyes in Outer Space si esaurisce qui, e nella seconda parte il programma farà invece uso prevalentemente di live action.La terza sequenza del mediometraggio è strettamente divulgativa. L'animazione è presente in forma di effetti speciali o tramite schemi dimostrativi, ma a prevalere sono le riprese dal vivo. Si parla del ruolo del sole e dei suoi effetti sul nostro pianeta. Viene inoltre spiegato come si formano le tempeste, e il modo in cui si possa riuscire a prevederle, osservando il movimento delle nuvole. Questa parte è in realtà una digressione sul ruolo del meterologo, di cui viene analizzata attentamente la professione. Si passano in rassegna gli strumenti oggi in loro possesso per svolgere il proprio lavoro, come le mongolfiere e altre attrezzature analoghe. Infine si spiega come i satelliti possano essere in grado di supportarli, diventando in futuro i nostri “occhi sullo spazio”. L'ottimismo di Walt è presente anche questa volta, e nel finale del film non manca infatti una ricostruzione ipotetica di come si pensa potranno andare le cose in futuro, esattamente come accadeva al termine di ogni episodio di Tomorrowland. (...)

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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Tomorrow Land    

  

venerdì 5 febbraio 2016

L'Asinello (The Small One)



Anno 1978

fonte: Disney Compendium

Alla fine degli anni 70 lo studio Disney affronta un periodo di transizione. The Fox and the Hound (1981) entra in lavorazione, segnando il momento del passaggio di testimone fra la prima generazione di animatori, i nine old men, e i nuovi artisti del Cal Arts, che presto daranno il via al Rinascimento Disney. A dire il vero però, nel corso degli anni 70, agli studios si era distinto un altro gruppo di talenti: il team di Don Bluth, idealmente collocato a cavalcioni tra le due generazioni di animatori sovracitate. Questi artisti, tra i quali vi erano anche Gary Goldman e John Pomeroy, avevano dato per tutti gli anni settanta il proprio apporto a pellicole quali Robin Hood (1973), Winnie the Pooh and Tigger Too (1974), The Rescuers e Pete's Dragon (1977), candidandosi a raccogliere a buon diritto l'eredità disneyana.
Le cose sarebbero però andate molto diversamente, e dopo poche sequenze di The Fox and The Hound, Bluth se ne sarebbe andato via dalla Disney, portando con sé undici artisti a lui fedeli e causando così un'emorragia al personale dello studio. Il più importante contributo di Bluth all'animazione disneyana fu la regia del mediometraggio The Small One, animato quasi esclusivamente da artisti appartenenti alla sua cerchia. Il film fu probabilmente un test per valutare l'effettiva capacità e autonomia del team gestito da Bluth. Uscito un anno prima del suo abbandono, e tratto da un libro di Charles Tazewell, questo gioiellino è ambientato duemila anni fa nei pressi della città di Nazareth e narra la storia di un ragazzino e del suo vecchio e scalcinato asinello. L'ambientazione e gli sviluppi della trama fanno di The Small One un istantaneo classico natalizio, portando la company a farlo uscire nelle sale proprio nel dicembre del 1978, in abbinamento ad una riedizione di Pinocchio (1940).
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Benché si tratti soltanto di una featurette, l'impostazione di The Small One ricalca la formula del musical disneyano, da sempre in voga nei lungometraggi. Sono presenti ben tre canzoni, due delle quali scritte dallo stesso Bluth, mentre la partitura strumentale è opera di Robert F. Brunner.
  • Small One - È il tema principale, la struggente canzone con cui si aprono i titoli di testa e che descrive alla perfezione i contenuti dell'opera. La accompagnano alcuni artwork dall'aspetto di stampe antiche e riguardanti il rapporto tra i due protagonisti. Raramente la filmografia disneyana ha ospitato qualcosa di così dolce, immersivo e nel contempo malinconico. Il fatto che a scriverla sia stato Don Bluth dimostra una sensibilità non indifferente. Il tema ricorrerà più volte nel corso del film, fino al bellissimo reprise conclusivo.
  • A Friendly Face - Scritta questa volta da Richard Rich, è la canzone che il piccolo protagonista canta all'asinello durante l'ultima notte passata insieme. Anche questo è un brano assolutamente struggente, in cui aleggia un pesante senso di perdita, reso paradossalmente ancor più evidente dal suo voler comunque infondere un po' di speranza.
  • The Merchant's Song - L'altro lato di Don Bluth. Si tratta di un brano più frivolo e spensierato, inserito per alleggerire l'atmosfera. Viene cantato a più riprese dal terzetto di mercanti truffaldini che si aggirano per le strade della città, fornendo così un contrappunto comico alla vicenda di Piccolo. Si intravedono però i limiti di Bluth nel gestire il registro umoristico, e infatti questo terzetto di personaggi appare un po' fuori posto e con una recitazione fin troppo sopra le righe. Nelle successive riedizioni dell'opera il termine cheat viene rimpiazzato da work, per evitare accuse di antisemitismo, data la rappresentazione chiaramente stereotipata dei tre mercanti ebrei. (...)

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DVD - 3, 2, 1...  è Natale!



martedì 18 agosto 2015

Vincent (Vincent)



Anno 1982

fonte: la tana del sollazzo
La nuova generazione di autori Disney si forma al CalArts, e tra loro c'è Tim Burton. Eh già, il freak del cinema era un animatore Disneyano, che avrebbe addirittura dato un contributo a Taron e la Pentola Magica. Il giovane Tim Burton produsse due lavori alquanto strambi in Disney: il corto animato in questione e il mediometraggio live action Frankenweenie che fece terminare repentinamente la sua collaborazione con gli studios. Ed è un peccato perché un genio come Tim sarebbe poi stato rimpianto e le sue future collaborazioni da esterno come Nightmare Before Christmas e Alice in Wonderland sarebbero state oro colato per la dirigenza Disney. Andando a esaminare questo suo primissimo lavoro ci si stupisce di quanto sia praticamente una dichiarazione programmatica: qui c'è tutto Tim Burton, la sua poetica, la sua estetica e persino - pare di capire - un po' di autobiografia. Innanzitutto c'è la stop motion, tecnica che Tim predilige e che gli ha permesso di sfornare capolavori come il sovracitato NBX, o fuor di Disney La Sposa Cadavere (e non dimentichiamo che ha indirettamente prodotto anche James e la Pesca Gigante), e non è una stop motion fatta di carabattole in movimento o di decoupage, come i precedenti utilizzi di questa tecnica in Disney, ma una stop motion fatta di modellini e pupazzetti, fatti benissimo e assolutamente fedeli all'estetica Burtoniana. Poi il corto è in bianco e nero, e trabocca di spirali, occhi sgranati e altri topos che vedremo ricorrere continuamente nel suo modo di far cinema: persino il nome del bimbo protagonista, Vincent, sarà poi utilizzato fino alla nausea e alternato con Edward nella poetica Burtoniana. Insomma, questo corto contiene in piccolo tutto Tim Burton. E' anche molto bella la storia raccontata, che è quella di un povero bambino che ha un'insana attrazione verso l'horror e si perde continuamente nelle sue fantasie derivate dall'assidua lettura dei racconti di Poe incurante dei richiami della madre che lo vorrebbe "sanare", il tutto narrato in rima dalla voce di Vincent Price, chiodo fisso sia di Burton che del piccolo protagonista del racconto (che a questo punto potrebbero essere la stessa persona, anche perché fisicamente sono identici). Addirittura la fine è largamente interpretabile, dal momento che Vincent viene preso da un delirio in cui si immagina di morire e non si capisce bene se stia giocando oppure no, ma l'interpretazione migliore è che sia stato vinto completamente dalle sue fantasie dichiarando di non poterne mai più fare a meno e rivelando esplicitamente quindi di essere una proiezione del Tim Burton bambino. Per quanto comunque l'effetto sia abbastanza buffo si capisce come la Disney non abbia voluto applicare a questo corto il suo marchio preferendo un bel Buena Vista Distribution. Eravamo agli albori del concetto di "alias" e non ci sarebbe voluto molto perché la Disney capisse che se voleva continuare a fare la multinazionale avrebbe dovuto creare altre etichette per presentare al pubblico prodotti dal contenuto un po' insolito. Va infine detto che la stop motion di Tim Burton sarebbe infine tornata alla Disney, questa volta senza collaborazioni esterne, dal momento che nel 2012 dovrebbe uscire il lungometraggio di Frankenweenie (sì proprio quello!) su cui Tim pare esser tornato al lavoro per meglio concludere l'opera che a suo tempo gli costò il posto in Disney.


Pubblicato in:
BluRay - Tim Burton's Nightmare Before Christmas

lunedì 17 agosto 2015

Uno per Uno (One by One)



Anno 2004

fonte: Disney Compendium
Fra i titoli che vennero presi in considerazione per il mai completato Fantasia 2006, c'erano anche Fantasia World e The Music Project. Questo cambio si rese necessario perché gran parte dei brani previsti non si limitavano al tradizionale repertorio classico e sinfonico, ma andavano oltre, esplorando le tradizioni musicali dei diversi paesi: Destino era infatti basato su una vecchia canzone spagnola, Lorenzo su un tango argentino, e The Little Matchgirl era un concerto per archi del russo Alexander Borodin. One by One era infine la sequenza che più di ogni altra avrebbe dato un sapore etnico al progetto, visto che procedeva sulle note di un affascinante canto africano. Questa freedom song fu scritta e interpretata nel 1995 dal grande Lebo M per il CD Rhythm of the Pride Lands ispirato a Il Re Leone. Due anni dopo il brano divenne l'Entr'acte del musical The Lion King, con una coreografia che faceva uso di aquiloni a forma di uccelli variopinti. Per il cortometraggio il brano è stato riarrangiato includendo anche un coro di voci bianche.Come gli altri tre segmenti sopravvissuti, anche One by One si conferma un gioiellino. Tutto ruota intorno a un gruppo di bambini di una bidonville africana, che in un attacco di creatività fabbricano degli aquiloni con cui andare a divertirsi nei campi che circondano il villaggio. Gli aquiloni verranno lasciati volare liberi nel cielo alla fine, fornendo al corto una chiusa molto poetica. Fra i momenti migliori c'è senza dubbio l'improvviso cambio di setting e colorazione, che stupisce nel passare dai toni freddi del villaggio all'esplosione di luce dorata dei campi, mentre musicalmente si ha un climax vertiginoso. È come se si entrasse in un altro mondo, una dimensione parallela di felicità e spensieratezza in cui i bambini si aiutano tra loro con innocenza e entusiasmo. La grandiosa animazione tradizionale Disney è qui al suo meglio, e riesce a tratteggiare i bambini in modo davvero speciale, mentre al reparto colorazioni si devono alcune scelte cromatiche sbalorditive, che rendono ogni frame un'opera d'arte.A differenza degli altri segmenti di Fantasia 2006, One by One non ha avuto problemi di diffusione, benché la sua collocazione sia stata comunque poco felice. Il corto è stato infatti distribuito come contenuto speciale della riedizione in dvd de Il Re Leone 2 - Il Regno di Simba, uno dei cosiddetti “cheapquel” realizzati dallo staff della Disney Television, parificando le opere dei due studi senza che ci si curasse dell'ovvio scarto qualitativo. Lo strillo “dai creatori del Re Leone” che sulla custodia pubblicizzava la presenza del cortometraggio, non fece che confondere ancor più le idee al pubblico di allora, ormai totalmente diffidente nei confronti di una Disney in pieno sfascio.

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BluRay - Il Re Leone 2 - Il Regno di Simba

sabato 15 agosto 2015

Winston (Feast)



Anno 2014

fonte: Disney Compendium
(...)

Il protagonista di Feast è Winston, un tenero Boston Terrier che viene adottato in tenera età dal suo nuovo padrone James. La scelta di questa razza canina in particolare è stata determinata da tre fattori: innanzitutto i Boston Terrier non erano mai stati utilizzati in precedenti produzioni Disney, in secondo luogo un cane di piccola taglia poteva essere collocato nei diversi scenari con una certa libertà, e infine il suo manto bianco e nero risaltava molto bene sugli sfondi a colorazione piatta del cortometraggio. La scelta si rivela azzeccata e il piccolo Winston sin dai primi momenti riesce immediatamente a stabilire un collegamento emotivo con lo spettatore, che ne seguirà la vicenda, passando attraverso le diverse fasi della vita di James.
Ben presto Winston si adegua infatti alle abitudini alimentari del suo padrone rimpinzandosi con lui di junk food, fino all'incontro con la cameriera di un ristorante dallo stile di vita ben più sano, che farà scomparire dalla sua ciotola hamburger e patatine, per rimpiazzarli con foglioline di prezzemolo. Per tutta la durata dello short vedremo il cagnolino subire passivamente ogni cambiamento intorno a lui, beneficiando talvolta degli sbalzi d'umore di James, dovuti ai suoi problemi di cuore. Questa meravigliosa altalena alimentare trova compimento nel bellissimo finale, in cui Winston prende in mano la situazione e attraverso una simbolica foglia di prezzemolo riesce a riunire la coppia. Spinto dalla sua istintiva lealtà, il cagnetto accetta così di tornare ad una routine alimentare più regolare, dalla quale viene distolto solo dopo la nascita dei pargoli di James. Feast è dunque una storia più profonda di quanto sembrerebbe in apparenza, capace di parlare della vita stessa, partendo da un elemento apparentemente poco considerato come il cibo.
Nel 2012 l'uscita dello straordinario Paperman e l'arrivo del rivoluzionario software Meander aveva spalancato una finestra su un futuro intrigante, in cui animazione tradizionale e computer grafica si sarebbero fusi insieme per dare vita ad una tecnica ibrida che prendesse il meglio da entrambe. Meander permetteva agli animatori di disegnare direttamente sopra ai modelli in CGI, facendoli letteralmente reagire alle linee tracciate dalla matita/scalpello, a cui si aggiungeva un sistema di intercalazione automatica. (...) Pur partendo dallo stesso procedimento utilizzato nel 2012, che vede la rifinitura dei modelli in CGI per mano dei disegnatori dello studio, a dare bidimensionalità ai personaggi e agli ambienti questa volta non è la linea, cavallo di battaglia di Paperman, bensì il colore. Assente nel precedente cortometraggio, il colore è qui il vero grande protagonista, avvolgendo con le sue chiazze a tinta piatta personaggi e ambienti, che vengono così definiti in modo astratto. Le texture volutamente irregolari di ogni elemento presente sullo schermo non fanno che aumentare la resa “cartacea” delle immagini, mentre il pulviscolo fluttuante sulla scena spezza volutamente tale illusione, ricordandoci che si tratta pur sempre di set tridimensionali. L'effetto finale è quello dei concept art in movimento, in grado di comunicare emozioni molto forti come negli anni 40 riuscivano a fare i quadretti a tinte piatte di Mary Blair. (...)



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venerdì 14 agosto 2015

Paperman (Paperman)



Anno 2012

fonte: Disney Compendium
Quando Glen Keane si mise a lavorare a Rapunzel, aveva in mente una tecnica che potesse dare alla CGI una resa pittorica. A quei tempi c'erano ancora grosse difficoltà ad animare in tre dimensioni la figura umana, per cui l'esigenza di nobilitare in qualche modo una tecnica ancora imperfetta era tangibile. In uno scenario in cui l'animazione tradizionale era sul punto di morire, c'era sicuramente la necessità di individuarne gli elementi chiave e metterne in salvo il più possibile. Sappiamo tutti com'è andata poi: il film uscì senza resa pittorica, ma con un'animazione davvero unica, che riproduceva in tre dimensioni buona parte del feeling della cara vecchia animazione tradizionale, il tutto grazie alle direttive di Glen Keane, supervisore principale delle animazioni del film.
C'era però un altro supervisore, John Kahrs, che si preoccupava delle sorti del 2D, e che sognava di veder cessare questa “rivalità” tra tecniche. Kahrs raccolse il testimone di Glen Keane, ormai in procinto di andarsene dalla Disney, e decise di portare avanti il discorso cominciato con Rapunzel, sviluppando stavolta una terza tecnica d'animazione che potesse fondere insieme le altre due, prendendo il meglio di entrambe, e annullando così una volta per tutte questa dicotomiaLa linea era la chiave di tutto. L'unico elemento che l'animazione computerizzata non aveva mai saputo riprodurre era quella capacità propria di ogni buon disegnatore di saper descrivere una figura con pochi energici tratti di matita. Tutto il resto poteva venir comodamente riprodotto in CGI, specialmente con l'evoluzione tecnologica avuta negli ultimi anni, ma la linea no, rimaneva l'unica autentica esclusiva del disegno bidimensionale. Trovare un sistema per recuperare la linea e reintrodurla nelle dinamiche produttive odierne, ormai totalmente votate alla computer grafica e alla volumetricità, avrebbe significato salvare una forma d'arte dall'estinzione. La soluzione è stata infine trovata, e si chiama Meander, un software rivoluzionario che permette finalmente il connubio tra le due tecniche: partendo dai concept dei disegnatori della squadra 2D, gli animatori CGI creano dei modelli grezzi dei personaggi, come se fossero delle bozze. Spetta agli animatori 2D il compito di rifinirle, disegnando direttamente sopra ai modelli, sui quali rimane impressa la famigerata linea. E a questo punto avviene il miracolo. Diversamente dal cel-shading, in cui ci si limita a contornare figure tridimensionali con una linea posticcia, qui le due tecniche si vengono incontro in modo reciproco e spontaneo. Il modello CGI infatti “subisce” l'intervento del disegnatore, adattandosi ad esso, un po' come se si lasciasse scolpire dalla matita. Allo stesso tempo però anche la componente 2D viene completata dalla CGI, dato che il disegnatore si limita a realizzare i fotogrammi chiave, mentre le intercalazioni vengono fatte automaticamente dal computer, che muove in tempo reale le linee adattandole al modello. Il risultato? Figure che sembrano disegnate se viste col fermoimmagine, ma che non appena si muovono, mostrano tutta la loro dimensionalità, in un continuo gioco di illusioni ottiche. E poi serviva qualcosa da rappresentare, che potesse valorizzare ed essere a sua volta valorizzato da una tecnica del genere. Troppo spesso infatti i recenti corti WDAS erano stati celati al grande pubblico, vittime di distribuzioni assolutamente infelici. Lavori come Lorenzo, Glago's Guest e Tick Tock Tale, rimangono tutt'ora inediti, e questo non sarebbe dovuto accadere ancora. Non ad un corto tanto importante per il futuro del cinema d'animazione.
Si sa che la dirigenza Disney ama andare sul sicuro, specie in questi tempi di crisi, autorizzando quasi solo progetti in computer grafica, specialmente dopo il successo di Rapunzel. Per convincerli a puntare su questa nuova tecnica, appoggiandone lo sviluppo, serviva che questo corto avesse una certa risonanza mediatica e una collocazione felice. Non ci si poteva basare solo sull'animazione, bisognava realizzare un capolavoro i cui meriti andassero oltre, che potesse emozionare il pubblico legandolo ai personaggi e narrandogli una storia intrigante. Bisognava raccontare una storia d'amore. Ed ecco quindi prendere forma George e Meg, due impiegati in una New York anni 50 rigorosamente in bianco e nero. I due non si conoscono, fino a che il caso non ci mette lo zampino e una mattina i loro sguardi si incrociano mentre aspettano il tram. Ma nella realtà di tutti i giorni si sa come funzionano queste cose: la gente è presa dalla sua routine e questo tipo di contatti dura un attimo. Un attimo lungo abbastanza da permetterti di sognare, ma troppo breve perché si possa concretamente fare qualcosa. E così George perde la sua occasione. Ma il destino gliene presenta stranamente un'altra, facendogli scorgere Meg dall'edificio accanto a quello in cui lavora. Toccherà a lui stavolta usare bene questa seconda chance e ristabilire quel contatto... lanciando aeroplanini di carta. Questa è solo la premessa, ma il corto racconta altro, molto altro nei suoi fulminei sette minuti, e quando lo spettatore, dopo un climax pazzesco e pieno di magia Disney, arriva al capolinea, i suoi occhi sono pieni di lacrime. E a quel punto la tecnica passa addirittura in secondo piano. Perché ci si accorge che non è solo quella a rendere Paperman tanto speciale, ma anche il resto. La regia di Kahrs è qualcosa di incredibile, a dir poco virtuosa, il plot nella sua semplicità è narrato benissimo, i personaggi hanno una caratterizzazione e un design formidabile, le gag hanno dei tempi comici azzeccatissimi, il significato che permea il corto è da inchini. E non dimentichiamo la colonna sonora di Christophe Beck le cui inedite sonorità immergono a meraviglia nell'atmosfera, esplodendo nei punti chiave della narrazione. (...)


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BluRay - Ralph Spaccatutto
BluRay - Walt Disney Short Films Collection

martedì 11 agosto 2015

Super Rhino (Super Rhino)



Anno 2009

fonte: Disney Compendium
Con l'arrivo di John Lasseter, i Walt Disney Animation Studios iniziano ad imparare la lezione pixariana. Non solo viene inaugurato lo short program che li porterà nel giro di pochi anni ad abbinare ad ogni loro film un cortometraggio, ma la casa di Emeryville diventa fonte d'ispirazione anche per la creazione di corti spin-off, che forniscano un'appendice home video ai lungometraggi dello studio. A dire il vero, già con A Dairy Tale si era tentato di realizzare un corto di questo genere che arricchisse l'uscita home video di Mucche alla Riscossa, ma benché diretto dagli stessi registi del lungometraggio, quel corto era poca cosa, ed era perdipiù animato in flash. Come insegna la Pixar, realizzare un'appendice ai lungometraggi in computer grafica non è molto costoso, visto che si riciclano modelli già collaudati, ed è un'operazione piacevole perché consente di tornare ad utilizzare personaggi amati senza doverli per forza impiegare in un sequel. Inoltre il tutto costituisce una gradita sorpresa e un incentivo non da poco per chiunque scelga di acquistare il film in home video.Come qualsiasi produzione targata WDAS dal 2007 a oggi, anche Super Rhino sfoggia il nuovo logo degli studios, fortemente voluto da John Lasseter. Questa sorta di “firma” accomuna perfettamente i lunghi e i corti prodotti dagli studios principali, anche se appartenenti ad ambiti produttivi molto variegati, come in questo caso. Di certo Super Rhino non è niente di che, e si esaurisce in una manciata di minuti in cui vediamo il criceto sognare il suo momento di gloria, sconfiggendo il dottor Calico e salvando Bolt e Penny, per poi darsi alla pazza gioia come pop star... almeno fino a che Mittens non lo sveglia, chiudendo il corto con una nota poetica. La canzone cantata da Rhino è Best of Both Worlds, cavallo di battaglia di Miley Cyrus, che in Bolt aveva doppiato Penny. La grafica è chiaramente dello stesso livello di quanto visto al cinema, mentre la regia stavolta è firmata da Nathan Greno, che assieme a Byron Howard dirigerà successivamente Rapunzel. E sarà proprio in quell'occasione, grazie a Tangled Ever After, che la tradizione del cortometraggio spin-off verrà ancora una volta riesumata, regalando alla storia della capellona una chiosa a dir poco esilarante.


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BluRay - Bolt - Un Eroe a Quattro Zampe

sabato 8 agosto 2015

A Symposium of Popular Songs



Anno 1962

fonte: la tana del sollazzo
Pico de Paperis era un personaggio creato pochi anni prima dagli artisti Disney per introdurre gli episodi del programma antologico Walt Disney's Wonderful World of Color. A quel tempo non c'era distinzione tra animazione cinematografica e animazione televisiva, lo staff era lo stesso e la qualità (alta) era la medesima. Capita quindi che esista molto, moltissimo materiale con Pico animato, e fatto meravigliosamente bene! L'animazione xerox permetteva una cura del particolare che durante tutto il decennio precedente ci si poteva scordare, visto che imperava l'animazione ridotta. Le animazioni di Pico fatte per quel programma sono oro colato, ma purtroppo molto poco proponibili al giorno d'oggi visto che non si trattava di cortometraggi veri e propri ma quasi sempre di animazioni interstiziali, introduttive per questo o quel materiale d'archivio. Proporle oggi in qualche collezione magari con tanto di episodi completi significherebbe riempire i dischi di materiale inutile o già proposto in altra forma, d'altra parte fare invece un montaggio con i soli interstitial avrebbe poco senso per un fruitore comune. Eppure c'è un cartone animato di Pico prodotto fuori dal circuito televisivo, per le sale cinematografiche e quindi perfettamente fruibile, ed è proprio il Simposio, che infatti è stato giustamente incluso nella raccolta Disney Rarities. Il mediometraggio in questione dura una ventina di minuti e vede Pico ospitarci in casa sua mentre insieme a noi ripercorre la storia della musica popolare americana, dall'inizio del secolo ai giorni nostri, analizzando ogni corrente. La sua animazione è ovviamente eccellente, ma anche stavolta in un certo senso è interstiziale visto che serve a presentarci un certo numero di "videoclip" fatti ad hoc che nella finzione corrispondono a canzoni composte da lui lungo tutto il secolo. I videoclip in questione sono in stop motion, o per la maggior parte in decoupage, quella tecnica che anziché muovere a passo uno dei modellini tridimensionali fa lo stesso con delle rappresentazioni cartacee. A comporre in realtà le canzoni abbiamo i fratelli Sherman che dopo un inizio alla Disney nel campo del live action fanno così la loro prova generale con l'animazione: le canzoni presenti nel mediometraggio sono The Rutabaga Rag, grazie alla quale Pico pretende di aver inventato il rag, Charleston Charlie, composta nello stile delle Flapper, Although I Dropped a Hundred Thousand in the Market, Baby (I Found a Million Dollars in Your Smile) che parodizza le canzoni che ai tempi della Grande Depressione invitavano a consolarsi con l'amore. Con I'm Blue for You, Boo-Boo-Boo-Boo-Boo si passa poi ad un altro genere musicale molto in voga qualche anno prima, quello di Bing Crosby e dei crooner, i cantanti melodici americani che erano un tutt'uno con il loro microfono (e infatti l'omino che canta è un microfono con la faccia), con The Boogie Woogie Bakery Man si introduce il boogie woogie nello stile delle Andrews Sisters, e infine Puppy Love Is Here to Stay, inno alla musica disimpegnata di quegli stessi anni, relativamente contemporanea. In conclusione della rassegna c'è pure un omaggio al Rock emergente con Rock, Rumble and Roar sorta di remixone indiavolato che Pico fa di tutti i brani precedentemente presentati, proiettandoci nel futuro. Un documento storico importantissimo, questo mediometraggio oltre a presentarci Pico e i fratelli Sherman, che per la maggior parte delle canzoni si sono ispirati/hanno omaggiato le opere del padre Al Sherman, contiene un excursus importantissimo sulla storia della musica popolare americana, anche se per noi italiani contemporanei sembrerà sempre un argomento distante e poco conosciuto.



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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities

The Saga of Windwagon Smith



Anno 1961

fonte: la tana del sollazzo
Musicato da George Bruns e animato per l'ultimissima volta con le tecniche dell'animazione ridotta, ora che Goliath II ha tracciato una nuova strada da percorrere, The Saga of Windwagon Smith è un delizioso cartone animato che per durata si colloca a metà tra gli ultimi special cartoon e le featurettes, i mediometraggi che oramai avrebbero presto costituito il grosso della produzione, eclissando i cari vecchi corti. Potremmo ritenerlo più un mediometraggio, in senso Disneyano del termine, dati i suoi quasi quattordici minuti di durata e il respiro della storia che racconta. Si torna a parlare di miti e leggende americane, una terra di pionieri che per inventarsi una propria mitologia ha sempre dovuto ricorrere al miti dell'uomo grosso, dell'ideatore e del costruttore. Windwagon Smith è di quest'ultimo tipo e la sua storia è la storia di un folle progetto, quello di costruire una meravigliosa macchina prodigiosa a metà strada tra un carro da pionieri e una barca a vela, per poter solcare rasoterra le verdi praterie del Kansas. Ovviamente qualcosa va storto e la storia si va a collocare su un altro binario, quello più metafisico, che per certi versi ricorda un po' il mito tolkieniano di Earendil e un po' la storia dell'Olandese Volante. Windwagon Smith viene infatti sollevato da un tornado e si ritrova a vagare per l'eternità insieme alla sua bella per i cieli del Kansas in una situazione a metà strada tra la vita e la morte, un finale assurdo ma nel contempo positivo e poetico, sottolineato da una simpatica colonna sonora un po' west e un po' melodica, in perfetto stile Bruns (che già aveva composto questo genere di melodie per Paul Bunyan e Davy Crockett). Ma l'elemento notevole è l'animazione ridotta, fatta di figure stilizzatissime: magari i personaggi di sfondo non si differenziano troppo da quello che diverrà lo stile Hanna-Barbera, ma il protagonista è un vero spettacolo, un massiccio omone in stile Kirk Douglas con un mento enorme, uno stile d'animazione valorizzato dalla sua stessa staticità e una gamma di espressioni davvero bellissime che non fatico a credere abbiano di molto ispirato certi moderni animatori (come Tim Burton col villain della sua Sposa Cadavere, ad esempio).



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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities

Goliath II



Anno 1960

fonte: la tana del sollazzo
Dopo un decennio improntato sull'animazione ridotta anche solo per fronteggiare le enormi spese de La Bella Addormentata nel Bosco e dopo che la principessa Aurora non ha dato i risultati che si sperava, sembrerebbe essere arrivata la fine per la nobile arte dell'animazione Disney. Ma Ub Iwerks salva la situazione inventandosi il processo Xerox che consente di fotocopiare direttamente sulla celluloide i disegni degli animatori, tagliando totalmente i costi dell'inchiostrazione. E' l'inizio dell'era "matitosa" in cui l'animazione Disney, mantenendo un approccio molto grafico e sporco alle immagini, avrà modo di crescere nuovamente e tornare ad essere ricca come un tempo. Ricca anche se piuttosto incline al riciclaggio, visto che è proprio in quest'era (durata per ben tre decenni) che ritroviamo il maggior numero di sequenze riutilizzate, cambiando pochi particolari. Il primo cartone animato a far uso del processo Xerox, sorta di prova generale per il ben più ambizioso La Carica dei 101 è questo mediometraggio di un quarto d'ora, che racconta la classica storia di emarginazione e successiva riaccettazione di Goliath II un elefantino microscopico, vergogna di un branco dove a contare sono le dimensioni. Entrati nello stile Xerox, fatto di linee confuse e smatitate residue, ci si accorge di come finalmente il design dei personaggi torni ad essere particolareggiato come un tempo, e gli elefanti in stile Lounsbery sono un perfetto esempio di questo, visto che forniranno la base per quelli del Libro della Giungla. Da bravo capostipite dell'era Xerox, Goliath II, da anche un grande uso di animazione riciclata, arrivando a certe vette quasi imbarazzanti: il topo con cui si confronta alla fine fa gli stessi movimenti di Timoteo, la tigre Raja è un clone dell'archetipo del puma Louie, visto in Tiger Trouble, l'uccello che perde le uova di continuo viene direttamente da Alice, il coccodrillo da Peter Pan e i gufi sono presi di peso da La Bella Addormentata e Bambi, pur con le differenze stilistiche che questo comporta. Ma è un giochetto di ricicli e richiami che funzionerà a concatenazioni, visto che a sua volta Goliath II con la mitica sequenza del temponamento di elefanti (che accade per due volte) fornirà a sua volta del materiale che Il Libro della Giungla prontamente riciclerà. Va inoltre notato che si è ormai stabilizzato con questo mediometraggio il team che negli anni seguenti lavorerà quasi sempre insieme: Wolfgang Reitherman come unico regista, Bill Peet alla storia, Sterling Holloway voce narrante, e soprattutto il collaudatissimo George Bruns alle musiche, che non si sottrarrà alla regola del riciclaggio visto che molti giri di note (ad esempio il celebre attacco "triste", e quello "misterioso") torneranno insistentemente nelle produzioni successive. Questo cartone animato, che si becca una nomination all'oscar, non rientra certo fra i più memorabili, ma è veramente importante perché avrebbe settato il modus operandi che avrebbe acocmpagnato gli studi Disney per moltissimi anni ancora.


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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities

Noah's Ark



Anno 1959

fonte: la tana del sollazzo
Walt Disney e la stop motion. Un rapporto che sembrava non sussistere e invece no, gli studios avevano provato anche questa opzione, nell'epoca in cui l'animazione classica stava perdendo colpi. Questo mediometraggio della durata di una ventina minuti, si fregia delle musiche a tema jazz di George Bruns e consiste in una scanzonatissima e moderna riscrittura del mito dell'Arca di Noé che era già stato trasposto negli anni '30 in una Silly Symphony e sarebbe poi stato ripreso quarant'anni dopo in Fantasia 2000. Per l'animazione a passo uno si opta per materiali non convenzionali, quindi niente plastilina ma pezzi di spago, mozziconi di matita, bottigliette vuote a formare i vari animali e un gruppo di burattini di legno e stoffa per Noé e famiglia. Simpatico il registro minimalista e un po' in stile muppet, con gli animali che salgono sull'arca per intraprendere una crociera e la parentesi con la crisi coniugale tra i due ippopotami, che si merita una canzone a sé. E la resa è buona, molto buona anche se ovviamente le sonorità di Bruns tendono a invecchiare un po' male, specie quando tendono al Jazz del periodo. Ma tutto sommato si ride sempre e comunque, ammirando anche l'immensa fantasia che a portato a far rivivere in salsa biblica un mucchietto di spazzatura. Noah's Ark resta quindi una particolarità della filmografia Disneyana, dove questo tipo di animazione verrà in seguito affidato a team specializzati (si pensi ai tre lungometraggi prodotti da Burton, Nightmare Before Christmas, James e la Pesca Gigante e Frankenweenie). 



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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities