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domenica 13 novembre 2016
Il Gobbo di Notre Dame II (The Hunchback of Notre Dame II)
Anno 2002
Lungometraggio direct to video
fonte: la tana del sollazzo
(...)
Poco dopo aver prodotto gioiellini come Lilli e il Vagabondo 2 o Estremamente Pippo, ecco il grande passo falso della Disney Television, con un film che sembra esser stato prodotto non dalla sezione lungometraggi (i futuri Toon Studios) ma dagli stessi autori delle serie televisive. (...)
I personaggi hanno un aspetto molto televisivo, e ne fanno le spese specialmente i personaggi femminili tipo Esmeralda e Madellaine, che appaiono a dir poco brutte. Ma non è nel disegno vero e proprio che il film è scadente, bensì in tutto il resto. Questi poveri personaggi che in sé potrebbero anche essere decenti, vengono a dir poco deturpati dal chinaggio pesante. Vedere Clopin coi contorni in stile Superchicche non è certo piacevole, come non lo è vederlo muoversi in maniera troppo veloce, per colpa di intercalatori pigri o inesistenti. Ma la cosa peggiore di tutte restano i fondali e la colorazione. Mai si era vista una colorazione così brutta, e qui si può affermare senza dubbio alcuno di esser di fronte a una colorazione ben più scadente di quella delle peggiori serie televisive. Un abuso di rosa e violacei detestabili aggredisce l'occhio sin dalle prime scene di film, in stile acido solforico sugli occhi. Ma per capire cosa intendo bisogna descrivere passo passo l'overtoure. Si inizia con una carrellata su Parigi dal punto di vista di due piccioni, con una qualità degli sfondi assolutamente televisiva ma comunque entro il livello di guardia, per poi passare all'interno di Notre Dame dove da una finestra filtra una luce rosa shoking, che stona incredibilmente con le superfici scure della cattedrale. Sui fotogrammi c'è della polvere. E poi arriva il Walt Disney Pictures presents seguito dal titolo, tutto rigorosamente in rosa violento. E poi c'è la campana, la Fidèle che larga parte avrà nella trama del film. Mentre appare il titolo la telecamera ci fa entrare dentro questa campana apparentemente normale ma cosparsa di pietre preziose al suo interno. E qui il disgusto si rivela in tutto sé stesso: al di là della colorazione che sembra fatta a pennarello da un bambino di otto anni, i riflessi di luce presentano un fastidioso bordo nero e le gemme preziose tremano tutte, spostandosi di momento in momento, come se fossero state disegnate a casaccio fotogramma per fotogramma. I personaggi nel film non saranno disegnati poi troppo pessimamente, ma solo male, eppure subito dopo la campana la prima cosa che si vede è Quasimodo volare da una finestra all'altra in stile Uomo Ragno attaccando festoni per la giornata dell'amore. E triste a dirsi ma il suo aspetto raggiunge un livello di schifo che non avrà eguali per tutto il resto dei 63 minuti di durata, contribuendo a fornire al film film un disgustoso biglietto da visita.
La storia non è malaccio. O meglio, può essere riassunta con un "Il Gobbo trova la morosa". Idea che se per alcuni costituisce un completamento del primo film, che da questo punto di vista non aveva lieto fine, per altri è stato un vero e proprio tradimento del Classico del '96. Tutto gira intorno a questo, e la storia da epica che era stata nel primo film, diventa qui una commediola poliziesca medioevale. Madelleine, la ragazza di Quasimodo, è infatti al soldo di Sarouch, il capo del circo, che brama di impossessarsi della campana ingioiellata. Il cammino di redenzione di Madellaine costituisce un po' il corpo del film giungendo a compimento con la sua ribellione poco prima della battaglia finale. Storia minimalista, certo, ma che obiettivamente non si può stroncare, dal momento che rimane, al di là di tutto, ben sceneggiata.
E neanche contro il comparto sonoro ci si può scagliare più di tanto, dal momento che il film contiene un discreto numero di canzoni...discrete. Si parte con la bella Le Jour D'Amour cantata da Clopin che ci mostra una sequenza popolaresca per certi versi simile alla festa dei folli. E c'è poi il corrispettivo di Out There, l'ottima An Ordinary Miracle, in cui Quasimodo,ancora con la voce di Massimo Ranieri, esterna il suo disagio interiore e i suoi desideri. Però c'è anche la pessima I'd Stick With You, duetto demenziale tra Quasimodo e Zephyr che col suo ragù appiccicoso e blu si becca il titolo di canzone peggio tradotta della storia del cinema. Fa La La La Fallen in Love è la canzone cantata dai Gargoyles per celebrare Quasimodo e la sua fidanzata. Inspiegabilmente tagliata dal film è invece la canzone di Madelleine I'm Gonna Love You, che trova spazio nei titoli di coda, anche loro colorati orridamente di quel rosa-violaceo epilettico. (...)
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DVD - Il Gobbo di Notre Dame II
domenica 17 luglio 2016
Cenerentola II - Quando i Sogni Diventano Realtà (Cinderella II - Dreams Come True)
Anno 2002 (lungometraggio direct to video)
fonte: la tana del sollazzo
L'insensatezza di produrre un sequel a episodi di un film non a episodi deve essere sfuggita ai dirigenti della Disney quando si è messo in cantiere il progetto Cenerentola 2. Come anche l'insensatezza di produrre un sequel brutto di uno dei massimi capolavori Disney del periodo d'oro. Tutte le premure utilizzate nel realizzare Lilli e il Vagabondo 2 per non mancare di rispetto al Classico originale, vengono qui bellamente ignorate, e si dà alla luce ciò che insieme al Gobbo di Notre Dame 2 può essere considerato il fondo del barile. Il tutto è opera del team giapponese, ma sicuramente non è visivamente che questo film pecca, quanto a livello di soggetto, sceneggiatura, dialoghi e caratterizzazione dei personaggi.
Disegni e animazioni non sono eccelsi ma non certo di stampo televisivo e si assestano sulla media di prodotti direct-to-video di quel periodo, lontani dall'orripilanza del Gobbo 2 come dall'ottima qualità di Lilli 2. I personaggi animali come Lucifero e i topini sono ancora una volta quelli che ci fanno la figura migliore, con animazioni di livello buono, mentre i personaggi umani mostrano qualche difficoltà e una certa bidimensionalità (anche caratteriale), che li rende plasticosi, rigidi anche se certamente non gommosi o maldisegnati. Complessivamente si può dire che il risultato è buono, anche se siamo ben distanti dai modelli dei personaggi visti nel Classico, che qui sono stati assai semplificati. Per non parlare poi di fondali, architetture e colori, sempre all'insegna dello scarno e del plasticoso e dalla colorazione spesso troppo brillante e al limite dell'artificioso.
Il cast torna tutto, nessuno escluso, e va a popolare il castello che diventa così il teatrino in cui ogni evento, anche il più infimo, prende luogo. La trama riesce a essere risibile pur nel suo essere un film a episodi: i topini e la fata Smemorina, in vena di bricolage, decidono di realizzare un libro di omaggi da regalare a Cenerentola come premio alla carriera (ehm, ehm), raccogliendo immagini e testimonianze delle prime avventure passate al castello. Viene fornito quindi il pretesto per inserire i tre episodi di cui si compone il film, che molti sospettano essere episodi scartati di un'eventuale serie televisiva Ma a differenza de Il Mondo Incantato di Belle che raccoglieva gli unici tre episodi (e in seguito quattro) prodotti della relativa serie televisiva così come avrebbero dovuo essere trasmessi e senza alcun interstials a collegarli, qui gli interstials ci sono eccome, collegano tutto armonicamente e la qualità visiva non è affatto quella di una serie tv. Probabilmente quindi se una serie televisiva a monte c'è stata, devono averla mimetizzata bene, prelevandone solo i soggetti e le sceneggiature e continuando a produrre il tutto come se si trattasse di un normalissimo film.
Aim to Please
Questo "appassionante" segmento narra dell'arrivo di Cenerentola al castello, e di come in assenza del Re e del Principe lei rivoluzioni le regole del protocollo reale. Una storia banale e già vista, con un nuovo personaggio: Prudence, l'acida badante ossessionata dalle regole, che ricorda molto da vicino la Signora Rottenmeier in Heidi.
Tall Tail
Questa è al limite del demenziale. Non pago di esser stato uno degli elementi risolutivi del primo film, Giac si sente inutile e desidera diventare un essere umano per meglio aiutare Cenerentola nelle sue mansioni. La Fata Smemorina lo accontenta donando allo spettatore venti minuti di noia assoluta, fino a quando Giac non si renderà conto che l'importante è essere sempre sé stessi etc. Yawn.
An Uncommon Romance
Questa è invece guardabile. Racconta della "redenzione" di Anastasia, che si innamora di un panettiere grassottello, ma viene ostacolata in questa "follia" dalla sorella Genoveffa e da Lady Tremaine. E' la prima volta in tutto il film che ricompaiono gli antagonisti, e l'effetto è più che buono. certo, una Lady Tremaine espressiva e di classe come quella del Classico è una lontana chimera, e il comportamento di Cenerentola, fin troppo incline al perdono dopo ciò che ha passato, appare quasi irreale, ma in fin dei conti la storia è quasi simpatica, e abbastanza ironica. Ricompare anche Lucifero, che tenta di conquistare la gatta di corte, suo corrispettivo femminile introdotto nell'episodio precedente. Decente, e anche la grafica è leggermente superiore agli altri due.
La scelta di chiudere il film con questo terzo episodio è senza dubbio vincente, dal momento che riesce a risvegliare parzialmente lo spettatore dallo stato catatonico dei primi due, e lo prepara per il finale che vede nientepopodimenoché Cenerentola ricevere il suddetto libro. Onta e Infamia sulla colonna sonora!!! Anche nel sequel più scadente si era rispettato un po' lo stile delle canzoni del Classico, specie quando si parlava di classico antico. Le musiche di Lilli 2 e Peter Pan 2, pur non essendo esattamente in stile anni '50, erano quantomeno universali e classiche. Qui no e affianco a una riproposizione di Bibbidi Bobbidi Bu che accompagna più o meno ogni scena degli interstitials e una di A Dream Is What Your Heart Makes che si sente solo per un attimo, compaiono tre canzoncine pop assolutamente anonime e inascoltabili, una per ogni episodio: Follow Your Heart accompagna i mutamenti del protocollo che Cenerentola applica al castello, The World is Looking Up to You, è la canzone che si sente quando Giac diventa umano, e infine c'è la sciapa (e un po' retro, questa sì) It's What's Inside That Counts che segue la terapia di bellezza che Cenerentola applica sulla sorellastra. Come se non bastasse nei titoli di coda è presente Put It Together, una cover pop e più cool di Bibbidi Bobbidi Bu.
Non è un mistero che i Toon Studios che si sarebbero ufficialmente formati poco tempo dopo avrebbero loro stessi giudicato questo film inadeguato ad essere il sequel ufficiale di Cenerentola, decidendo di mettere in cantiere quel Cinderella 3 - The Reverse of Time che al di là della trama pacchianamente audace, promette di essere a livello di Bambi 2. Con Dreams Come True si chiuse l'orrido 2002 caratterizzato dai due direct-to-video peggiori mai prodotti. La ripresa sarebbe stata ancora lontana, tuttavia il peggio era stato lasciato alle spalle.
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DVD - Cenerentola II
domenica 31 gennaio 2016
Peter Pan in Ritorno all'Isola Che Non C'è (Peter Pan in Return to Neverland)
Anno 2002
Lungometraggio WDTA distribuito al cinema
fonte: la tana del sollazzo
Non era certo la prima volta che un film Disney Television passava per i cinema: Doug e Ricreazione avevano portato sul grande schermo le animazioni rudimentali della sezione adibita alle serie televisive, mentre con T Come Tigro era stata la sezione lungometraggi ad avere il suo momento di gloria. Era quindi la seconda volta che un film dei futuri Toon Studios veniva dirottato su grande schermo a causa dell'elevata qualità delle sue animazioni. T Come Tigro non era però da considerarsi un vero e proprio sequel di Winnie the Pooh dal momento che il mondo dell'orsetto era stato inteso fin dall'inizio come una dimensione serializzata e aperta ad un infinito numero di seguiti, un po' come il cosmo di Topolino, Paperino & co. Return to Neverland, invece, vero e proprio sequel di Peter Pan, costituì una novità assoluta per un pubblico abituato all'uguaglianza Cinema = Classico.
Due soli sequel erano stati prodotti dalla Disney Feature Animation: Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri e Fantasia 2000. Ed entrambi come ovvio non si discostavano affatto dall'andamento qualitativo Disney, finendo spesso e volentieri per rivelarsi visivamente superiori ai rispettivi predecessori. La visibilità che il passaggio cinematografico diede a Return to Neverland spinse anche lo spettatore più disattento a fare i conti con una nuova realtà "minore". E anche lo spettatore meno nerd cominciò ad avvertire subliminalmente che in questi film c'era qualcosa di diverso che li allontanava dallo stile Disney a cui ci si era abituati. Portare al cinema questo lungometraggio significò cancellare definitivamente con un colpo di spugna il sempre più labile confine che divideva il Disney di serie A da quello di serie B, e se da un lato questa mossa contribuì a dare a questo valente team di animatori la dignità e la fiducia necessaria per darsi poco tempo dopo un nome e un logo, inevitabilmente finì per inflazionare ulteriormente il marchio Disney al cinema, suggerendo subliminalmente agli spettatori meno esperti e meno disposti a fare dei distinguo, che non sempre il marchio Disney era sinonimo di qualità.
Ma la colpa di tutto questo è della politica dirigenziale e non certo del povero Return to Neverland che in sé è uno dei prodotti migliori del filone. Questo è un sequel con un suo perchè, e sebbene prenda non poco spunto dallo spielberghiano Hook, riesce a ripresentare il mondo del classico del '53 sotto un ottica nuova, inserendolo nella drammatica cornice della Seconda Guerra Mondiale. Il maggior punto di forza è infatti proprio la parte iniziale ambientata in una Londra distrutta dai bombardamenti, in cui ha logo la vicenda di Jane, figlia di una Wendy divenuta adulta.
Per la prima volta un personaggio viene trasformato totalmente, e fa un certo effetto il riconoscere la cara vecchia Wendy in questa madre di famiglia. Sono inoltre assenti Gianni e Michele, tralasciati per non sovraccaricare il film di inutili, quanto ridondanti, presenze. E si ripropone per l'ennesima volta il tema della nuova generazione ribelle, che assume dei comportamenti opposti a quelli del genitore. E' proprio la guerra e la partenza del padre al fronte a giustificare la maturazione precoce di Jane, troppo impegnata a curare il suo senso pratico per lasciarsi trasportare dalle fiabe della madre, come fa invece il fratellino piccolo. L'inizio del film, che parla degli sfollamenti dei bambini nelle campagne ricorda inoltre Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, nonché il più recente Le Cronache di Narnia - Il Leone, la Strega e l'Armadio, in cui con questo espediente si giustificava l'arrivo dei protagonisti in un mondo magico. E l'introduzione di Jane nel mondo di Peter Pan avviene forzatamente, tramite Capitan Uncino, che credendola Wendy, la "preleva" gentilmente da casa sua, in una sequenza che vede il Jolly Rogers veleggiare per Londra, schivando la contraerea inglese.
Il problema del film è che una volta arrivati all'Isola Che Non C'è non succede più nulla. Che il feeling adulto necessario a introdurre Jane e porla in contrapposizione con Peter ad un certo punto scompaia è sicuramente una tappa obbligata del film, ma sinceramente una volta arrivati all'Isola si percepisce come nel soggetto manchi una qualche componente fondamentale. La permanenza di jane sull'Isola è infatti caratterizzata da un'iniziale malsopportazione delle atmosfere infantili e dalla progressiva (apparente) accettazione del mondo di Peter a seguito di un patto con Capitan Uncino che le promette il viaggio di ritorno se lei gli porterà il tesoro dei Bimbi Sperduti. Ma in tutto questo si avverte un eccessiva decompressione della sceneggiatura portata forzatamente a 72 minuti. Ci sono anche alcune cadute di tono abbastanza grosse come la presenza di un inutile polipo, in sostituzione del classico coccodrillo, che aspetta di papparsi Capitan Uncino. E un altro difetto è proprio il buffonesco Capitano, che ridotto qui a personaggio comico e imbranato finisce per collezionare sconfitte a ripetizione, che ne eliminano inevitabilmente il carisma.
Ma ci sono anche molti momenti topici, come la carrellata inizale tra le nuvole che mostra le sagome dei personaggi del primo film, il volo di Jane sulle spalle di Peter e soprattutto l'incontro finale tra Peter e Wendy, carico di nostalgica poesia, due minuti che riscattano il film di ogni suo difetto.
L'animazione di Peter Pan in Ritorno all'Isola Che non C'è è assai ben fatta anche se molto spesso scade nel gommoso. Questo accade principalmente con i Bimbi Sperduti, il cui iperespressivismo fa a pugni con la qualità del loro umorismo, che diciamocelo, non è proprio il massimo per essere accompagnato da una simile enfasi.
Ma al di là di questo non ci si può proprio lamentare, Wendy nella sua nuova incarnazione è fantastica mentre Trilli è una gioia per gli occhi. Forse perchè uno dei simboli della Disney, forse perchè era già nell'aria il progetto Fairies, ma sembra quasi che su Trilli siano stati fatti studi speciali per renderla assolutamente fedele - e oserei dire superiore - all'originale, anche in vista del futuro Tinker Bell Movie che dovrà vederla protagonista insieme ad un gruppo di sua amiche fate. Venendo poi alle ambientazioni e ai colori, non a tutti è piaciuto il volo del galeone di Capitan Uncino sui cieli londinesi, caratterizzato da un integrazione 2d/3d assai discutibile. La colorazione del film però è brillante, brillantissima, e se questo riesce a rendere piacevole alla vista la prima parte assai cupa e ambientata a Londra, si traduce però, una volta giunti sull'Isola, in effetto epilessia, con una scelta di colori pure troppo sgargiante.
La colonna sonora è invece povera di canzoni. Questo sarebbe diventato successivamente un elemento distintivo dei sequel, che avrebbero ben presto barattato il sistema delle cinque canzoni di qualità altalenante con un numero di brani più esiguo magari accompagnato da riproposizioni di vecchi temi. E infatti nel corso del film è possibile sentire solo I'll Try, la melodica (e un po' sanremese) canzone di Jane e So to Be One of Us, l'infantile e fin troppo buffonesco inno dei Bimbi Sperduti. Per il resto è presente una riproposizione della classica Second Star to the Right, che apre il film, e Here We Go Another Plan, la sciocca filastrocca di pochi secondi che Spugna canticchia, e che nei titoli di coda è accreditata come canzone vera e propria. Nei credits è invece possibile ascoltare la canzone paradossalmente più famosa del film, Do You Believe in Magic(...).
Return to Never land è tutto sommato un sequel valido, benchè non meritasse il grande schermo più di Lilli e il vagabondo 2, ma che deve la sua fortuna più all'inizio di forte impatto che al suo corpo centrale. Non sarebbe però stato un caso isolato, dal momento che solo un anno dopo i cinema avrebbero ospitato un nuovo lungometraggio dei nascenti Toon Studios: Il Libro della Giungla 2.
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DVD - Peter Pan in Ritorno all'Isola Che Non C'è
giovedì 4 ottobre 2012
La Nuova Macchina di Mike (Mike's New Car)
Anno 2002
fonte: la tana del sollazzo
La Nuova Macchina di Mike vede i due protagonisti di Monsters & Co. ritornare per una serie di riuscitissime gag slapstick: Mike presenta all'amico la sua nuova auto iperaccessoriata ma tra una cosa e l'altra avvengono degli incidenti che la frantumano. La trama è ovviamente poca cosa, ma la Pixar dimostra una volta di più una padronanza dei tempi comici davvero invidiabile. Il corto inoltre vanta un paio di primati visto che è il primo corto Pixar parlato nonché il primo per ovvi motivi a sfoggiare il marchio Disney, visto che è basato su un film di sua proprietà (ricordiamo che i normali corti all'epoca non erano ancora etichettati Disney).
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The Leaping Lamp
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DVD - I Corti Pixar
DVD - Monsters and Co.
mercoledì 26 settembre 2012
Lilo & Stitch (Lilo & Stitch)
Anno 2002
42° lungometraggio Walt Disney Animation
fonte: la tana del sollazzo
Uscito nell'estate 2002, Lilo & Stitch di Dean Deblois e Chris Sanders è stato l'ultimo vero successo Disney dell'epoca Eisneriana. L'esperimento di far uscire ben due classici all'anno di genere diverso l'uno dall'altro già si incrina con questo film ibrido, che pur essendo principalmente una commedia non disdegna altri generi come la fantascienza e il musical, rendendo la sua struttura più simile a quella classica di quanto non lo fosse Le Follie dell'Imperatore, suo predecessore "di registro leggero". L'ibridismo di Lilo & Stitch non si limita a questo, ma è il vero punto di forza del film. Trattasi infatti di un incontro tra due mondi, spazio e Hawaii, che tra di loro hanno ben poco da spartire. Se è vero che il livello di classicità di un film sale tanto più questo si allontana dal moderno e diventa "valido sempre" allora la scelta di ambientare il tutto alle Hawaii, piccolo paradiso naturale assai lontano dalla giungla metropolitana che tanto aveva invecchiato Oliver & Co, è senza dubbio vincente.
Un altro punto di forza è il protagonista, un piccolo vandalo spaziale buffo, inquietante e tenero allo stesso tempo, che il pubblico aveva già imparato a conoscere grazie alla sapiente campagna pubblicitaria che lo vedeva infiltrarsi come guastatore nella scene principali di alcuni dei più famosi classici Disney. Lilo, Nani, Cobra Bubbles e il resto del cast presenta inoltre un design particolarissimo, fatto di cerchi e linee curve che li fa sembrare sul punto di sciogliersi da un momento all'altro, inoltre gli sfondi sono acquerellati, e rendono il tutto molto carezzevole alla vista rendendo questo il primo vero classico in cui lo stile di un solo autore, Chris Sanders, ha condizionato l'andamento generale.
Anche la colonna sonora è ibrida e infatti mischia brani di Elvis a pezzi originali: Stuck on You, Devil in Disguise, e Burning Love, brani non originali, servono a descrivere il passaggio del tempo, o a riassumere una serie di situazioni e gag. Le stupende He Mele No Lilo e Hawaiian Roallercoaster Ride, composte invece da Alan Silvestri, accompagnano rispettivamente i titoli di testa e la scena madre in cui i protagonisti fanno surf, e aiutano a immergersi nelle fantastiche atmosfere hawaiiane. Infine ci sono due remake: nei credits è presente il brano pop Can't Help Falling In Love rielaborazione di uno di Elvis, e durante la scena più triste del film viene usato il celebre motivo Aloha O`e.
Viene inoltre portato avanti il discorso umoristico ad alto livello sperimentato ne Le Follie e Atlantis e infatti il film è molto divertente anche grazie alla recitazione brillante e realistica dei protagonisti. Altri pregi di Lilo & Stitch sono la sceneggiatura, senza alcuna sbavatura, la sapiente regia e i suoi dialoghi brillanti, azzeccati e mai retorici. Considerato uno dei film più economici mai prodotti dalla Disney, ma non per questo male animato, Lilo & Stitch, secondo prodotto della succursale di Florida dei WDAS, dimostra grazie ai suoi meravigliosi fondali acquerellati che non serve un grande budget per produrre un grande film, cosa che del resto già aveva stabilito un certo elefantino dalle grandi orecchie.
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DVD - Lilo & Stitch
martedì 25 settembre 2012
Il Pianeta del Tesoro (Treasure Planet)
Anno 2002
43° lungometraggio Walt Disney Animation
fonte: la tana del sollazzo
Uno dei migliori lavori mai sfornati dalla Disney è anche paradossalmente uno dei suoi massimi flop. Come possa aver avuto una simile sorte un bellissimo film come Il Pianeta del Tesoro è una cosa che si spiega solo nella pessima campagna pubblicitaria. Nel Natale del 2002, quando il film uscì nella sale, pochi sapevano della sua esistenza, e così uno dei film più magici mai prodotti dagli studios passò quasi totalmente in sordina, stritolato da un mercato che non vedeva di buon occhio il moltiplicarsi dei film Disney, Classici e non, che in quel periodo affollavano le sale. Un'altra causa di flop può essere il progressivo calo d'immagine dovuto al proliferare di direct to video, e al disorientamento generale che il pubblico subì di fronte ad una Disney che cambiava faccia e stile ogni sei mesi.
Treasure Planet prosegue la tradizione sperimentale, inaugurata nel nuovo millennio, di differenziare il concetto di film d'animazione, scindendolo in sottocategorie: Il Pianeta del Tesoro, come Atlantis, dovrebbe appartenere al genere avventura, eppure ha al suo interno non pochi elementi della tradizione classica anni '90. Non si sa se questo sia dovuto alle radici letterarie dell'opera, una rivisitazione in chiave fantascientifica dell'Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, o all'inconfondibile stile dei registi John Musker e Ron Clements, reduci da Aladdin, Hercules e La Sirenetta, fattostà che in Treasure Planet la componente psicologico/sentimentale prevale su quella avventurosa.
Al centro del film sta infatti il rapporto tra Jim Hawkins, primo vero "adolescente problematico" della filmografia Disneyana, e il cuoco-pirata Long John Silver, un cyborg animato dal veterano Glen Keane. Keane scatena tutto il suo talento realizzando un personaggio indimenticabile, un duro dal cuore tenero, saggio e ipocrita allo stesso tempo. Le espressioni del viso, la mimica facciale e i suoi movimenti rendono indimenticabile ogni singolo fotogramma in cui questo meraviglioso personaggio appare. Tutto questo senza nulla togliere a Jim che, pur incarnando lo stereotipo del qindicenne ribelle, risulta molto credibile nel suo ruolo: da notare la mascherina d'ombra sui suoi occhi che scompare solo nel finale, come simbolo di maturazione. Altri personaggi che si ricordano volentieri sono il capitano Amelia e soprattutto la mamma di Jim, che graficamente ricorda parecchio Ariel, e che si distingue per simpatia e realismo.
Uno dei punti di forza del film è l'estetica adottata. Ogni location, ogni abito, ogni oggetto presente in scena segue una regola ben precisa: lo stile fantascientifico non supera mai il 30% della resa. Il resto deve infatti essere rigorosamente in stile settecentesco, nè è un perfetto esempio la Legacy, l'enorme vascello-astronave con cui i protagonisti solcano i mari spaziali. I colori all'interno del galeone, nonchè a casa di Jim, sono molto caldi, tendenti al rosso, e fanno un ottimo contrasto con il blu intenso dello spazio, il verde invece è il colore del pianeta del tesoro ed è del tutto assente prima dell'arrivo alla meta. Una scelta cromatica felice che scalda notevolmente le atmosfere del film.
Un'altra particolarità del film è la sequenza musicale I'm Still Here di John Rzeznik. Una canzone all'interno di un film di avventura era l'ultima cosa che ci si sarebbe aspettati di vedere, specie dopo la presa di posizione anti-musical avvenuta da Tarzan in poi, ed è stata la sorpresa più piacevole. I'm Still Here in italiano è cantata da Max Pezzali, che però non ha nè la forza, nè la voce "sporca" di Rzeznik, ma la sequenza resta sempre un gioiello di regia, e un unicum se si pensa che a dirigerla e volerla nel film è stato quel genio di Glen Keane. La sequenza, in pieno stile "canzone della crescita", descrive l'evolversi del rapporto tra il ragazzo e il pirata: vi è un continuo parallelismo tra un presente in cui Jim sta trovando un punto di riferimento per maturare e un triste passato all'ombra di un padre assente. Il climax tocca il suo apice quando Jim bambino rincorre il padre che se ne sta andando di casa, e alla sua figura si sostituisce quella di un Silver raggiante. Nel resto della colonna sonora, composta magistralmente da James Newton Howard, al suo terzo e ultimo lavoro per Disney dopo Dinosauri e Atlantis abbondano temi epici dal vago sapore marinaresco mentre Always Know Where You Are, la canzone dei titoli di coda, dice l'ultima parola sul rapporto tra il ragazzo e il brigante.
In conclusione Il Pianeta del Tesoro nella produzione recente è forse il film che più di ogni altro merita di essere rivalutato, se non altro perchè graficamente parlando è il più curato, e mostra in un'epoca di tumulti cosa significhi innovare rimanendo però nel solco della tradizione Disneyana.
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DVD - Il Pianeta del Tesoro
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