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domenica 31 gennaio 2016
Il Ritorno di Jafar (The Return of Jafar )
Anno 1994
fonte: la tana del sollazzo
E' il 1994 e la Disney consacra con Il Ritorno di Jafar la sua politica già da tempo incline alla realizzazione di "opere minori".
A cavallo tra gli 80' e i 90'infatti erano state realizzate le prime serie televisive, e un paio di esse (Duck Takes e Ecco Pippo) avevano preso la strada del cinema, con due lungometraggi realizzati dalla Movietoons, studio Disney francese adibito alla realizzazione di film economici. Questo studio aveva quindi realizzato - neanche troppo economicamente - Zio Paperone alla Ricerca della Lampada Perduta e In Viaggio con Pippo. In seguito all'alta qualità di quest'ultimo, però, la Disney Movietoons era stata assimilata dalla Feature Animation (e vedendo alcune sequenze di In Viaggio con Pippo, si capisce anche perchè), acquistando così definitivamente una propria dignità artistica. Contemporaneamente Michael Eisner aveva dato il via alla tradizione dei "cheapquels" facendo realizzare dalla grossolana Disney Television, una specie di puntatone pilota della serie televisiva di Aladdin allora in lavorazione. Una puntatona che sarebbe stata quindi distribuita SOLO in videocassetta, senza passare per il cinema.
Il Ritorno di Jafar fu realizzato quindi da una sottosezione della Television, che da quel momento in poi sarebbe stata adibita esclusivamente alla realizzazione dei lungometraggi e avrebbe formato il germe dei futuri Toon Studios.
Ma nel 1994 eravamo ancora lontani dai budget de Il Re Leone 3 o di Lilo & Stitch 2, e questo è graficamente evidentissimo. Animazioni semplicistiche, disegni in moltissimi punti assai scadenti, per non parlare dei colori, tinte unite tendenti al rosso o al violaceo che donano alla seconda parte del film un'atmosfera "febbricitante".
Nei momenti migliori i personaggi acquistano uno stile gommoso, non sgradevole a vedersi ma indice di una stilizzazione facilona del tutto fuori luogo e comoda da realizzare.
Il film, firmato da Tad Stones, veterano delle serie tv, ne reca l'inconfondibile impronta "avventurosa". Stones infatti ha uno stile narrativo piuttosto disincantato e poco "classico" che ben si adatta a un film che ha al proprio centro il ritorno del cattivo. E' Jafar infatti a reggere le fila del film, liberatosi dalla lampada grazie al ladruncolo Abis Mal, nuovo personaggio, "necessario" anche se poco simpatico e molto buffonesco. Un punto a favore del film, oltre ad avere una sceneggiatura ricca di pathos, è la redenzione di Jago, condotta in modo graduale e assai credibile. E' Jago infatti coi suoi ripensamenti, i rimorsi e la strafottente personalità ad essere la seconda colonna portante del film. La vicenda si cuce tutta intorno a lui, nobilitandone il personaggio.
Un peccato invece che il Genio cambi caratterizzazione. Sebbene Gigi Proietti faccia del suo meglio per far tornare il personaggio quello di sempre, si nota troppo che gli animatori non avevano voglia di creare la magia del primo film. Il Genio è infatti doppiato in originale da Dan Castellaneta, che rimpiazza Robin Williams nella serie tv con una recitazione più composta e meno intensa. Forse allora non è un caso che il colore della sua pelle tenda al biancastro e non sia blu come al solito, come a voler simboleggiare lo scolorimento del personaggio.
Le canzoni non sono niente affatto male, per essere un sequel. Si inizia con un reprise di Arabian Nights, che diverrà poi la sigla ufficiale della serie televisiva per procedere con I'm looking out of me e Nothing like a friend, cantate rispettivamente da Jago e dal Genio. E' assai gradevole Forget about love, il tema d'amore, cinico e leggero, mentre è pura dinamite You're only Second rate, umiliazione del Genio by Jafar, originale quanto graficamente uno degli spettacoli più obbrobriosi dei 66 minuti di durata del film. La qualità infatti va scadendo quanto più Jafar prende il sopravvento su Agrabah, fino a raggiungere picchi di orrore durante la battaglia finale, che sembra colorata a pennarello.
Questo fu anche il primo film disney ad adottare l'espediente della gag a fine titoli di coda, che avrebbe avuto largo seguito negli anni 90.
Il Ritorno di Jafar apre quindi la strada alla lunga serie dei lungometraggi disney direct-to-video: già dai due successivi film, Aladdin e il Re dei Ladri e Winnie the Pooh alla Ricerca di Christpher Robin si sarebbe intravisto un grosso miglioramento. Solo sette anni dopo nel sequel del Gobbo di Notre Dame si sarebbe rivista una così bassa qualità, tuttavia non si può colpevolizzare più di tanto un film che nel suo piccolo (budget) seppe offrire una storia quantomeno intrigante.
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DVD - Il Ritorno di Jafar
sabato 29 settembre 2012
Il Re Leone (The Lion King)
Anno 1994
32° lungometraggio Walt Disney Animation
fonte: la tana del sollazzo
Il più grande successo Disney di tutti i tempi. Una storia maestosa e simbolica, che non avrebbe mai avuto lo stesso impatto nell'immaginario popolare se i protagonisti fossero stati esseri umani. Ispirata ad alcune leggende africane, con una spruzzatina dell'Amleto di Shakespeare e una del Kimba di Osamu Tezuka, la storia di Simba potrebbe essere definita il Bambi moderno. Sia Il Re Leone che Bambi, narrano infatti la storia di una vita, e hanno al loro centro la crescita, la scoperta dell'amore e l'assunzione delle proprie responsabilità. E' proprio quest'ultima la tematica qui privilegiata: Il Re Leone è infatti un Bambi più politico, il cattivo non è più una figura opprimente e indefinita ma ha qui le fattezze dell'usurpatore Scar, un leone vigliacco, infantile e meschino che maschera i suoi problemi dietro un atteggiamento elegante. Un ottimo lavoro firmato da Andreas Deja, bravissimo animatore di Gastòn e Jafar, a cui questa tripletta consequenziale di personaggi è valsa la nomea di animatore "ufficiale" dei cattivi.
Molte figure indimenticabili affollano il cast di questo grande film: dalle Iene a Zazu, da Timon & Pumbaa, che tanto successo avrebbero avuto in seguito come solisti, all'immenso Rafiki, la cui recitazione e i cui dialoghi lo rendono forse il personaggio più geniale mai concepito in un film Disney. Altra grande figura è Mufasa, il modello da raggiungere, il concetto di Re Leone che dà al film l'ambiguo titolo. E' Vittorio Gassman a prestargli la voce conferendogli quello straordinario e irraggiungibile carisma che peserà così a lungo nella psicologia di Simba negli anni a venire.
Il Re Leone rappresenta una parentesi, musicalmente parlando: le sei canzoni presenti sono state infatti composte da Elton John e Tim Rice anzichè dal "solito" Alan Menken. Il motivo potrebbe essere il fatto che il progetto era nato come alternativa a Pocahontas su cui gli studios stavano riversando maggiori attenzioni in termini di budget e cervelli coinvolti (da notare che tra i nomi coinvolti nel Re Leone manca anche quello di Glen Keane). Circle of Life è l'indimenticabile overtoure, biglietto da visita intenso e spettacolare di un film che mantiene le sue promesse. E' il vero manifesto programmatico dell'intero film, il testo ne anticipa la morale e le immagini sono di un virtuosismo e di una spettacolarità forse mai viste sin dai tempi di Fantasia. I Just Can't Wait to be King, la canzone di Simba cucciolo, mostra il lato umoristico e spensierato del film e stilizza la savana scomponendola in forme e colori elementari. Gli animali realistici visti all'inizio lasciano qui il posto ai loro stilizzati corrispettivi. Be Prepared, spiritosissima e macabra allo stesso tempo, è la canzone di Scar ed è esilarante nel suo parodizzare le parate fasciste con la sua bicromaticità da cinegiornale.
Hakuna Matata, rifacendosi ad una tradizione di titoli nonsense (anche se qui un senso c'è eccome!) tanto cara ai fratelli Sherman, presenta Timon & Pumbaa come comprimari umoristici ma niente affatto inutili, mentre Can You Feel the Love Tonight, il tema d'amore, merita pienamente l'Oscar che si è aggiudicato, conferendo al momento un'atmosfera d'eccezione. Non mancano poi numerose citazioni musicali come quando Zazu canta a Scar la celebre It's a Small World di Disneyland e la vecchia canzone I've Got a Lovely Bunch of Coconuts o quando Timon intona la celebre The Lion Sleeps Tonight. Di recente e in occasione dell'uscita del film in dvd è stato aggiunto il numero musicale The Morning Report, sulla scia dell'esperimento Human Again ne La Bella e la Bestia. La canzone è gradevole, ma purtroppo essendo stata inserita limando qua e là i dialoghi della scena dell'agguato di Simba a Zazu, ci appare un po' innaturale. I brani non cantati o corali, firmati da Hans Zimmer, infine sono straordinari, conferiscono al film una buona parte della sua atmosfera e il loro stile è stato poi ripreso anche nel sequel direct to video che sarebbe uscito cinque anni dopo.
Il Re Leone è forse uno dei più grandi capolavori sfornati dai Walt Disney Animation Studios, se non il più grande. Collocato sul culmine di massimo splendore di una Disney rinata con La Sirenetta e maturata con La Bella e la Bestia e Aladdin, Il Re Leone ne costituisce l'apogeo assoluto. Dal 1994 la Disney non riuscì mai più a bissare un simile successo se non con l'ausilio della Pixar. Non male per un film che avrebbe dovuto essere un ripiego nel caso Pocahontas facesse flop.
Wikipedia
IMDB
The Lion King WWW Archive
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