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sabato 16 maggio 2020

Topolino e il Cervello in Fuga (Runaway Brain)



Anno 1995

fonte: Disney Compendium
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Pur adottando dopo tanti anni questo formato, non si può certo dire che Runaway Brain ricalchi la struttura dei corti più tradizionali, basati su una storia semplice e numerosissime gag. In meno di otto minuti la storia raccontata riesce a mantenere il respiro di un kolossal d'azione, dimostrando un'ottima capacità di gestione dei ritmi(...).
In cerca di guadagno facile per festeggiare il suo anniversario con Minni, Topolino si ritrova suo malgrado nelle mani di uno scienziato pazzo che scambia il suo cervello con quello di un enorme “pietride” simile al mostro di Frankenstein. L'ovvia conseguenza è quella di ritrovarsi con un'inquietante versione ferina di Topolino, e con il vero Topolino imprigionato nel corpo di un gigantesco Gambadilegno. Dopo una corsa a perdifiato per le strade della città le cose verranno sistemate, e non mancherà l'occasione di omaggiare King Kong quando Topolino, tornato nei suoi panni, dovrà salvare Minni dal mostro, in un'esaltante sequenza d'azione sulla cima di un grattacielo.
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VHS - I Capolavori di Topolino


mercoledì 23 marzo 2016

In Viaggio con Pippo (A Goofy Movie)



Anno 1995

fonte: Disney Compendium
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n Viaggio con Pippo non ha niente a che vedere con le altre produzioni della Disney Television o dei DisneyToon Studios, qualitativamente zoppicanti e rivolte ad un target ingenuo e infantile. Il suo DNA è puramente WDAS e questo traspare in ogni sequenza. Una regia consapevole, una sceneggiatura fluida e dei dialoghi arguti rendono la storia raccontata assolutamente universale, come nella miglior tradizione dei classici Disney.
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Visivamente parlando, In Viaggio con Pippo è un film con un suo stile. Diversamente dalle future produzioni Disney Television, i cosiddetti “cheapquel” che cercheranno senza successo di riprodurre con scarsi mezzi lo stile dei film originali, qui non c'è alcun modello da rincorrere. Al massimo si prende le distanze in tutto e per tutto dallo stile della serie televisiva e questo non fa che nobilitare il design di ogni personaggio, realizzato ai WDAS durante la preproduzione. Quanto all'animazione, il lavoro svolto dagli studi francesi è ottimo, di certo non esente da sbavature, tuttavia appagante per l'intera durata del film. Ci sono tuttavia un paio di scene in cui alcuni virtuosismi saltano decisamente all'occhio, ad esempio quella ambientata a Possum Park e quella con Pippo e Pietro nell'idromassaggio, che qualitativamente stanno al di sopra del resto del film. Potrebbero essere le famose sequenze australiane supervisionate da Steve Moore, o persino un contributo all'animazione degli stessi WDAS, in ogni caso non fanno che aumentare l'effetto di essere di fronte non ad un film minore della filmografia disneyana, ma ad un vero e proprio classico d'animazione.
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Passato e presente non fanno che rincorrersi e bisticciare per tutto il corso del film, incarnati dai due protagonisti, l'antiquato Pippo e il moderno Max. È quindi normale che si sia voluto dare alla colonna sonora del film una doppia anima. Sono presenti infatti canzoni nel più classico stile musical, composte da Tom Snow, che per Disney già lavorò a Oliver & Company (Streets of Gold), ma anche canzoni intradiegetiche di natura pop, che nel film si immaginano essere cantate dalla rockstar fittizia Powerline, ricalcata su Michael Jackson. L'effetto è quello di una commistione armonica di generi, che contribuisce a rendere il film un compendio culturale americano.
  • After Today - La prima canzone del film fonde con maestria due tipologie di canzoni tipiche dei musical di Broadway, l'I want song con la quale il protagonista illustra al pubblico i suoi desideri e le sue frustrazioni, e l'happy village song, canzone collettiva che serve a immergersi nell'ambiente dove avrà luogo la storia. Si tratta della canzone che un Max scornato canta a sé stesso l'ultimo giorno di scuola sognando di riscattarsi dall'immagine di “goof” che è convinto di avere. La sequenza è adrenalinica e meravigliosa, anche perché rappresenta con ironia l'intero microcosmo scolastico delle high school americane.
  • Stand Out - È la prima delle due canzoni pop di Powerline, che Max sceglie come colonna sonora dell'esibizione che dovrà riscattarlo agli occhi della scuola. La sequenza è davvero bella, e pur rappresentando in tutto e per tutto lo stile dei videoclip di quegli anni, non risulta datata. La canzone viene bruscamente interrotta dall'arrivo del preside, ma avrà modo di completarsi in un secondo momento con un frizzantissimo reprise.
  • On the Open Road - L'allegra canzone di Pippo in autostrada è uno dei gioielli del film. Non solo grazie alle sue sonorità country richiama a meraviglia la sua natura di personaggio vintage, legato ad un contesto sociale che non c'è più, ma è perfetta nel suo creare un contrasto con il malumore di Max. Inoltre è l'occasione di far sfilare i tanti compagni di viaggio che affollano l'autostrada, ognuno rappresentante un pezzo di America (e non solo): le cantanti dirette a Nashville, la limousine che va a Beverly Hills, il cameo di Topolino e Paperino, la vecchia gattara, per non parlare del cadavere che come se niente fosse si rianima per ballare tra la folla. Una sequenza veramente straordinaria.
  • Lester's Possum Park - Qui si fa intelligente auto citazionismo e parodia. Il riferimento all'attrazione di Disneyland Country Bears Jamboree è evidente, come anche la citazione alle origini campagnole da hillbilly di Pippo. Si tratta della canzone di presentazione che un gruppo di animatronic scassati fa del decadente Lester's Possum Park, lasciando Max senza parole e accentuando così il divario con il padre. Si tratta di una sequenza demenziale, probabilmente la più divertente del film, ma dal retrogusto tragicomico. Nel cd della colonna sonora ne è presente una versione estesa.
  • Nobody Else But You - Una delle più importanti leggi del musical è che quando i personaggi finiscono le parole, allora è il momento di usare una canzone. E non poteva essere applicata meglio che in questo film tale legge, dal momento che la canzone in questione arriva solo dopo che Pippo e Max hanno litigato furiosamente, dicendosi in faccia tutto quello che si erano tenuti dentro sin dall'inizio del film, fino a svuotarsi completamente. Si tratta della lenta e tenera canzone di ricongiungimento tra padre e figlio, un duetto che avviene in un contesto poco consueto, visto che i due stanno appollaiati sul tetto dell'auto, che galleggia nel fiume tra i canyon.
  • I2I - Ed ecco la seconda delle due canzoni di Powerline, che fornisce al film il suo climax. È la sequenza in cui Pippo e Max finalmente riescono a infiltrarsi sul palco per tenere fede alla promessa fatta da Max a Roxanne, ed è l'occasione per mettere finalmente in scena il personaggio della rockstar, citato indirettamente sin dall'inizio del film. E senza mezzi termini si tratta di una sequenza esplosiva, nella quale gli artisti parigini hanno riversato ogni studio fatto sulla pop culture anni 90, riuscendo a darne un ritratto sentito ma non per questo ruffiano o ridondante.
Va inoltre citato l'uso che viene fatto di musica preesistente in un paio di casi. Nell'autoradio di Pippo è possibile sentire High Hopes di Frank Sinatra, nella sequenza del Big Foot invece viene accidentalmente acceso il walkman di Max dal quale proviene Stayin' Alive dei Bee Gees.
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DVD -  Dingo et Max 
VHS - In Viaggio con Pippo


giovedì 15 novembre 2012

Pocahontas (Pocahontas)



Anno 1995

33° lungometraggio Walt Disney Animation

fonte: la tana del sollazzo
Non è difficile capire perchè nel lontano 1995 un film tanto realistico apparve assolutamente indigesto ad un pubblico reduce dell'esperienza sfavillante del Re Leone, interrompendo il climax di successi che nei primi anni '90 aveva fatto grande il nome della Disney. Ma si sa, spesso il coraggio e la sperimentazione non danno grossi risultati a breve termine, e spesso e volentieri la voglia di mettersi in gioco non paga: a spingere i realizzatori a intraprendere il progetto Pocahontas fu infatti il desiderio di misurarsi con una dimensione che non fosse quella del mito o della fiaba. Si pensava che potesse essere un grande successo, e lanciare l'arte dell'animazione oltre la dimensione esplorata finora, indipercui gli studios preferirono puntare tutto su questo progetto piuttosto che sul Re Leone. La vicenda raccontata nel film è infatti una storia vera, avvenuta durante la conquista spagnola della Virginia, la storia di una guerra evitata grazie alla tresca tra un soldato e una giovanissima principessa indiana. Una storia evidentemente non abbastanza speciale per meritare di essere raccontata in un film, tantomeno in un film Disney, da sempre sinonimo di universalità. Altro elemento discusso del film è lo stile grafico, molto curato ma di un realismo quasi eccessivo che deve aver allontanato dalle sale non pochi bambini. A dire il vero questo realismo si nota soprattutto nei personaggi umani secondari, mentre Pocahontas (animata da Glen Keane), John Smith e Ratcliffe dimostrano una spiccata espressività. Le stilizzazioni (pur sempre presenti visto che il regista è pur sempre il folle Eric Goldberg) invece sono riservate al mondo animale: Meeko, Flit e Perlin sono graficamente gradevolissimi, come anche la fauna di contorno, a partire dalle lontre e dai volatili che richiamano vagamente lo stile de La Bella Addormentata. Le atmosfere boscose e una colorazione tendente al verdeblu completano il quadro di un film massimamente naturalista.
Un notevole punto di forza di questo strano film è senza dubbio la musica di Menken, or presente nel film con ben otto stupende canzoni: The Virginia Company e Steady as a Beating Drum costituiscono, senza soluzione di continuità l'una dall'altra, la presentazione rispettivamente dell'equipaggio inglese e del popolo indiano. Ci sono ben due canzoni del cattivo: Mine, Mine, Mine, cantata da un Ratcliffe sognante e degno di Scar, e Savages, incitamento alla guerra di gastòniana memoria. Due sono anche le canzoni cantate dalla protagonista, la fresca Just Around the River Bend e il famosissimo brano principale Colours of the Wind, premiato con l'Oscar. Infine abbiamo Listen with your Heart, brevissima e cantata da una trasognata Nonna Salice, e If I Never Knew You inizialmente presente solo nei credits, ma che è stata animata e reintegrata nel film in occasione della sua più recente edizione, purtroppo non ancora arrivata in Italia. Va detto che questa edizione estesa è forse la più riuscita, visto che la canzone - che viene anche ripresa in una brevissima estensione durante il climax finale - è integrata molto bene nel tutto, senza sbalzi ma con una certa armoniosità stilistica.
A causa della separazione tra i due protagonisti, molti considerano Pocahontas un film senza lieto fine, la verità è che si tratta di un finale aperto che avrebbe lasciato aperta la strada all'immaginazione se non fosse stato per l'opera distruttiva compiuta dal suo cheapquel, che col suo voler essere in tutto e per tutto aderente alla realtà finisce per mostrare la fine della storia d'amore tra i due. Un film difficile, Pocahontas, che paga la sua atipicità e il suo coraggio con l'insuccesso. Non è un caso quindi che sia rimasto un episodio isolato e che la Disney futura abbia continuato ad attingere a miti e leggende già radicate nell'immaginario popolare piuttosto che arrischiarsi a dipingere con i colori del vento la grigia realtà.

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BluRay - Pocahontas
VHS - Pocahontas






mercoledì 3 ottobre 2012

Toy Story - Il Mondo dei Giocattoli (Toy Story)


Anno 1995
1° lungometraggio Pixar

fonte: la tana del sollazzo
E' il 1995 quando Disney fa la scelta che avrebbe impresso una svolta al mondo dell'animazione, consegnando il futuro nelle mani del digitale. La Disney, ancora guardinga, non si arrischia a considerare questo nuovo filone parte del proprio patrimonio tradizionale, e quindi non include i film coprodotti con la Pixar nella celebre lista dei classici. Al contrario, considera Toy Story l'inizio di un nuovo filone parallelo che sarà contrassegnato da un nuovissimo logo: all'inizio di ogni film, comparirà il solito fiabesco castello, solo in versione tridimensionale.
L'era digitale non potrebbe iniziare con una storia più intelligente. Pixar ci cala nel mondo dei giocattoli, presentando un mondo di fantasia ma dettandone le regole in modo tale da renderlo credibile: la legge dell'immobilità, il rapporto paterno che ha un gioco col suo bambino (espediente fondamentale per eliminare il rischio di infantilismo, che poteva essere causato da un rapporto di sudditanza del giocattolo dal bambino), il terrore del rimpiazzo, la perdita della parola causata dalla rottura. Una dimensione, se vogliamo, a tratti frustrante, tuttavia resa gradevole dall'irresistibile umorismo by pixar che sarà in seguito preso a modello dalle case d'animazione concorrenti come Dreamworks e, fa strano dirlo, dalla stessa Disney. La storia dell'accesa rivalità tra due generazioni di giocattoli, viene infatti sdrammatizzata dall'espediente del paradosso: l'umorismo del film è generato dal continuo adattamento di luoghi comuni "umani" al contesto specialissimo in cui il film è ambientato, causando effetti di contrasto irresistibili che sarebbero poi diventate le basi su cui si sarebbero sviluppati film come Shrek e L'Era Glaciale.
Uno dei motivi per cui Toy Story ha una storia così curata, dei personaggi tanto memorabili e una sceneggiatura a dir poco perfetta sta nel terrore che aveva ai tempi il regista John Lasseter che il suo film potesse sembrare un semplice esercizio di stile, per sperimentare l'animazione tridimensionale in un lungometraggio. Una forma d'animazione così "fredda" come può essere il 3d, con un film ambientato per giunta in un setting dalle superfici quasi sempre perfette e levigate, poteva inoltre annoiare in fretta l'occhio dello spettatore. Lasseter sapeva di star realizzando il corrispettivo di Biancaneve nel suo campo e capì che il segreto del successo sarebbe stato il far dimenticare al pubblico di star vedendo "solo" un film d'animazione, distraendolo di continuo con trovate interessanti.
In un simile florilegio di gag lo spazio dato alla musica è minimo, e infatti le canzoni sono solo tre, per quanto bene inserite. Tutte e tre, come anche l'intera colonna sonora, sono composte da Randy Newman. Si parte con l'introduzione del film, You've Got a Friend in Me, la canzone che esprime la filosofia del giocattolo. La successiva Strange Things segue lo schema, sfruttato assai nei classici, della "canzone della crescita", che descrive il passaggio del tempo. L'ultima, cantata anch'essa fuori campo è la triste disillusione di Buzz, I Will Go Sailing No More.
Con Toy Story inizia anche la mania citazionista da sempre tratto distintivo Pixariano: si passa da raffinatissimi riferimenti ai propri cortometraggi presenti come titoli dei libri di Andy a citazioni ben più celebri come l'Hakuna Matata Disneyano. I giocattoli nella camera di Andy sono poi autentici prodotti immessi sul mercato da case esistenti come Playschool e Mattel.
Il successo di Toy Story fu grandissimo, e i personaggi ebbero modo di tornare cinque anni dopo in un sequel, più in uno spin-off direct-to-video e in una lunga serie di gag e spot pubblicitari inseriti tra gli extra dei dvd o trasmessi su Disney Channel come Toy Story Shorts.
Il grande passo era stato fatto, e l'animazione tradizionale avrebbe avuto davanti a sè un ultimo decennio dorato prima di perire ingloriosamente.

Wikipedia
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DVD - Toy Story 
VHS - Toy Story - Il Mondo dei Giocattoli