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domenica 21 agosto 2016
Rapunzel - Le Incredibili Nozze (Tangled Ever After)
Anno 2012
fonte: Disney Compendium
(...)
Tangled Ever After è un gioiello. Il matrimonio di Rapunzel e Flynn è solo il pretesto che scatena tutt'altro. I fan Disney più tradizionalisti avrebbero di certo preferito che ci si focalizzasse sulla cerimonia, ma la cosa sarebbe stata una stupidaggine, che avrebbe finito per rendere forzato, ridondante e narrativamente molto povero l'intero cortometraggio. Fortunatamente la scena la rubano immediatamente Maximus e Pascal, le spalle animalesche, che perdono le fedi nuziali e innescano quella che è probabilmente la miglior sequenza d'azione slapstick mai partorita dai Walt Disney Animation Studios. Perché in effetti non è la cornice con la voce narrante di Flynn o l'entrata in scena della Rapunzel brunetta, a rendere tanto riuscito questo corto, bensì la regia, più dinamica che mai. Di azione slapstick il cinema d'animazione CGI ne ha avuta tanta in questi anni, pure troppa, ma qui la cosa non è affidata a personaggi sguaiati, bensì a due animali totalmente muti, che riportano in vita la pantomima tanto cara a Norman Ferguson e a Walt Disney. Howard e Greno compiono un'operazione molto più sottile di quel che sembra: prendono Pluto, lo ripuliscono dei tempi morti che all'epoca ne ammazzavano la comicità, e caricano all'inverosimile l'assurdità delle situazioni, restituendoci il perfetto corrispettivo moderno della comicità che da sempre ha caratterizzato la produzione cortometraggistica disneyana. E il risultato è assolutamente esaltante, dal momento che, disastro dopo disastro, si ha un crescendo, un sempre più improbabile climax distruttivo di proporzioni epiche che rende a dir poco esilarante il finale, cosa che ai tempi di Pluto non succedeva.
Insomma, a dispetto di quello che a prima vista si potrebbe pensare, Tangled Ever After è un autentico corto per intenditori, che porta una delle più trascurate tradizioni Disney nel nuovo millennio, in una forma assolutamente vincente e universale.
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BluRay - Walt Disney Short Films Collection
sabato 23 luglio 2016
Trilli e il Segreto delle Ali (Secret of the Wings)
Anno 2012
lungometraggio direct to video
fonte: la tana del sollazzo
(...)
Il presupposto su cui poggia il film è infatti che le fatine della sezione invernale debbano, per limiti fisici, rimanere separate dalle altre, e che sia proprio questa forzata divisione a muovere Trilli per trovare un'ingegnosa soluzione. La cosa è in aperta contraddizione con molte cose viste finora, come ad esempio la presenza di una fata invernale alla nascita di Trilli o il fatto che questo problema non sia mai emerso durante gli spostamenti dei primi film. Senza contare la sostituzione di un personaggio come la ministra dell'inverno con un nuovo personaggio, perlomeno chiamato Lord, la cui backstory si rivelerà molto importante e azzeccata ai fini della trama. Metterci delle toppe è molto molto difficile e dispiace un po' che per fare il bene del film singolo si sia andati a scapito del progetto complessivo, quando si poteva pianificare il tutto molto meglio.
Ma al di là di questo il film è, come sempre, assolutamente delizioso. (...)
La colonna sonora è come sempre piena di motivetti in stile celtico, ma contiene anche due canzoni, di impatto sicuramente minore rispetto a certe ascoltate in passato (...)
We'll Be There è la consueta opening in cui assistiamo alla solita carrellata naturalistica sulle fatine intente alle loro faccende, mentre The Great Divide è la consueta "canzone della crescita" in cui vediamo evolvere il rapporto tra Trilli e Pervinca tramite montaggio, e che avrà poi anche un reprise finale. Entrambe non memorabilissime, ma carine quel tanto che basta, e dalle sonorità non totalmente pop, così da non stonare troppo nell'atmosfera generale. (...)
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DVD - Trilli la Collezione Completa - cofanetto 6 dvd Disney Fairies
sabato 26 marzo 2016
Non C'è Festa Senza Rex (Partysaurus Rex)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
(...) Con questo terzo corto, pare che i Toy Story Toons abbiano trovato una collocazione tutta loro, abbinati a film non pixariani o a riedizioni stereoscopiche di Pixar del passato. In questo caso si tratta dell'uscita di Alla Ricerca di Nemo in 3D, che ha dato modo a questo corto di passare nelle sale, confermando una distribuzione differente e dosata meglio rispetto alla miniserie di Cricchetto. Questo terzo cortometraggio porta un po' avanti lo stile del precedente, preferendo focalizzarsi interamente su un personaggio che in questo caso è Rex, che viene finalmente reso protagonista dopo tanti anni in cui stava solo sullo sfondo. A Rex viene dato un momento di gloria, che per la prima volta lo affranca dalla fama di ansioso perdente che lo stesso Mr. Potato gli conferma all'inizio, canzonandolo. E come in Small Fry tutto questo passa necessariamente attraverso la conoscenza di un nuovo gruppo di giocattoli che nella trilogia cinematografica non era stato considerato: i giochi da bagno. Si esplora quindi un territorio del tutto nuovo, con le sue limitazioni e i suoi specifici problemi (in assenza di acqua per loro è difficile riuscire a muoversi), che però Rex riesce a far superare, organizzando per i suoi amici una sorta di rave acquatico. Il corto, molto simpatico, ha anche avuto una certa rilevanza dato che la Pixar gli ha fatto molta pubblicità, realizzandogli una locandina apposita, dedicandogli alcune interviste e rilasciando il brano elettronico Partysaurus Overflow, che fa da colonna sonora al corto, persino su iTunes. Mica male per un corto derivativo!
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DVD - Toy Story of Terror - Toy Story Tutto un Altro Mondo
martedì 18 agosto 2015
Le Incredibili Storie di Carl Attrezzi: Cricchetto e la Macchina del Tempo (Mater's Tall Tales: Time Travel Mater)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
Nel 2012 apre Cars Land, come sottosezione di Disney World, e i ragazzi alla Pixar decidono di celebrare la cosa realizzando un nuovo corto di Cricchetto. La serie però si era conclusa ed era stata raccolta in un Blu-Ray antologico, la cui completezza era però stata invalidata quasi subito dall'uscita di Air Mater, nel ruolo di corto spin-off presente nel BD di Cars 2. Insieme a questo Time Travel Mater salivano quindi a due i corti non raccolti. Ma per fortuna la Pixar fa le cose per bene, e infatti ha scelto di includerli entrambi nel suo secondo volume de I Corti Pixar, sicché chiunque comprandoselo assieme al primo volume e al BD speciale su Carl Attrezzi, potesse avere la collezione completa dei loro corti, senza buchi e senza doppioni.
Il corto in questione è sicuramente uno dei migliori della serie, e questo per tanti motivi. Innanzitutto è una rielaborazione di un vecchio concept che era stato scartato all'epoca e di cui è possibile seguire lo storyboard fra le scene tagliate del BD dei Cars Toon. Ed era un concept così bello e fantasioso che è veramente una fortuna che sia stato ripreso e sviluppato. Si tratta forse della più buffa tra le sparate di Cricchetto, che stavolta racconta di aver avuto un ruolo attivo nella fondazione di Radiator Springs, grazie a una macchina del tempo. Il corto è ricco, sotto il profilo narrativo, ed è uno dei più lunghi della serie. Si prende i suoi tempi narrandoci con calma tutti gli step che portarono, grazie alle interferenze di Cricchetto, alla fondazione della cittadina e al matrimonio tra il leggendario fondatore Stanley e la vecchia Lizzie. Ma non ci sono solo paradossi e mitologia, il corto si dimostra uno dei più curati anche sotto il punto di vista della regia e dei particolari, a partire dal riferimento ai Laugh-O-Grams nella title card, e arrivando al color seppia delle scene ambientate al passato, che si trasforma gradualmente in un normale bianco e nero man man che si balza in avanti, decennio dopo decennio. Inoltre il fatto stesso di star parlando di automobili e viaggi nel tempo fa sì che la trasformazione di Cricchetto in macchina del tempo citi direttamente la Delorean di Ritorno al Futuro. (...)
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BluRay - I Corti Pixar - vol. 2
Frankenweenie (Frankenweenie)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
Tanti anni fa Tim Burton era un animatore Disney, che col cortometraggio Vincent mostrava al mondo la sua poetica, il suo stile, la sua estetica. Mostrava al pubblico Tim Burton. Poi fece Frankenweenie, un mediometraggio in live action che gli costò il posto di lavoro. Rivalutato in seguito come uno degli snodi fondamentali della sua poetica, non stupisce perché all'epoca quell'opera scandalizzò tanto. Era strana, molto strana, per certi versi intelligente, per altri parecchio pacchiana e malata, di sicuro si concludeva in modo un po' frivolo rispetto a quanto ci si aspettasse. E inoltre il fatto stesso di essere girata in live action strideva un po' con i suoi ritmi e i suoi eccessi caricaturali da cartone animato.
Il tempo passò e Burton fuori dalla Disney divenne qualcuno. E negli anni 90 elevò la sua idea di stop motion coproducendo con la Disney ben due lungometraggi, diretti però da Henry Selick. Il flop di James e la Pesca Gigante segnò la fine di questo breve revival Disneyano e i due autori cessarono la loro collaborazione, portando avanti nelle loro rispettive strade questo modo di intendere la stop motion in salsa horror. Mentre Selick creò poi Coraline con la Laika, Burton con il suo team creò per conto suo La Sposa Cadavere, salvo poi tornare anni dopo trionfalmente alla Disney per mettere in cantiere la versione animata ed estesa proprio di quel Frankenweenie che gli costò il posto. Una vendetta gustosa, che sa di chiusura del cerchio, di vittoria dell'autore visionario sul sistema, ma che comporta anche alcuni problemi.
La fortuna di questo film è che il mediometraggio di partenza non è molto conosciuto, altrimenti la sua stessa esistenza apparirebbe esclusivamente come una ridondanza. Burton si è trovato nella situazione di doverlo allungare, modificare, dargli un senso e una dignità filmica, in pratica correggerlo per portarlo ad essere il film che avrebbe dovuto essere. In parte ci è riuscito, e in parte no.
Di sicuro in un'ottica "correttiva" rifare Frankenweenie IN ANIMAZIONE era fondamentale. La stop motion è infatti ottima come sempre, giusto un po' più grezza di quella vista di recente in Coraline o nella Sposa Cadavere, ma si tratta di un effetto probabilmente voluto, per dare al film quel look retro di cui il bianco e nero è segnale. Burton omaggia ancora una volta i b-movie ma soprattutto omaggia sé stesso, realizzando i personaggi proprio come avrebbero dovuto essere dal principio. L'aspetto è quello dei suoi stessi disegni dell'epoca, quelli sulla base di cui è stato realizzato Vincent o Nightmare Before Christmas, facce stralunate, volti disturbanti e tanto stile. Ed è l'aspetto che giustifica maggiormente il remake, viene da pensare proprio che le cose avrebbero dovute essere da sempre così, e il film non avrebbe mai dovuto essere realizzato in altro modo.
E poi c'è il lato narrativo. Che presenta alti e bassi. Una maggior dilatazione dei tempi narrativi innanzitutto ha un beneficio non da poco. Permette di passare più tempo con il cagnolino Sparky prima della sua morte. Lo spettatore adesso può familiarizzare con lui, sentirsi maggiormente coinvolto nella perdita di Victor, può soffrire con lui. Ciò che nel mediometraggio puzzava di farsa, qui si tinge di emozione, insomma, ed è sicuramente l'aspetto che convince di più.
C'è poi un secondo aspetto molto forte del film che è la contrapposizione tra il popolino benpensante della tranquilla cittadina americana e il minaccioso professore di scienze che viene allontanato proprio per le sue idee sovversive. Burton ci racconta ancora una volta la sua infanzia fatta di disagi e livore, vissuta nelle villette borghesi, e riprende situazioni e atmosfere già viste in Edward Mani di Forbice. La cosa è azzeccata e culmina proprio nella scena in cui il professore viene chiamato sul palco a difendersi, e decide invece di offendere l'intera città. E' il punto più alto del film a cui segue poi l'esposizione di una morale che nel mediometraggio di partenza non c'era: è l'atteggiamento che hai di fronte ad un esperimento a determinare la bontà del risultato. Questo passaggio attiva la seconda parte del film, in cui però iniziano le note dolenti.
Sarebbe stato logico che un simile lavoro di estensione portasse il film verso una direzione più epica, matura e sostanziosa, rispetto al finalino all'acqua di rose che si era visto nel mediometraggio. E invece è proprio lì che Burton punta, riproponendoci quanto visto frame dopo frame, con una coerenza e una fedeltà al modello base che avrebbero dell'ammirevole...se si fosse inventato qualcosa di meglio lungo la strada. E invece no, tutto quello che è riuscito a inserire è la sottotrama poco credibile dei compagni di scuola di Victor, dei bambini disturbati, che per vincere il festival scientifico della scuola (che stranamente interessa a tutti quanti) decidono di emulare Victor riportando in vita vari animali defunti, ma ottenendo secondo una logica narrativa chiara solo a Burton, dei mostroni pericolosi. Sarà anche stato un ennesimo omaggio alla cultura dei b-movie, e senza dubbio questi mostri danno al film una varietà visiva e un valore estetico notevole, ma non vengono affatto gestiti bene, narrativamente. Non c'è alcuna logica dietro le trasformazioni, né i bambini che le attuano vengono in alcun modo ricongiunti alla trama generale se non per improvvisare una battaglia finale al termine della quale rimangono infatti appesi senza alcuna conclusione. Insomma, se era proprio quello il grande elemento inedito che avrebbe dato alla storia un motivo per essere raccontata con un lungometraggio anziché con un mediometraggio, allora il progetto si può dire riuscito solo in parte. (...)
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BluRay - Frankenweenie
lunedì 17 agosto 2015
La Leggenda di Mor'Du (The Legend of Mor'Du)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
La tradizione del corto spin-off inserito come extra nel dvd/BD del lungometraggio ispiratore riprende nel 2012 dopo qualche anno in cui le cose erano andate diversamente. Cars 2 aveva infatti avuto un semplice Cars Toon, Toy Story 3 non aveva avuto niente e Up aveva avuto non uno ma ben due corti ispirati, di cui solo uno animato. Con Brave si ricomincia a fare le cose come una volta...o quasi. Il corto in questione infatti racconta meglio ed espande una storia che nel lungometraggio di provenienza era stata solo abbozzata, dando una mitologia più precisa a questo mondo. Anche se il tutto avviene...senza animazione! Il corto si apre con una cornice in CGI in cui la strega guardando in camera accoglie lo spettatore nel suo antro, ma quando inizia a raccontare la storia, le animazioni lasciano il posto a delle magnifiche illustrazioni statiche che dovrebbero raccontare meglio la storia dell'antico regno. Se ci si aspettava di vedere la Pixar nuovamente alle prese con l'animazione 2D, come in Your Friend, the Rat, si rimarrà con l'amaro in bocca. A dire il vero qualcosa che si muove su schermo c'è, ma si tratta perplopiù di effetti, polvere, o arti che ruotano come se fossero attaccati a dei fermacampioni. L'effetto tuttavia rimane pur sempre molto suggestivo e la regia ricorda moltissimo le analoghe clip che nel cofanetto BD di Game of Thrones sono state appositamente realizzate per narrare i retroscena mitologici attraverso bozzetti e concept art. Insomma, piacevole, sì, ma resta il dubbio che si potesse fare di più, lo stesso tarlo che del resto può essere benissimo riferito anche al lungometraggio da cui questo corto è tratto.
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BluRay - Ribelle - The Brave
La Luna (La Luna)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
Tra un corto di Cricchetto e un Toy Story Toon ormai la Pixar ci aveva disabituati alla tradizione dei suoi corti vecchia maniera, curiosi, sperimentali e collocati immancabilmente prima dei suoi nuovi lungometraggi. Ma dopo due anni ecco finalmente un nuovo gioiello, uscito abbinato a Brave e diretto - udite udite - da un italiano, tale Enrico Casarosa. I Corti Pixar avevano da sempre avuto uno scopo principalmente umoristico: a volte era humor accompagnato ad una punta di amarezza (Geri's Game, Red's Dream), altre volte c'era tenerezza (Partly Cloudy) o saggezza (Boundin', Day & Night), mentre più spesso si trattava di esercizi di stile e sperimentazioni slapstick (Lifted, Presto). Stavolta si cambia musica, perché non è più l'umorismo la finalità bensì la narrazione. Si tratta di un corto muto, che però prende lo spettatore per mano e lo porta in un'improbabile realtà, nella quale tra i mestieri che possono essere tramandati da tre generazioni di bottegai italiani, può esserci anche quello di spazzini della luna. E poi c'è Giacchino che ha capito tutto, e ci immerge musicalmente nella storia con una colonna sonora magica, epica e fascinosa, che ci restituisce tutto il sense of wonder che questo corto ha come motore.
Il protagonista è un bambino che viene per la prima volta portato per mare dal padre e dal nonno, desiderosi di insegnargli la loro professione. E' attraverso i suoi occhi pieni di meraviglia che vediamo accadere ogni prodigio: l'arrivo sulla luna tramite una scala, lo schiantarsi sulla sua superfice di una moltitudine di stelle luminose, e persino i battibecchi continui tra i suoi due maestri, ognuno intenzionato a trasmettergli il suo metodo di lavoro. La cosa geniale è che questi battibecchi avvengono assolutamente senza parlato, ma solo come buffi biascicamenti, e non potranno non stampare un ghigno di soddisfazione nel viso di qualsiasi spettatore. Per non parlare poi della bellissima gag in cui il bambino, più confuso che mai, si accorge che i baffi del padre e la barba del nonno somigliano rispettivamente allo scopettone e alla scopa, loro personali arnesi di lavoro. Insomma, stiamo parlando di un corto che come esperienza somiglia a quella di un piccolo lungometraggio con dentro tutto: un fascinoso universo narrativo, una trama divertente ma anche significativa che parla di crescita, di passaggio del testimone e di come trovare una propria identità, sia pur nel solco della tradizione, e che regala allo spettatore tanto stupore, risate e lacrime di gioia. E come se tutto questo non bastasse c'è persino il colpo di scena finale che spiega il vero motivo per cui la famigliola fa questo lavoro, che è una delle cose più poetiche che si possa immaginare. Capolavoro, insomma, di una Pixar al suo massimo storico.
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BluRay - Ribelle - The Brave
BluRay - I Corti Pixar - vol. 2
Ribelle - The Brave (Brave)
Anno 2012
fonte: la tana del sollazzo
E venne il momento della compenetrazione stilistica. Pixar e WDAS che per un anno si scambiano i compiti uscendosene rispettivamente con una fiaba epica e con una commedia brillante ambientata in un sottomondo. Con Ribelle, tredicesimo lungometraggio della filmografia Pixar, abbiamo per la prima volta lo studio alle prese con una fiaba, con tanto di ambientazione al passato, principesse, streghe, incantesimi e canzoni. Il film ha avuto una genesi oltremodo complessa: la regia risulta firmata da Mark Andrews in collaborazione con Brenda Chapman, ma in realtà si sa benissimo che l'avvicendamento non è stato del tutto privo di traversie. Il film in realtà era stato ideato dalla Chapman, che si è vista ad un certo punto togliere la regia: il risultato finale rispetta la sua visione iniziale, tuttavia la Chapman ha annunciato il suo abbandono, segno che la lavorazione non è avvenuta in modo sereno.
E forse è proprio a causa di questa gestione travagliata che il film presenta alcuni problemi e difetti che gli hanno impedito di avere il plauso della critica, a cui da sempre Pixar è abituata. Il problema principale sembra essere l'impianto piuttosto classico e formulaico, che mentre in Rapunzel veniva sfruttato per trasmettere concetti nuovi e non banali, in Brave non va molto oltre la scontata morale sugli affetti familiari. Un didascalismo e una retorica di cui spesso viene accusato il cinema Disney, ma che la Pixar aveva sempre dimostrato di riuscire a gestire in modo innovativo...almeno fino ad oggi. Il concetto base della principessina maschiaccio che si ribella al matrimonio d'interesse è un archetipo ormai abusato e rende tutta la prima parte del film assai banalotta, mentre la seconda in cui Merida è alle prese con la madre trasformata in orso ricorda un po' troppo Brother Bear (avrebbero potuto perlomeno cambiare animale, no?). Avere ingredienti di stampo classico non è per forza un male, il problema è che a non essere troppo brillante qui è anche la messinscena del tutto: a livello di sceneggiatura non convince troppo ad esempio la scelta di tenere come leit motiv dell'intera pellicola l'andirivieni di Merida tra foresta e castello per nascondere la madre, visto che non risparmia neanche a questo film la famosa "maledizione della seconda parte" che attanaglia molti film Pixar che allungano il brodo sbilanciandosi un po' troppo verso l'azione. E pensare che spunti per arricchire un po' la trama ce n'erano, come ad esempio la maledizione di Mor'Du, che viene trattata in modo molto superficiale. E per completare un quadro già di per sé un po' preoccupante va detto che neanche l'umorismo è ai livelli di brillantezza visti in Ratatouille o nella trilogia di Toy Story, e preferisce nella maggior parte dei casi ripiegare su modelli slapstick e buffi un po' abusati, che colorano spesso la pellicola di infantile, togliendole quel pizzico di maturità che dalla Pixar ci si aspetterebbe.
L'animazione, la caratterizzazione dei personaggi e degli sfondi in compenso è qualcosa di sconvolgente che fa fare un ulteriore balzo di qualità alla già ottima CGI Pixariana. Merida non sarà Rapunzel, e in alcuni primi piani un design più scialbo e gommoso lo si vede, ma tra recitazione e animazione la cosa passa inosservata, mentre per gli altri personaggi maschili e per la strega si è scelta una caricaturizzazione assolutamente vincente, e più riuscita rispetto ai modelli umani dei recenti Wall-E e Up. Ottima anche la resa della madre Elinor che non è né caricaturale, né troppo bambolottesca ma il cui modello risente non poco di influenze Disneyane, mentre non sono eccezionali i modelli dei tre gemelli e della badante, le cui fattezze risultano in confronto al resto un po' troppo plasticose.
E poi c'è la colonna sonora che non risparmia sonorità celtiche, immergendo lo spettatore in atmosfere veramente suggestive. La Pixar non ha mai fatto mistero di rinunciare all'approccio musical che invece i WDAS hanno da sempre sposato, eppure in questo film ecco spuntare alcune canzoni. Sono canzoni fuori campo e non cantate direttamente dai personaggi (ad eccezione della simpatica canzone di Mor'Du, coretto conviviale motivato dalla trama stessa), ma sono presenti, a dimostrazione che con questo film si è voluto seguire una direzione diversa dal solito. A parte, Learn Me Right che ci accompagna verso i titoli di coda ed è stata lasciata in inglese, le altre due sono state tradotte dall'onnipresente Lorena Brancucci: Touch the Sky è un vero capolavoro, e descrive a meraviglia la scena in cui Merida cavalca libera verso la libertà, mentre l'altra, Into the Open Air, è invece melodicamente più banale e tradotta anche peggio, e anche la scena che accompagna, la caccia al salmone, è un qualcosa che si era già visto in Koda.
Una nota di merito per il doppiaggio, diretto dall'ottimo Carlo Valli (il Bishop di Fringe), che fa un lavoro da inchini, mettendo doppiatori professionisti a interpretare i protagonisti, rispolvera il validissimo Mazzotta per il ruolo del corvo e riesce a tirar fuori il meglio dai talent. La Mazzamauro offre una performance impagabile nel ruolo della strega (personaggio straordinario, a proposito) mentre Iacchetti nel ruolo di uno dei lord fa un figurone, con un'interpretazione di alto livello. (...)
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BluRay - Ribelle - The Brave
venerdì 14 agosto 2015
Paperman (Paperman)
Anno 2012
fonte: Disney Compendium
Quando Glen Keane si mise a lavorare a Rapunzel, aveva in mente una tecnica che potesse dare alla CGI una resa pittorica. A quei tempi c'erano ancora grosse difficoltà ad animare in tre dimensioni la figura umana, per cui l'esigenza di nobilitare in qualche modo una tecnica ancora imperfetta era tangibile. In uno scenario in cui l'animazione tradizionale era sul punto di morire, c'era sicuramente la necessità di individuarne gli elementi chiave e metterne in salvo il più possibile. Sappiamo tutti com'è andata poi: il film uscì senza resa pittorica, ma con un'animazione davvero unica, che riproduceva in tre dimensioni buona parte del feeling della cara vecchia animazione tradizionale, il tutto grazie alle direttive di Glen Keane, supervisore principale delle animazioni del film.
C'era però un altro supervisore, John Kahrs, che si preoccupava delle sorti del 2D, e che sognava di veder cessare questa “rivalità” tra tecniche. Kahrs raccolse il testimone di Glen Keane, ormai in procinto di andarsene dalla Disney, e decise di portare avanti il discorso cominciato con Rapunzel, sviluppando stavolta una terza tecnica d'animazione che potesse fondere insieme le altre due, prendendo il meglio di entrambe, e annullando così una volta per tutte questa dicotomiaLa linea era la chiave di tutto. L'unico elemento che l'animazione computerizzata non aveva mai saputo riprodurre era quella capacità propria di ogni buon disegnatore di saper descrivere una figura con pochi energici tratti di matita. Tutto il resto poteva venir comodamente riprodotto in CGI, specialmente con l'evoluzione tecnologica avuta negli ultimi anni, ma la linea no, rimaneva l'unica autentica esclusiva del disegno bidimensionale. Trovare un sistema per recuperare la linea e reintrodurla nelle dinamiche produttive odierne, ormai totalmente votate alla computer grafica e alla volumetricità, avrebbe significato salvare una forma d'arte dall'estinzione. La soluzione è stata infine trovata, e si chiama Meander, un software rivoluzionario che permette finalmente il connubio tra le due tecniche: partendo dai concept dei disegnatori della squadra 2D, gli animatori CGI creano dei modelli grezzi dei personaggi, come se fossero delle bozze. Spetta agli animatori 2D il compito di rifinirle, disegnando direttamente sopra ai modelli, sui quali rimane impressa la famigerata linea. E a questo punto avviene il miracolo. Diversamente dal cel-shading, in cui ci si limita a contornare figure tridimensionali con una linea posticcia, qui le due tecniche si vengono incontro in modo reciproco e spontaneo. Il modello CGI infatti “subisce” l'intervento del disegnatore, adattandosi ad esso, un po' come se si lasciasse scolpire dalla matita. Allo stesso tempo però anche la componente 2D viene completata dalla CGI, dato che il disegnatore si limita a realizzare i fotogrammi chiave, mentre le intercalazioni vengono fatte automaticamente dal computer, che muove in tempo reale le linee adattandole al modello. Il risultato? Figure che sembrano disegnate se viste col fermoimmagine, ma che non appena si muovono, mostrano tutta la loro dimensionalità, in un continuo gioco di illusioni ottiche. E poi serviva qualcosa da rappresentare, che potesse valorizzare ed essere a sua volta valorizzato da una tecnica del genere. Troppo spesso infatti i recenti corti WDAS erano stati celati al grande pubblico, vittime di distribuzioni assolutamente infelici. Lavori come Lorenzo, Glago's Guest e Tick Tock Tale, rimangono tutt'ora inediti, e questo non sarebbe dovuto accadere ancora. Non ad un corto tanto importante per il futuro del cinema d'animazione.
Si sa che la dirigenza Disney ama andare sul sicuro, specie in questi tempi di crisi, autorizzando quasi solo progetti in computer grafica, specialmente dopo il successo di Rapunzel. Per convincerli a puntare su questa nuova tecnica, appoggiandone lo sviluppo, serviva che questo corto avesse una certa risonanza mediatica e una collocazione felice. Non ci si poteva basare solo sull'animazione, bisognava realizzare un capolavoro i cui meriti andassero oltre, che potesse emozionare il pubblico legandolo ai personaggi e narrandogli una storia intrigante. Bisognava raccontare una storia d'amore. Ed ecco quindi prendere forma George e Meg, due impiegati in una New York anni 50 rigorosamente in bianco e nero. I due non si conoscono, fino a che il caso non ci mette lo zampino e una mattina i loro sguardi si incrociano mentre aspettano il tram. Ma nella realtà di tutti i giorni si sa come funzionano queste cose: la gente è presa dalla sua routine e questo tipo di contatti dura un attimo. Un attimo lungo abbastanza da permetterti di sognare, ma troppo breve perché si possa concretamente fare qualcosa. E così George perde la sua occasione. Ma il destino gliene presenta stranamente un'altra, facendogli scorgere Meg dall'edificio accanto a quello in cui lavora. Toccherà a lui stavolta usare bene questa seconda chance e ristabilire quel contatto... lanciando aeroplanini di carta. Questa è solo la premessa, ma il corto racconta altro, molto altro nei suoi fulminei sette minuti, e quando lo spettatore, dopo un climax pazzesco e pieno di magia Disney, arriva al capolinea, i suoi occhi sono pieni di lacrime. E a quel punto la tecnica passa addirittura in secondo piano. Perché ci si accorge che non è solo quella a rendere Paperman tanto speciale, ma anche il resto. La regia di Kahrs è qualcosa di incredibile, a dir poco virtuosa, il plot nella sua semplicità è narrato benissimo, i personaggi hanno una caratterizzazione e un design formidabile, le gag hanno dei tempi comici azzeccatissimi, il significato che permea il corto è da inchini. E non dimentichiamo la colonna sonora di Christophe Beck le cui inedite sonorità immergono a meraviglia nell'atmosfera, esplodendo nei punti chiave della narrazione. (...)
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BluRay - Ralph Spaccatutto
BluRay - Walt Disney Short Films Collection
Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph)
Anno 2012
52° lungometraggio Disney
fonte: Disney Compendium
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Cominciamo dalla trama, da sempre molto semplice nei film targati WDAS, ma che qui gioca un ruolo più importante che mai. La prima cosa che compresero in Disney è che il film non poteva basarsi solo sull'esplorazione dei mondi videoludici, né sulle citazioni e sui personaggi concessi in licenza. Servivano personaggi in cui identificarsi, ed elementi narrativi abbastanza universali da poter esercitare il loro appeal anche su chi questo mondo ancora non lo conosceva. I personaggi dei videogiochi furono quindi trattati alla stregua di attori, chiamati ogni giorno ad interpretare il loro ruolo all'apertura della sala giochi, salvo poi staccare la sera, alla chiusura. Nel momento in cui vengono controllati dal giocatore perdono parzialmente il controllo delle loro facoltà motorie, anche se il film mostra che potrebbero benissimo resistergli all'occorrenza. Alcuni di loro, come il Sergente Calhoun, hanno una backstory inserita nella programmazione, che sanno essere falsa, ma il cui ricordo ne influenza, loro malgrado, la sfera emotiva. Inoltre alcune creature come gli insettoidi dello sparatutto Hero's Duty non sanno di essere in un gioco e reagiscono al loro istinto, come se si trattasse di veri animali. Ma per tutti gli altri si tratta unicamente di lavoro. Un lavoro che può non piacere.
Con l'arrivo di Rich Moore, il focus della storia viene infatti spostato da Felix Aggiustatutto, l'eroe di un gioco anni 80, al villain Ralph Spaccatutto, considerato dagli sceneggiatori più intrigante della sua controparte, per raccontare al pubblico cosa potrebbe accadere se ci si ritrovasse insoddisfatti dell'etichetta che la società ci affibbia. Lo spunto iniziale del villain stufo del suo ruolo, che va alle sedute di autocoscienza sognando di cambiare le cose, darebbe già di per sé materiale sufficiente ad imbastire un valido lungometraggio. Il film però va oltre e usa questo spunto solo come chiave di accensione per una vicenda più complessa e di ampio respiro.
Una volta lasciata la sua “casa”, il coin-op anni 80 Fix-It Felix Jr., e dopo una breve tappa nello sparatutto di ultimissima generazione Hero's Duty, Ralph arriva infatti a Sugar Rush, dove la storia prende nuovamente il via, come se si trattasse di un film nel film. Non si tratta però della confusionaria struttura a matrioska tipica delle ultime stagioni dei Simpson: con l'ingresso a Sugar Rush è possibile avvertire un calo di ritmo che potrebbe dare adito ad alcune perplessità, ma ben presto ci si rende conto che invece il tutto è perfettamente funzionale al quadro generale, che a dispetto dell'estrema varietà di situazioni non viene perso mai di vista. In questo mondo zuccheroso e fatto di dolciumi, Ralph si ritroverà infatti a specchiarsi nella piccola Vanellope, la cui condizione è addirittura peggiore della sua. A differenza di Ralph, che viene semplicemente trattato con diffidenza a causa delle sue dimensioni, pur avendo un ruolo all'interno della sua società, Vanellope è un glitch, un errore di programmazione, e come tale viene infatti pesantemente discriminata e trattata da intrusa nel suo stesso gioco. Sarà attraverso di lei che Ralph troverà la motivazione necessaria per mettere da parte le sue rivendicazioni e accompagnare la ragazzina alla scoperta degli intrighi che si nascondono all'interno del suo mondo, tanto caramelloso quanto infido. Perché bisogna proprio riconoscerlo: la trama di questo film è semplice ma allo stesso tempo ricca di elementi, spunti e storyline secondarie che vanno a intrecciarsi alla perfezione in un climax finale davvero intenso e emozionante, non risparmiando momenti davvero struggenti come la distruzione della macchinina, e persino alcuni colpi di scena, merce rara in questo tipo di cinema. Uno dei motivi di questi guizzi stilistici è la presenza tra gli sceneggiatori di un elemento nuovo, la brava Jennifer Lee, che verrà successivamente promossa a co-regista di Frozen , il successivo film degli studios. Rich Moore dal canto suo è stato veramente bravo ad infondere nel film la sua verve umoristica: raffinato, sagace e graffiante senza però cadere nel cinismo gratuito, è riuscito a sfruttare a meraviglia il meccanismo classico della società parallela, alimentandolo con idee sempre geniali. I personaggi sia principali che secondari sono realizzati con maestria e intrecciano relazioni assolutamente convincenti. Ogni particolare di ogni mondo videoludico rappresentato potrebbe benissimo generare ulteriore materiale derivativo, e l'impressione generale che si ha è che l'animazione Disney si sia finalmente proiettata verso una nuova frontiera narrativa. (...)
Quattro sono i personaggi principali del film. Ralph Spaccatutto e Felix Aggiustatutto non sono altro che la riproduzione tridimensionale degli artwork adesivi che decorano il loro cabinato d'origine, Fix-it Felix Jr. Le fonti d'ispirazione sono ovviamente Donkey Kong e Mario, avversari nei due storici arcade Donkey Kong e Donkey Kong Jr., di cui viene riprodotto a meraviglia lo stile cartoon tipico degli anni 80. Gli abitanti del condominio in cui si svolge il gioco invece si muovono volutamente a scatti e hanno un aspetto molto semplice, che però si armonizza con la stilizzazione cartoonesca dei due personaggi principali. I primi minuti di film ci mostrano il gioco dall'esterno, ed è un tripudio di pixel-art 8 bit, ma quando poi si entra nel loro mondo, con una straordinaria carrellata verso lo schermo, si può notare come la poligonalità non tradisca per niente l'effetto vintage degli ambienti. Il condominio che fa da setting al gioco è infatti minimalista ed essenziale e lo stesso vale per i dintorni, dall'aspetto spartano, squadrato, spesso e volentieri pixelloso. Persino le nuvolette di polvere assumono un aspetto cubico, ma sorprendentemente l'insieme risulta ugualmente coloratissimo e piacevole alla vista, senza alcuna freddezza visiva.
Vanellope e gli altri nanerottoli del videogioco di corse Sugar Rush sono invece radicalmente diversi. La fonte d'ispirazione del gioco è chiaramente la serie di Mario Kart, trasfigurata però in un mondo di dolciumi assolutamente disneyano, che richiama non poco la straordinaria Silly Symphony Pasticciopoli (The Cookie Carnival), e che regala al film la sua ambientazione principale. Si tratta di un fittizio videogioco giapponese anni 90, che come tale riserva ai suoi personaggi uno stile fortemente kawaii: occhi enormi, corpicini deformed, tanta pucciosità. Si tratta forse dei modelli più lontani dallo stile a cui ci ha abituati la Disney finora, ma il tutto viene controbilanciato dalle ottime e curatissime animazioni e dall'impegno profuso per non farli stonare col resto del cast. Re Candito merita però un discorso a parte. Pur essendo il re del mondo di Sugar Rush, non condivide con gli altri personaggi lo stile grafico, anzi, visivamente rappresenta un vero e proprio intruso. Sembra la versione aggiornata del Cappellaio Matto, e questo sia nell'aspetto che nella recitazione, che riprende pari pari quella di Ed Wynn, l'attore che in Alice gli prestava la voce, e che in Mary Poppins interpretava lo Zio Albert. I suoi movimenti offrono una gamma di virtuosismi veramente notevoli, in larga parte dovuti alla bravura di Eric Goldberg, veterano del 2D che con i suoi pencil test ha fornito istruzioni precise agli animatori su come muoverlo. Il motivo per cui Re Candito è stato differenziato tanto dal resto del cast di Sugar Rush diventerà poi chiaro più avanti nel film, quando ci verrà mostrato chi è davvero e cosa è capace di fare, mostrandocelo nell'atto di smanettare con il codice del gioco, in una delle più efficaci e illuminanti rappresentazioni visive del mondo virtuale mai viste al cinema sin dai tempi di Tron. Insomma l'impressione finale è che pur rimanendo nel solco delle stilizzazioni, gli artisti Disney piuttosto che scoppiazzare la Pixar abbiano invece trovato una strada personale per rappresentare i personaggi di Sugar Rush, attingendo a fonti diversissime tra loro.
Nella tappa ad Hero's Duty, infine, vediamo finalmente proseguire il discorso stilistico sulla figura umana iniziato con Rapunzel, che qui arriva ad un secondo step grazie al Sergente Calhoun, le cui fattezze richiamano molto la capellona di Glen Keane. Non si tratterà del personaggio più profondo del quartetto, ma al di là dello stereotipo della tipa tosta che sotto sotto ha un cuore d'oro, la biondina riesce a regalarci recitazioni ed espressioni veramente raffinate, e non è un caso che i primi concept del personaggio risalgano anche in questo caso all'immenso Glen Keane. A Hero's Duty, poi, dove dovrebbe prevalere un'atmosfera malata, fredda e in linea con le dinamiche da sparatutto, tutto è immerso in una trasognata luce verde, che di certo descrive un ambiente ostile, ma lo fa in modo ben poco realistico, quasi fantasy.
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Ralph Spaccatutto ha una signora colonna sonora. Le strumentali sono state composte da Henry Jackman, che si era già occupato del precedente Winnie the Pooh, e che qui dimostra una versatilità incredibile nel passare dalle sonorità del Bosco dei Cento Acri a quelle più elettroniche del mondo videoludico. Jackman fa un lavoro notevole scrivendo una partitura davvero originale, che riesce a comunicare emozioni anche molto forti usando sia l'orchestra che i suoni elettronici retrò, a seconda di dove si svolge l'azione. Pur non trattandosi di un musical, sono inoltre presenti alcune canzoni, la maggior parte delle quali sono le colonne sonore fittizie dei rispettivi giochi. Va detto che i Walt Disney Animation Studios non hanno badato a spese, coinvolgendo nomi molto famosi per ottenere brani che potessero davvero essere credibili nel loro contesto. Skrillex ha infatti realizzato Bug Hunt come colonna sonora di Hero's Duty, mentre il gruppo giapponese AKB48 ha invece realizzato la deliziosa e nipponica Sugar Rush, per il gioco omonimo. Abbiamo inoltre Buckner & Garcia con Wreck-It, Wreck-It Ralph, una sorta di inno al protagonista che ricorda non poco le sigle dei cartoni animati anni 80, e infine il pezzo degli Owl City, rilasciato anche come singolo, When Can I See You Again?.
Ed ecco quello che potrebbe forse essere l'unico vero neo del film: Ralph Spaccatutto è un'opera che non valorizza per niente la propria colonna sonora. È un peccato, visto che il materiale buono ci sarebbe, ma è un dato di fatto: Moore si è dimostrato un regista provetto sotto molti aspetti, tranne che in questo. Sia Bug Hunt che Sugar Rush non hanno alcuna rilevanza all'interno del film, si sentono di sottofondo per pochi secondi durante le partite ai rispettivi giochi, ma non si fanno per niente notare, non emergono, vengono coperte dal dialogo e dagli effetti sonori, e in fin dei conti è come se non ci fossero. Potrebbero essere benissimo sostituite da una qualsiasi strumentale e la differenza non si noterebbe, e specialmente per Sugar Rush questo è un vero peccato. Quest'ultima torna poi in versione integrale e “ripulita” durante i credits, ma inserire una canzone lì è come non averla utilizzata. E la cosa drammatica è che un destino ben peggiore l'hanno avuto le altre due canzoni citate. Sia When Can I See You Again? che Wreck-It, Wreck-It Ralph sono state relegate lì senza alcun utilizzo nel corso del film e questo dispiace molto, anche data la loro qualità. Che Ralph Spaccatutto non fosse un musical si sapeva, tuttavia molti film, pur non essendolo, riescono per mezzo di eleganti montaggi a trovare spazio per inserire qualche canzone. A ben vedere una sequenza del genere c'è anche qui, ed è quando Ralph insegna a Vanellope come si guida. Il problema è che la canzone ivi inserita è la preesistente Shut Up And Drive di Rihanna, che con il tono del film non c'entra proprio nulla. Oltre ad essere parecchio fuori registro, descrive la scena piuttosto male e fa venire una certa rabbia, specialmente se si pensa che in quella posizione avrebbe potuto esserci una delle tante canzoni create ad hoc e lasciate a marcire nei credits. Di positivo va riconosciuto che When Can I See You Again? è stata posizionata all'inizio dei titoli di coda e accompagna le bellissime animazioni in pixel-art dei primi minuti dei credits. (...)
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BluRay - Ralph Spaccatutto
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