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domenica 21 agosto 2016

Lorenzo (Lorenzo)



Anno 2004

fonte: Disney Compendium
L'idea alla base di Lorenzo affonda le sue origini negli anni 40, quando l'animatore veterano Joe Grant, dopo aver visto il proprio gatto lottare contro la sua coda, decide di proporre questo spunto al suo team. In quel periodo lo studio era al lavoro anche su Destino, il famoso progetto che avrebbe dovuto unire i talenti di Walt Disney e Salvador Dalì. Entrambi i cortometraggi vennero però accantonati, per esser ripresi solo sessant'anni dopo, per volere del grande Roy Disney. Il nipote di Walt aveva appena portato a termine Fantasia 2000 e stava già progettando un terzo film che non si limitasse solo alla musica classica, ma lambisse anche altri generi. Di questo nuovo set di brani avrebbero dovuto far parte, oltre a Destino, anche One by One e The Little Matchgirl, tuttavia il progetto venne abortito a causa delle nuove strategie dirigenziali. I quattro segmenti citati vennero tuttavia completati e furono così distribuiti come cortometraggi indipendenti, ognuno con modalità diverse.
A curarsi di Lorenzo fu Mike Gabriel, che si sobbarcò quasi interamente il compito di riesumare il progetto occupandosi della storia, della regia e anche del particolarissimo look che il corto avrebbe dovuto sfoggiare. La trama è chiaramente elementare, eppure deliziosamente cinica, tanto da ricordare a tratti le sagaci animazioni del warneriano Chuck Jones. Lorenzo è un grasso gattone viziato che se la ride dalla vetrina di un locale, mentre i felini affamati del circondario lo guardano disperati. A punire la sua vanità penserà un misterioso gatto nero, che attraverso un maleficio trasformerà la sua coda vaporosa in un essere vivente e dotato di una volontà propria. Da quel momento in poi il corto si tinge di surreale e ci mostra il povero Lorenzo sballottato qua e là dalla sua stessa coda, costretto suo malgrado a danzare di continuo. A ritmo di musica, vedremo la sua frustrazione crescere a livelli incontrollati, fino alla fatale e sofferta decisione di assassinare la sua persecutrice. (...)

La diatriba tra il gatto egoista e la sua coda ribelle avviene sulle note di un tango argentino selezionato da Mike Gabriel, Bordoneo y 900, scritto da Osvaldo Ruggiero e riarrangiato per l'occasione da Juan José Mosalini e la sua Big Tango Orchestra. L'idea di inserire un tango, sebbene eseguito da un'orchestra, è in linea con il progetto originario di Fantasia 2006, ovvero quello di espandere gli orizzonti, non limitandosi solo alla musica classica. È un vero peccato che un simile capolavoro abbia avuto un percorso distributivo tanto accidentato: Lorenzo venne infatti completato nel 2004 e proiettato al Florida Film Festival di quell'anno, salvo poi uscire brevemente nelle sale abbinato alla commedia Quando Meno Te Lo Aspetti (Raising Helen). Da quel momento in poi il corto sparì dai radar della Company e nessuno ebbe più la fortuna di vederlo, se si esclude un breve trailer riassuntivo che per lungo tempo è circolato sul web. Fortunatamente nel 2015 Lorenzo venne finalmente editato all'interno del Blu-ray antologico dedicato ai corti WDAS dell'epoca moderna e dunque nuovamente “sdoganato”, permettendo a una nuova generazione di appassionati di gustarsi la macabra vicenda del gattone edonista.

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BluRay - Walt Disney Short Films Collection


giovedì 4 febbraio 2016

Topolino - Strepitoso Natale (Mickey's Twice Upon a Christmas)



Anno 2004

fonte: la tana del sollazzo
Ci si dimentica troppo spesso che a disputarsi il titolo di primo lungometraggio in CGI della Disney non ci sono solo Dinosauri e Chicken Little. Questo gioiellino è infatti opera dei Toon Studios, costretti dalla casa madre a convertire tutto il lavoro già fatto in animazione tradizionale per il sequel di Mickey's Once Upon a Christmas nel ben più alla moda 3D. (...)
Diviso in due team, il gruppo di lavoro per Strepitoso Natale realizzò un 3d dignitoso per un direct-to-video, che pur non raggiungendo una qualità alta riesce ad essere comunque superiore a tanti film che in questo periodo passano per i cinema. Un 3d inevitabilmente plasticoso a tratti, che fa fare una gran brutta figura ai topi risparmiando invece il cast paperopolese. Un 3d che però sa offrire sfondi di qualità altissima, forse addirittura superiori a quelli del collega Chicken Little che nel frattempo stava nascendo alla Feature Animation. Alcuni paesaggi innevati sembrano infatti cartoline, e questo offre a Mickey's Twice un'atmosfera unica che Mickey's Once non aveva.
Se si esclude l'argomento grafica, che potrebbe alimentare polemiche a non finire, si può affermare che per una volta il sequel è migliore del primo episodio. Infatti oltre a mostrare un mondo Disney più "corposo" questo Mickey's Twice dimostra anche di essere costruito meglio. Non più tre episodi di venti minuti ciascuno ma cinque di lunghezza variabile, che può andare dai sei ai diciotto minuti, a seconda del respiro naturale della storia. (...)
Una formula vincente in uso già dai tempi de Lo Scrigno delle Sette Perle, in cui i brani più lunghi erano messi rispettivamente in terza e in ultima posizione. (...)

Bellezze sul Ghiaccio (Belles on Ice)
L'inizio non potrebbe essere migliore. Dopo un introduzione a base di libri pop-up "tridimensionali" prende il via il primo episodio, di soli sei minuti, che scalda lo spettatore con una storiella puramente coreografica. La rivalità tra donne giocata a suon di graffianti frecciatine è il tema di Belles on Ice dove Paperina e Minni si contendono la vittoria in una gara di pattinaggio artistico, mentre i loro rispettivi fidanzati le guardano scandalizzati. Benchè la plasticosità di Minni e Topolino balzi subito agli occhi, viene subito sdrammatizzata dall'incanto visivo che è questo episodio, che può annoverare gli sfondi e i colori migliori di tutto il film. E non solo gli sfondi e le luci sono responsabili della magnificenza di Belles on Ice, ma la sua bella parte la fa la musica e i cori del pubblico, di grande effetto. E' l'unico episodio in cui si possono vedere Topi e Paperi insieme, se escludiamo il finale, dopodiché tutti andranno ad occupare la loro rispettiva area di appartenenza. E c'è una chicca non da poco: la presenza di Giacinta, Alligator e i loro rispettivi corpi di ballo formati da Ippopotami e Coccodrilli provenienti dritti dritti da Fantasia e qui a supporto rispettivamente delle coreografie di Paperina e Minni. Ottimo modo di far interagire i personaggi.


Missione Natale (Christmas: Impossible)
E chi pensava che Paperone avesse veramente venduto la McDuck Mansion come aveva preannunciato nel dodicesimo capitolo di Life and Times si dovrà ricredere. Come già in Duck Tales, qui la villa ritorna ad essere un luogo per ospitare i parenti. E finalmente si vede la famigliola riunita, o meglio parte della famigliola, visto che Gastone o Nonna Papera continuano a non essere presenti. E' però un occasione per veder scorazzare per la villa oltre ai nipotini anche Paperino e una Paperina radiosissima. Come nel primo film anche qui la caratterizzazione di Paperone è bonaria fino all'inverosimile, e sebbene la figura del "saggio di famiglia" tutto sommato gli si addica non poco, stona assai vederlo rinnegare le sue turpi azioni passate, esortando i nipoti a non imitarlo. Stona un po' meno però se si intende Il suo dispiacersi di non essere mai stato tra i buoni nella lista di Babbo Natale come un rimpianto per l'infanzia perduta. Il timore di finire come Zio Paperone costituisce il leit-motiv della vicenda, che vede protagonisti i nipotini, che in una notte (!) compiono un viaggio fino al polo nord per aggiungere da soli i loro nomi alla lista. E' una delle due sequenze lunghe del film, e la sua posizione qui è strategica, al momento giusto per non stancare lo spettatore. Il fatto che sia incentrata sui nipotini richiama molto Stuck on Christmas, che apriva il primo film narrando un percorso di redenzione analogo che vede i nipotini passare dallo status di monelli egoisti a quello di bravi paperotti. E una delle chicche del film è proprio il loro esame di coscienza, quando riesaminano l'anno appena trascorso, a suon di marachelle e scherzi malefici ai danni del povero Paperino: un ottima occasione per mostrare scene di vita quotidiana ambientate a casa di Paperino, degne di una tenpage barksiana (deliziosamente macabro lo scherzo di Qui tagliato in due). La sequenza segna anche la prima apparizione esplicita di Babbo Natale - anche se un po' troppo tontolone - nel ciclo di film, quando nel primo se n'era addirittura messa in discussione l'esistenza.
Realizzato come anche l'episodio seguente da un team diverso da quello di Belles on Ice, questa parte presenta dei modelli leggermente diversi, forse più stilizzati, ma la differenza è comunque poco percettibile, visto che l'aspetto di Topi e Paperi non si mantiene troppo costante neanche tra episodi di uno stesso team. Paperone merita un discorso a parte: come in Topolino e la magia del Natale continua a presentare la stessa caratterizzazione grafica, con basette grige e palandrana rossa, vista in Scrooge McDuck and the Money, Mickey's Christmas Carol e Soccermania. Scrooge McDuck and the Money viene inoltre citato in uno dei quadri della McDuck Mansion. Un segno di continuità con la tradizione più classica che potrebbe disorientare lo spettatore abituato alla sua versione moderna. Il doppiatore italiano poi continua ad essere quello di Mickey's Once Upon a Christmas, elemento che discorda ancor di più, ma fortunatamente in originale rimane lo storico Alan Young, doppiatore del personaggio dal Canto di Natale in poi.


Natale con Papà Pippo (Christmas Maximus)
Uno dei maggiori pregi di questo film è appunto il buon mixaggio tra le diverse sequenze. A Pippo e Max tocca un breve intermezzo musicale , collocato al centro del film, che descrive una breve storia. Una variante musicale del solito tema di Max svergognato dal padre, che trova proprio nel suo essere una canzone, la sua ragione di esistere all'interno del film. Giunto alla sua quarta apparizione lungometraggistica, Max è ormai adulto. Non graficamente diverso dal Max di Estremamente Pippo, sembra adesso vivere altrove, e giungere da molto lontano per passare un Natale a casa di suo padre. Con lui c'è Mona, la sua nuova fiamma, e non ci sarebbe alcun problema a chiedersi che fine abbia fatto Roxanne (del resto era un amorazzo adolescenziale) se non fosse che la Rossa di In Viaggio con Pippo compariva in versione cresciuta nella House of Mouse. Ad ogni modo il tragicomico percorso di maturazione che va dal rifiuto all'accettazione delle stramberie paterne si ripropone ancora una volta, sulle note di Make Me Look Good, canzone fuoricampo che esprime i pensieri di Max. Graficamente parlando è forse l'episodio che più risente del brusco passaggio al 3d, e i musi di Pippo e Max finiscono per risultare molto artificiali, ma non si possono non citare i paesaggi innevati, che da soli valgono tutto l'episodio.
La definitiva consacrazione di Max nell'universo dei personaggi classici avviene proprio col suo sottinteso uscir momentaneamente di scena. Quando e come avverrà il suo ritorno non è dato saperlo, e del resto è meglio così, visto che adesso Pippo è un personaggio totalmente "libero", fattostà è bene che ogni tanto il personaggio occasionalmente ricompaia anche solo per aver avuto il merito di dare a Pippo quell'autonomia che il ruolo di spalla di Topolino gli aveva troppo a lungo negato.


Il Regalo di Paperino (Donald's Gift)
Un'altra breve, prima dell'episodio finale. Questa volta tocca a Paperino che protagonista assoluto non lo era stato neanche nel primo film. La storiella qui è semplice e divertente e vede paperino andare fuori dai gangheri a causa di We Wish You a Merry Christmas, canzone che lo ossessiona e che crede di sentire dappertutto. Un episodio minimalista che però getta uno sguardo sulla quotidianità di Paperino mostrandocelo per una volta a casa propria senza astrusità come barche o ville montane. E affianco a lui ci sono i nipotini e una Paperina sempre più radiosa che si riconferma come unico personaggio che nel salto da 2d a 3d ci ha addirittura guadagnato. Paperina poi qui è protagonista dell'inside joke più raffinato del film: i suoi abiti invernali sono infatti gli stessi che sfoggiava nelle storie natalizie di Carl Barks come Il Ventino Fatale.


Un Natale Senza Pluto (Mickey's Dog-Gone Christmas)
Il maggior bilanciamento rispetto a Topolino e la Magia del Natale non riguarda solo la durata degli episodi ma chi ne è protagonista. A rotazione tutti hanno il loro momento, pur apparendo in diversi episodi. Dopo Paperina e Minni, Zio Paperone e i nipotini, Pippo, Max e Paperino, viene il momento di Topolino e Pluto. E qui ancoira una volta Topolino si riconferma caratterizzato meravigliosamente, come del resto nei suoi precedenti direct-to-video. Un esempio per chiunque voglia rilanciare il personaggio mostrandone il lato più umano e simpatico. Nessun caso da risolvere (speriamo prossimamente di vederne uno animato) ma una storia di amicizia in cui a seguito della distruzione degli addobbi natalizi avviene una rottura tra lui e Pluto, con conseguente fuga del cucciolone. Mentre un Topolino disperato lo cercherà dappertutto, Pluto troverà ospitalità presso la squadra di renne di Babbo Natale. La seconda storia lunga è posta in conclusione del film, un modo furbo per mettere la parola fine dopo un racconto ad alto respiro. La casa di Topolino è la stessa di Runaway Brain, poi "canonizzata" nella serie Mickey Mouse Works mentre Babbo Natale è lo stesso visto nell'episodio di Qui, Quo e Qua (anche se in versione più saggia e carismatica), cosa che fa guadagnare al film parecchi punti coerenza. Un altro elemento che lega questo episodio a tutti gli altri è la presenza del signore arcigno che in tutti i precedenti episodi faceva dei camei venendo continuamente urtato da Paperi e Topi. Le renne sono poi dei gradevoli personaggi nuovi, gli unici che si guadagnano un loro spazio, e una propria caratterizzazione (oserei dire Pixariana) all'interno di un film con un cast composto da gente nota. Nel finale dell'episodio l'intera banda Disney si riunisce a casa di Topolino, per cantare insieme il reprise del medley natalizio che costituiva il finale del primo film. E' l'occasione quindi per riallacciarsi al lungometraggio del 1999, mostrando il cast arricchito delcaro vecchio Zio Paperone. E sebbene lasci un po' perplessi il fatto che Max sia adesso una pertica mentre Qui Quo e Qua sono rimasti dei nanerottoli, è una gioia veder finalmente riunita la banda Disney al (relativo) gran completo per un occasione speciale.

Come nel precedente film, la colonna sonora è ricca di brani cantati, canticchiati o anche solo strumentali che rielaborano alcuni celebri canti natalizi. Ma questa volta qalcosa di nuovo c'è, oltre alla bellissima strumentale Belles on Ice, che accompagna il primo episodio, c'è anche Share this Day, che accompagna i titoli di coda, realizzati, come gli interstitials, nello stile di un libro pop-up, come a voler simboleggiare la tridimensionalità dell'animazione. Ci sono poi brani celebri come The Most Wonderful Time of the Year, Deck the Halls, Jingle Bells, We Wish You a Merry Christmas e ovviamente la canzone di Max Make Me Look Good. Chiude ilt utto il già citato medley natalizio.
Non fu l'ultima volta che la terza dimensione avrebbe invaso il mondo dei personaggi standard, a giudicare dalla serie televisiva prescolare Mickey Mouse ClubHouse,
tuttavia a prescindere dalla tecnica di animazione, molti progressi furono fatti con Topolino - Strepitoso Natale nella canonizzazione definitiva della banda Disney, progressi che si spera non vadano perduti ora che la Disney sembra aver ritrovato la sua vena tradizionalista. E, sperando che non sia solo un rumor, ci si può serenamente mettere in attesa del futuro Mickey in Space.

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DVD - Topolino Strepitoso Natale!

lunedì 17 agosto 2015

Uno per Uno (One by One)



Anno 2004

fonte: Disney Compendium
Fra i titoli che vennero presi in considerazione per il mai completato Fantasia 2006, c'erano anche Fantasia World e The Music Project. Questo cambio si rese necessario perché gran parte dei brani previsti non si limitavano al tradizionale repertorio classico e sinfonico, ma andavano oltre, esplorando le tradizioni musicali dei diversi paesi: Destino era infatti basato su una vecchia canzone spagnola, Lorenzo su un tango argentino, e The Little Matchgirl era un concerto per archi del russo Alexander Borodin. One by One era infine la sequenza che più di ogni altra avrebbe dato un sapore etnico al progetto, visto che procedeva sulle note di un affascinante canto africano. Questa freedom song fu scritta e interpretata nel 1995 dal grande Lebo M per il CD Rhythm of the Pride Lands ispirato a Il Re Leone. Due anni dopo il brano divenne l'Entr'acte del musical The Lion King, con una coreografia che faceva uso di aquiloni a forma di uccelli variopinti. Per il cortometraggio il brano è stato riarrangiato includendo anche un coro di voci bianche.Come gli altri tre segmenti sopravvissuti, anche One by One si conferma un gioiellino. Tutto ruota intorno a un gruppo di bambini di una bidonville africana, che in un attacco di creatività fabbricano degli aquiloni con cui andare a divertirsi nei campi che circondano il villaggio. Gli aquiloni verranno lasciati volare liberi nel cielo alla fine, fornendo al corto una chiusa molto poetica. Fra i momenti migliori c'è senza dubbio l'improvviso cambio di setting e colorazione, che stupisce nel passare dai toni freddi del villaggio all'esplosione di luce dorata dei campi, mentre musicalmente si ha un climax vertiginoso. È come se si entrasse in un altro mondo, una dimensione parallela di felicità e spensieratezza in cui i bambini si aiutano tra loro con innocenza e entusiasmo. La grandiosa animazione tradizionale Disney è qui al suo meglio, e riesce a tratteggiare i bambini in modo davvero speciale, mentre al reparto colorazioni si devono alcune scelte cromatiche sbalorditive, che rendono ogni frame un'opera d'arte.A differenza degli altri segmenti di Fantasia 2006, One by One non ha avuto problemi di diffusione, benché la sua collocazione sia stata comunque poco felice. Il corto è stato infatti distribuito come contenuto speciale della riedizione in dvd de Il Re Leone 2 - Il Regno di Simba, uno dei cosiddetti “cheapquel” realizzati dallo staff della Disney Television, parificando le opere dei due studi senza che ci si curasse dell'ovvio scarto qualitativo. Lo strillo “dai creatori del Re Leone” che sulla custodia pubblicizzava la presenza del cortometraggio, non fece che confondere ancor più le idee al pubblico di allora, ormai totalmente diffidente nei confronti di una Disney in pieno sfascio.

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BluRay - Il Re Leone 2 - Il Regno di Simba

Il Gatto che Guardò il Re (The Cat that Looked at a King)



Anno 2004

fonte: la tana del sollazzo
Dal momento che il reparto televisivo e più in generale i Toon Studios dei cheapquel non erano certo adibiti alla produzione di corti, risulta strano vederli omaggiare Mary Poppins per il suo quarantennale con un cortometraggio da allegare al dvd doppiodisco. Forse la Pixar con l'idea del corto spin-off sta davvero facendo scuola, o forse dietro questo corto c'è la voglia di fare il cheapquel anche di Mary Poppins sequelizzandone la piccola parte animata, sta di fatto che nel 2004 Julie Andrews viene richiamata per interpretare questo nuovo corto a scrittura mista che si apre proprio di fronte al parco dove quarant'anni fa Bert disegnava col gesso e dove tutto è rimasto come un tempo. L'atmosfera celebrativa si sente, e anche se la Mary Poppins invecchiata che vediamo non viene mai chiamata per nome dai bambini di turno, le continue autocitazioni, unite alla colonna sonora che la accompagna e il font dei titoli di testa fanno ben capire che si tratta di lei, e che siamo di fronte alla cosa più vicina ad un direct to video di Mary Poppins possa esser concepito. La storia del corto è tratta da un racconto della Travers presente nel materiale originale ma che a suo tempo non venne adattato: vediamo Mary e i bambini entrare nuovamente in un quadretto per seguire una gatta bianca e far da spettatori alla disputa tra lei e un re convinto di sapere tutto, al quale nel finale lei aprirà gli occhi. L'animazione è molto semplice e stilizzata, vuole un po' scimmiottare lo stile anni '60 della sequenza animata del film originale e a tratti ci riesce bene, anche se talvolta da alcuni dialoghi traspare una certa ingenuità e zuccherosità che magari nel caso dei WDAS sarebbe stata mediata da uno stile più arguto e graffiante. Niente che infastidisca a tal punto da rovinare la visione però, e infatti la storiella rimane un divertissement gradevole da seguire, con alcune finezze d'animazione notevoli. Senza contare che è sempre bello rivedere dopo tanto tempo una simile icona Disney.

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BluRay - Mary Poppins

sabato 1 febbraio 2014

Winnie the Pooh - Ro e la Magia della Primavera (Winnie the Pooh - Springtime With Roo)



Anno 2004
lungometraggio dei WDTA

fonte: la tana del sollazzo
Curioso il fatto che in un periodo in cui tutti i film di Winnie the Pooh prendevano la strada del grande schermo, Ro e la Magia della primavera sia invece rimasto a languire nella categoria dei direct-to-video. Questo è quindi il secondo lungometraggio direct-to-video di Pooh dopo Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin. A dire il vero però qualcos'altro c'era già stato con Pooh nel circuito home video prima di Springtime with Roo: mi riferisco alla serie di dvd compilation che assieme a nuova animazione creata per l'occasione contenevano quattro mediometraggi vacanzieri prodotti nel decennio precedente. Tempo di Regali era stata la prima di queste uscite, e al suo interno conteneva oltre a un paio di episodi della serie tv, il mediometraggio A Winnie the Pooh Thanksgiving. Era poi uscito il dvd che conteneva Winnie the Pooh, a Valentine for You assieme ad un altro episodio della serie, sempre in tema con San Valentino. Qualcosa di più simile a un lungometraggio era stato Buon Anno con Winnie the Pooh che contornava Winnie the Pooh and Christmas Too! con 40 minuti di animazione nuova, e la stessa cosa avrebbe fatto con Booh! To You Too, Winnie the Pooh! il dvd Il Primo Halloween da Efelante, uscito solo l'anno successivo a Ro.
Springtime with Roo è invece un lungometraggio a tutti gli effetti, non ha al suo interno animazione riciclata, e non è un film a episodi, è però possibile che abbiano voluto intendere la sua uscita più nel filone di questi holiday special che in quello ben più importante delle uscite cinematografiche, che l'anno dopo avrebbe portato nei cinema Winnie the Pooh e gli Efelanti. A ben guardare però si capisce il motivo per cui Ro non è passato nei cinema: benché il film rechi la firma dei Toon Studios, l'animazione dei personaggi è stata realizzata a Toon City, dove prendono vita le serie televisive. I personaggi sono infatti disegnati e animati in modo assai scadente, e la cosa contrasta molto con i fondali che invece sono realizzati divinamente e presentano una colorazione davvero molto appagante. Probabilmente l'alta qualità di questi sfondi è invece opera dei Toon Studios, che si sono ritrovati a dover legare il proprio nome ad un film che avevano solo in parte prodotto, con conseguente perdita di parte della credibilità guadagnata con Il Re Leone 3. Il modo migliore di gustarsi il comparto grafico di Ro è quindi mettere il fermo immagine e ammirarne quindi le ambientazioni, impedendo ai personaggi di muoversi andando incontro a orrende deformazioni.
La trama non è altro che una reinterpetazione a tema pasquale del Canto di Natale di Dickens, utilizzato fino alla nausea in centinaia di cartoni animati ma sempre d'effetto. A dispetto del titolo non è certo Ro il vero protagonista della storia, in cui non ha certo un ruolo più grande di quello che aveva in T Come Tigro, bensì Tappo, che sembra detestare la Pasqua a causa di un trauma subito l'anno prima, quando a causa della sua eccessiva pignoleria era stato accantonato dai suoi amici e aveva perso il titolo di "coniglio pasquale", organizzatore dei festeggiamenti, finendo per ripiegare sul giorno delle pulizie di primavera. La struttura seguirà alla lettera la storia di Dickens con tanto di flashback, flashforward e redenzione finale. Pur appartenendo alla fase più recente del rilancio di Winnie Pooh, questo suo quinto film rispolvera alcuni elementi che in Pimpi erano stati messi da parte, rendendoli la base su cui si articola tutto il film e donandogli quel sapore tradizionalista. Innanzitutto la sequenza live-action introduttiva che getta uno sguardo sulla camera di Christopher Robin per poi passare ad aprire il libro di fiabe, e poi appunto il libro. Finalmente i personaggi tornano a muoversi tra le illustrazioni del libro, e addirittura ad uscirne spesso e volentieri dai margini, sedendosi sulla copertina, scorazzandondo tra le pagine o uscendone fuori, come fa Roo sull'inizio, bissando l'apertura di T Come Tigro. E poi c'è l'interattività col narratore, che assurge a vero e proprio personaggio della storia, a cui i personaggi spesso e volentieri si rivolgono e che se la cava e meraviglia nel ruolo di coscienza di Tappo, sostituendo così i tradizionali spiriti dei Natali passati, presenti e futuri. E' infatti la notte tormentata di Tappo in cui i suoi flahback lo tormenteranno il momento più simpatico del fim, in cui prima Tigro e poi lo stesso narratore lo trascineranno in giro per i capitoli, facendolo camminare sulla superficie del libro e addirittura sedere sulla costa in cima, per poi portarlo tra le pagine del libro che non sono ancora state scritte.
Il fatto che sia Tappo il protagonista è stato bellamente ignorato nel titolo e si è invece preferito intitolare il film a Ro, personaggio che si stava cercando in tutti i modi di rilanciare, anche a scapito degli altri suoi compagni di cast. Nel film sono assenti infatti sia Christopher Robin che Uffa. Per non parlare di De Castor, dato per disperso ormai da tempo. Una tendenza negativa a mietere vittime in un cast che si sta cercando di rinnovare tramite l'inserimento di personaggi nuovi come Effy, che l'anno successivo avrebbe debuttato in Winnie the Pooh e gli Efelanti.
Non è certo esaltante la colonna sonora di Springtime with Roo: oltre alle onnipresenti Winnie the Pooh e The Wonderful Thing About Tiggers sono presenti cinque canzoni nuove. Si parte con We're Huntin' Eggs Today, che i protagonisti cantano speranzosi di festeggiare la Pasqua, mentre Sniffly Sniff è la canzone che Pooh canta Tappo li costringe a fare le pulizie di Primavera. Easter Day with You è invece il tema principale del film, quello di Pasqua che verrà ripreso più volte, anche nel finale con il reprise The Grandest Easter of Them All. The Way It Must Be Done è infine la canzone che il Tappo del passato canta su come secondo lui devono essere fatte le cose. Tutte canzoni leggere, infantili e molto sciocche, che non stonano con il mondo di Winnie Pooh, anche se sicuramente nella serie si è visto di meglio.
Non brutto ma neanche imperdibile, Springtime with Roo appartiene alla fase calante dell'orsetto, periodo in cui l'abuso di film su di lui stavano inflazionandone la qualità. L'anno dopo con il cinematografico Winnie the Pooh e gli Efelanti Pooh avrebbe sospeso a tempo indeterminato la sua carriera, in attesa di tempi e sceneggiature migliori. Ro e la Magia della Primavera da parte sua fu l'ultimo lungometraggio dei Toon Studios al di sotto di una certa soglia qualitativa oltre la quale d'ora in poi non si sarebbe mai più scesi.

Wikipedia
IMDB

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DVD - Winnie the Pooh - Ro e la Magia della Primavera



mercoledì 14 agosto 2013

Il Re Leone 3 - Hakuna Matata (The Lion King 1 1/2 - Hakuna Matata)


Anno 2004
lungometraggio direct to video dei Disney Toon Studios.

fonte: la tana del sollazzo
Capolavoro. Questo è in assoluto il primo film dei Toon Studios che graficamente parlando si può considerare confondibile con l'originale. In nessuno dei loro migliori prodotti come Il Re Leone 2, Lilli e il Vagabondo 2 o Estremamente Pippo si era presentata questa caratteristica, e benché le animazioni fossero molto buone, qua e là si vedeva che i personaggi non erano identici ai modelli del primo film, ma se ne discostavano leggermente, vuoi per il tempo che passa, vuoi per il diverso stile degli autori. Questo colpaccio sarebbe riuscito in seguito solo con Lilo & Stitch 2 e solo parzialmente (visto che gli elementi di modernità sarebbero filtrati comunque) con Bambi 2. Qui invece non vi è alcuna differenziazione stilistica, e infatti il Simba che si vede è il Simba originale, il Pumba che si vede è il Pumbaa originale e così via. E cosa non meno importante pure colori, sfondi, ambientazioni sono le stesse del Re Leone.
E anche la storia. Perchè Il Re Leone 3 a dispetto del menzognero titolo italiano non è affatto un sequel della vicenda di Kovu e Kiara, ma un remake umoristico del primo Re Leone, visto però dal punto di vista di Timon & Pumbaa. La struttura del lungometraggio è, azzarderei dire, qualcosa di assolutamente mai visto nella storia del cinema: un mix assolutamente geniale e assurdamente delirante di, prequel, midquel, paraquel con una massiccia dosa di metacinema. Per capire bene di cosa si tratti è utile descriverne la struttura. Innanzitutto va premesso che tutto il film è proiettato su uno schermo cinematografico e che alla visione assistono Timon e Pumbaa, che però non si vedono mai se non in silhouette. I due nel corso della durata interromperanno più volte la visione per commentare ironicamente alcune scene, per fare il karaoke o anche solo per cambiare accidentalmente canale, guarda caso proprio nei punti di maggior suspance. Più che il film di Pumbaa, il cui passato era stato raccontato nel primo film durante Hakuna Matata, potremmo dire che questo è il film di Timon. Si inizia infatti con la fase prequel, in cui vengono raccontate le difficoltà di inserimento di Timon nel suo branco di suricate, impegnate ogni giorno a fuggire dalle iene. Gli unici due personaggi nuovi del film appaiono proprio in questo pezzo, e sono l'affettuosa madre di Timon e l'arcigno zio Max, che in virtù del loro essere due personaggi nuovi, sono gli unici che hanno la libertà di discostarsi dallo stile del primo film, anche se di poco. Zio Max è infatti l'unico a cui sono concessi certi movimenti estremi, mentre il resto del cast si attiene strettamente alla pur vasta gamma di pose e espressioni viste nel Re Leone. La colonna sonora è tutta un florilegio di citazioni a famosissimi brani del Re Leone sia strumentali che cantati come Hakuna Matata o Be Prepared. In questa parte di film però hanno luogo le due canzoni nuove principali: la prima è Digga Tunna, il coro che descrive la vita monotona dei suricati, un inizio travolgente e in puro stile musical con un forte umorismo intrinseco. Si passa poi a That's All I Need, la canzone in cui Timon esprime i suoi sogni, che era stata originariamente scritta un decennio prima da Elton John e Tim Rice con il titolo Warthog Rhapsody, ma era stata poi sostituita dalla celeberrima Hakuna Matata. Questa parte si conclude con l'autoesilio di Timon dal branco e con il suo incontro con Pumbaa.
La seconda parte del film verte tutta nella ricerca di un nuovo posto dove stare, seguendo le regole dell'Hakuna matata, principio insegnato a Timon da Rafiki. Ed è quella che ci potrebbe definire la fase paraquel, dal momento che i protagonisti nella loro ricerca finiranno spesso e volentieri in alcune scene del primo film vivendole in parallelo. Ovviamente sono tutte scene che avvengono prima della loro effettiva entrata in scena, e questa parte finisce per rivelare gustosi - e un po' prosaici - dietro le quinte che spiegano il vero motivo per cui in Circle of Life gli animali si erano inchinati o in I Just Can't Wait to Be King si era verificato il crollo della piramide di animali. I protagonisti nella loro ricerca attraversano il cimitero degli elefanti, la gola della carica degli gnu, fino ad approdare finalmente al luogo definitivo, la foresta lussureggiante in cui li abbiamo visti abitare nel Classico del 1994. In questa fase la colonna sonora è priva di brani inediti, ma ogni canzone apparsa ne Il re Leone viene in qualche modo citata, compresa It's a Small World, la canzone dei fratelli Sherman che accompagna l'omonima attrazione a Disneyland e che nel primo film veniva intonata da Zazu. La cosa buffa è che il tempo che vediamo trascorrere per Timon & Pumbaa, non corrisponde affatto al tempo che scorre parallelamente per Simba, ma alla durata effettiva del lungometraggio originale. Può capitare che improvvisamente si passi dalla parte iniziale con Simba neonato a quella successiva in cui Simba è cresciuto senza che per Timon & Pumbaa passi più di una notte.
Con l'arrivo di Simba nella storia le linee narrative si uniscono e non è più possibile giocare coi parallelismi come prima, ed è qui che il film compie dei miracoli per riuscire a filare pur con una struttura così bislacca. La terza parte è infatti un midquel ambientato durante il periodo di permanenza di Simba nella giungla e racconta del suo passaggio dall'infanzia all'età adulta. La paternità di Timon e Pumbaa è all'insegna di momenti topici caratterizzati da un'ottima colonna sonora. Innanzitutto vi è un rifacimento di The Lion Sleeps Tonight in cui vengono mostrate sequenze in notturna in cui Simba sveglia Timon per chiedergli questa o quella cosa, interrotte però da marachelle diurne di Simba in cui si sente ben altra musica. Il mix è senza dubbio originale - come tutto in questo film - ma senz'altro piacevole, anche perchè dopo mille interruzione la canzone ha finalmente modo di finire in modo poetico e trasognato. Segue poi la non meno bella gara a chi mangia più chiocciole in cui Timon e un Simba adolescente si sfidano sulle note del tema del Buono, il Brutto, il Cattivo di Ennio Morricone. Un altro dei meriti del film è quello di ripescare questo modello "di mezzo" tra il Simba cucciolo e il Simba adulto, che nel film si vedeva solo per pochi secondi nella sequenza della passerella sul tronco d'albero in Hakuna Matata. La crescita di Simba è qui narrata con la terza canzone originale del film: Sunset, Sunrise, intonata da Pumbaa e Timon, timorosi di star perdendo il proprio cucciolo.
E poi arriva Nala. E con lei la quarta parte. E le acrobazie che fa questo film per proseguire diventano inenarrabili. Da qui in poi infatti Il Re Leone 3 prosegue raccontando per filo e per segno gli eventi del finale del Re Leone. Solo che ora non ci sono più ellissi temporali da sfruttare, tutto è narrato più o meno in tempo reale e non resta che sfruttare tutti i momenti in cui Timon & Pumbaa non erano direttamente inquadrati per costruirci attorno una storia. Ecco quindi un gustoso dietro le quinte di Can You Feel the Love Tonight in cui si raccontano i sabotaggi che i due mettono in atto per non lasciare che l'amore li avvolga stanotte, e soprattutto un sapiente gioco a incastro volto a collocare ogni scena o immediatamente prima, o immediatamente dopo, quando non a mostrare le stesse immagini del Classico ma da un'angolazione differente. E incredibile a dirsi ma in tutto questo gli autori riescono a far stare una "crisi" tra i due amici che trova la sua soluzione nella decisione di andare insieme a combattere la battaglia finale contro le iene. Il combattimento che avviene in parallelo a quello tra Simba e Scar vede la partecipazione di Zio Max e della mamma di Timon, che all'occorrenza spuntano dal terreno per supportare i nostri nella lotta, chiudendo idealmente il cerchio iniziato coi problemi di branco di Timon. Ed è dopo l'incoronazione di Simba che il film giunge a compimento col trasferimento in massa del branco di suricati nelle terre del branco, segnando così il trionfo di Timon. Ovviamente in questa parte non manca la musica, nuova o riproposta: il balletto hawaiiano di Timon, un reprise corale di Digga Tunna e Grazing the Grass ascoltabile nei titoli di coda insieme ad un reprise di That's All I Need e una versione dance di Digga Tunna. Ma la vera sorpresa giunge prima dei titoli di coda quando si torna alla realtà del cinema e a reclamare una seconda visione del film giungono Mamma, Zio Max, Topolino, I Sette Nani, Paperino, Pippo, Stitch e tutto il cast dei classici Disney fino a quel momento conosciuto. Un finale assolutamente fuori di testa per un film che è quanto di più assurdo sia mai uscito dagli studi Disney.
La cosa più assurda di tutte è che, a dispetto della trama bislacca, tutto quanto funziona alla perfezione e il film si guadagna una sua autonomia che lo rende piacevole, tutt'altro che slegato, e fruibilissimo anche indipendentemente dal Re Leone. All'uscita in dvd, il film venne onorato di un edizione extralusso con ben due dischi, onore che la Buena Vista avrebbe ben presto smesso di tributare anche ai Classici. Con Il Re Leone 3, il cui titolo originale e assai più logico è The Lion King 1 1/2, si ha la fine del medioevo dei direct-to-video caratterizzato da prodotti scadenti e spesso opera della Disney Televison. Una nuova epoca era iniziata, in cui la qualità dei direct-to-video sarebbe rimasta, salvo rarissimi casi, sempre alta. Un livello qualitativo come quello di questo film però non lo avremo più visto fino a Lilo & Stitch 2, anch'esso indistinguibile come stile da un film della Disney Feature Animation.

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DVD - Il Re Leone 3

Topolino Paperino Pippo in I Tre Moschettieri (Mickey, Donald and Goofy in The Three Musketeers)



Anno 2004
lungometraggio direct to video dei Disney Toon Studios.

fonte: la tana del sollazzo
Il progetto di recupero dei personaggi standard, dopo la breve parentesi Movietoons sarebbe definitivamente passato nelle mani della Television, con le sue due serie tv Mickey Mouse Works e House of Mouse, e successivamente in quelle ben più capaci della sottosezione adibita ai lungometraggi: i Disney Toon Studios.
Nel ciclo dei quattro direct-to-video prodotti coi personaggi standard I Tre Moschettieri occupa il terzo posto, dopo Topolino e l Magia del Natale e Estremamente Pippo, ma questo lungometraggio si distacca dai precedenti per un motivo molto semplice: si tratta del primo lungometraggio "regolare" coi personaggi Disney standard. Fantasia, Bongo e i Tre Avventurieri, il ciclo latinoamericano o la bilogia natalizia erano infatti film a episodi, in cui Paperino, Topolino e Pippo occupavano uno spazio limitato e spesso di respiro pari a quello corto o mediometraggistico. Film come Zio Paperone alla Ricerca della Lampada Perduta, o i due film di Pippo si avvicinavano di più all'idea di lungometraggio con la banda Disney, ma per loro stessa natura altro non erano che spin-off che riguardavano un numero assai esiguo di personaggi.
Con I Tre Moschettieri si cambia musica: tutto il cast principale della banda Disney viene coinvolto finalmente in una racconto in costume ad ampio respiro, ispirato al romanzo di Dumas seppur liberissimamente. Anzi, diciamolo, ispirato solo ed esclusivamente per quanto riguarda titolo e contesto storico, perchè dell'opera di Dumas qui non c'è traccia se non nel cappello autografato da Athos, Portos, Aramis e D'Artagnan che Topolino sfoggia orgoglioso. Si ritorna agli antichi splendori dei cortometraggi classici riproponendo il classicissimo Trio Topolino-Paperino-Pippo finalmente riunito e caratterizzato alla perfezione. Topolino infatti è adorabile, un vero e proprio manuale di come lo si dovrebbe caratterizzare: con molta simpatia, una manciata di incoscenza, una di ingenuità e tantissimo brio. Accanto a un Topolino da ammirare stanno le sue due spalle, un Pippo tontolone, ma che avrà modo di esprimere il suo "pensiero laterale" almeno in un'occasione, e soprattutto un Paperino combattuto tra codardia e desiderio di riscatto che avrà modo di far bella figura sul finale, dopo un bellissimo momento in cui il personaggio entra davvero in crisi, strappandosi gli abiti di scena e rimettendosi la giubba alla marinara. L'innalzamento tonale tipico dei lungometraggi, che in quanto tali devono per forza avere al suo interno dei climax che preludano a una crisi e ad un combattimento finale, viene qui sperimentato quasi per la prima volta, dopo che lo si era parzialmente adoperato per Il Principe e il Povero, altro racconto in costume con la banda Disney, che però essendo un mediometraggio durava meno. E' chiaro che la voce di Paperino poteva in questo frangente diventare un limite bello grosso. Sarebbe stato facile anche se svilente per il personaggio, relegarlo alle gag comiche non facendogli dire niente di importante, ma qui il problema viene abilmente aggirato riservando a Paperino tutte le frasi che possano far reagire in qualche modo i suoi interlocutori, sbalordendoli, spaventandoli o facendo quindi in modo che tra sé e sé ripetano quanto appena sentito. Il personaggio viene in questo modo sapientemente sottotitolato, senza dare troppo nell'occhio, non risparmiandogli tuttavia qualche frecciatina da parte di Topolino e soci che ogni tanto faticano a capirne le parole. Oltre al trio è presente l'immancabile Pluto, Minni nel ruolo di principessa e Clarabella nell'insolito ma adattissimo ruolo di femme fatale, cattiva in via di redenzione. C'è poi Paperina, una dama di compagnia perfettamente in bilico tra quella dolcezza derivatale dalla tradizione cortometraggistica e quel cinismo che la tradizione fumettistica e le sue ultime apparizioni televisive le avevano conferito. Tra i cattivi militano invece un Gambadilegno lontano dalla tipizzazione che recentemente aveva visto prendere le sue sembianze personaggi da lui diversissimi ma sempre negativi come il signor Pietro di In Viaggio con Pippo. Qui Gamba è un grasso gradasso grosso con tanto di moncone in puro stile anni 30. E del tutto a sorpesa ecco tra i suoi sgherri i Bassotti alla loro prima apparizione animata dopo il mediometraggio Soccermania e la serie tv Duck Tales. Sono Bassotti strani questi, un trio di briganti dalla pelle grigiastra, di cui due assolutamente identici tra loro in accordo alla tradizione, e uno minuscolo, forse memore delle deformazioni che sulla Banda Bassotti aveva operato Duck Tales. Si sente un po' la mancanza di personaggi che avrebbero potuto completare il panorama, come il povero Orazio, tolto di mezzo per favorire la relazione Clarabella/Pippo e Zio paperone, che come tesoriere del castello avrebbe fatto la sua figura. C'è invece un personaggio nuovo, la tartaruga menestrello che funge da narratore della vicenda, rivolgendosi al pubblico e cantandone spesso e volentieri la colonna sonora. Perchè si sia voluto dare a un personaggio nuovo un ruolo che era stato ritagliato addosso al Grillo Parlante non è dato saperlo, ma non si può fare ameno di apprezzare questo tenero personaggio, che con il suo modo di fare timido e garbato si accattiva non poco le simpatie del pubblico.
Non si può certo dire che la trama de I Tre Moschettieri sia corposa, è infatti una storia semplice e non pretenziosa raccontata con garbo e con una sapiente sceneggiatura. E la storia di come Topolino, Paperino e Pippo coltivino fin da piccoli il sogno di diventare moschettieri, e di come il capitano delle guardie Pietro li nomini finalmente guardie del corpo della regina, sperando di sfruttarne l'incapacità per fare un colpo di stato. Una storia che può dare tanto o poco a seconda di come viene gestita. E qui viene gestita più che bene a suon di gag divertenti, momenti topici e simpatici anacronismi, come i fast-food o gli abiti tradizionali che Topolino e Paperino sfoggiano in alcuni momenti molto particolari.
Strepitosa è la colonna sonora, che anziché proporre nuovi brani rischiando di essere mediocre, preferisce muoversi in ambito classico proponendo alcune celebri arie prese dalla musica classica o lirica. I brani che qui vengono cantati con del testo creato per l'occasione sono di già per per sé una gioia per le orecchie e la loro collocazione qui fornisce un valore aggiunto che rende il tutto gustosamente parodico e dannatamente disneyano. Dopo un inizio metanarrativo in cui la tartarughina narratore introduce la storia facendo entrare lo spettatore tra le pagine di un comic-book, arriva il tema principale dei moschettieri pippidi: All for One and One for All basato su Orpheus in the Underworld di Offenbach, il celeberrimo come Can-Can. C'è poi il motivetto A - You're Adorable canticchiato da Pietro mentre si fa la doccia, che occupa pochi secondi per poi passare a Love so Lovely, il tema della principessa Minnie, ricalcato sul Nutcracker e sul Romeo & Juliet di Tchaikovsky. La canzone di Pietro, Pitey's King of France è invece basato sul In the Hall of the Mountain King di Edvard Grieg, famoso per la sua cupezza, mentre il tema d'amore che si sente nella tenerissima sequenza in cui Topolino e Minnie tornano a Parigi, Sweet Wings of Love, altro non è che il Blue Danube di Strauss. Ma il pezzo più esilarante è senza dubbio il duetto tra Pippo e Clarabella, in cui lui si mette a corteggiarla mentre lei sta cercando di farlo fuori, finendo così per far breccia sul suo cuore. La musica di questo brano, Chains of Love, viene direttamente dall'Habanera della Carmen di Bizet, ed è interpretata da un Pedicini che finalmente sembra star trovando il giusto modo di emulare Amandola come voce di Pippo. This is the End , è nientepopodimenoche la Symphony no.5 di Beethoven, ed è cantata a suon di ingiurie dalla tartaruga per scuotere Paperino e invogliarlo a partire alla riscossa. La battaglia finale che ne conseguirà verrà assai sdrammatizzata dal fatto di essere combattuta a suon di musica sul palcoscenico de L'Opera mentre come se niente fosse alcuni attori continuano a intonare le arie di The Pirate of Penzance and Princess Ida. Un modo per non prendersi troppo sul serio, facendo capire a chiunque si sentisse deluso dalla leggerezza della storia che altro non è che un allegra avventura di Topolino & soci.
Graficamente parlando siamo a livelli molto alti. Disegni e animazioni curatissime che non fanno certo sfigurare i personaggi portabandiera del mondo Disney facendo capire quanto amore verso di loro sia stato trasfuso nella realizzazione del film. Gli sfondi pure sono molto buoni, anche se colorati con toni molto tenui e pastellosi che rendono il film delicatissimo. Un'impostazione tutt'altro che spettacolare ma molto umile, che si vede anche nella composizione delle scene con trovate registiche molto sobrie e senza vertiginosi spostamenti di telecamera. Ci sono però molte citazioni più o meno volute specie nell'albo a fumetti che introduce la narrazione (e che tornerà nei titoli di coda), in cui si vede l'infanzia in povertà del Trio, strizzando l'occhio alle scene che in Bongo e i Tre Avventurieri li vedevano dividersi un fagiolo in tre.
In questo piccolo capolavoro molto impegno venne messo, e fu una bella delusione per il regista Donovan Cook, quando si vide negare da Eisner l'opportunità di mandare la sua opera sul grande schermo. Secondo Eisner i tempi dell'animazione tradizionale erano finiti e un prodotto come questo non sarebbe dovuto uscire dal circuito direct-to-video. I Toon Studios si rimboccarono così le maniche e cominciarono a progettare il loro primo film in computer grafica, utilizzando guarda caso ancora i tanto amati personaggi della banda Disney. MIckey's Twice Upon a Christmas era in arrivo.

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sabato 6 ottobre 2012

Gli Incredibili - Una Normale Famiglia di Supereroi (The Incredibiles)



Anno 2004
6° lungometraggio Pixar

fonte: la tana del sollazzo
E' il 2004 e la Disney, memore del gran successo riscosso l'anno prima con Alla Ricerca di Nemo, decide di mettere da parte Koda Fratello Orso e Mucche alla Riscossa e continuare a proporre come film dell'anno il consueto lungometraggio Pixar. Quando però Gli Incredibili sbarcò nei cinema, molti spettatori, ansiosi di rivedere sul grande schermo animaletti e tormentoni assortiti, rimasero delusi o, per meglio dire, perplessi. Gli Incredibili infatti non porta affatto avanti il discorso iniziato da Lasseter con Toy Story, ma quello iniziato da un altro lungometraggio d'animazione, uscito sotto l'etichetta Warner Bros qualche anno prima: Il Gigante di Ferro. Il regista dei due lungometraggi, guarda caso, è lo stesso: Brad Bird, il cui personalissimo stile di disegno raggiunge adesso la terza dimensione. Già nel Gigante traspariva la passione di Bird per Spirit di Will Eisner e più in generale per il mondo dei comics americani, con una certa predilezione per il genere supereroistico DC. Qui questa passione si fa manifesta, e il risultato è un film che della tematica supereroistica fa il proprio punto focale. Con Gli Incredibili la Pixar ci proietta per la prima volta in un mondo di esseri umani, da sempre la peggiore croce di ogni animatore 3d. Le poco convincenti comparse umanoidi dei film precedenti erano infatti in bilico tra realismo e caricaturalità, qui la Pixar fa una scelta di campo e, complice lo stile di Bird, decide di sbilanciarsi del tutto verso il caricaturale, prendendo le distanze dall'inquietante fotorealismo di prodotti come Polar Express. L'effetto che ne consegue è più che buono, viene però da chiedersi quanto questo film fosse adatto a questo tipo di animazione, e se in 2d non avrebbe dato uguali, se non migliori, risultati. I geniali presupposti su cui si basa la trama sono gli stessi dati da Watchmen, il fumetto di Alan Moore che più di ogni altro ha fornito a Bird l'ispirazione per Gli Incredibili. Quest'opera monumentale ha come setting un 1986 alternativo, in cui le tensioni della guerra fredda stanno per tradursi nella terza guerra mondiale. Si respira aria di apocalisse quindi e in un’epoca priva di ogni certezza neanche i supereroi , i cosiddetti “vigilanti”, possono più permettersi di esercitare la loro professione senza essere considerati pericolose teste calde. Ne Gli Incredibili il discorso cambia di poco, anche qui, come in Watchmen la diffidenza verso i supereroi provoca il loro forzato pensionamento, e anche qui è un decreto governativo a metterli a riposo. Come nel'opera di Moore, tuttavia, anche qui ci sono alcuni "irriducibili", che clandestinamente continuano ad esercitare. Uno di loro è Mr Incredibile, al secolo Bob Parr, che in piena crisi di mezz'età si ritrova a sognare i bei tempi andati, a scapito della sua nuova vita che lo vedrebbe impiegato come assicuratore presso una grigia azienda. Per la prima delle due ore di durata del film, non facciamo altro che vedere il povero Bob costretto a condurre una vita che detesta, in una dimensione che gli sta stretta, come suggerito più volte dalla regia, intenta a raffigurare la sua massa muscolare "compressa" nel cubicolo dell'ufficio o nell'abitacolo dell'auto. La famiglia Parr, è composta da Elastigirl, la moglie, e Flash, Violett e Jack Jack, tre figli i cui poteri ricordano molto da vicino quelli dei Fantastici Quattro di Jack Kirby. La dimensione familiare in cui vive la famiglia Parr è apparentemente normale, e il contrasto che si viene a creare con il loro status eccezionale, valorizzato dai problemi del capofamiglia, riporta lo humor del lungometraggio dentro i canoni umoristici Pixar, giocati sempre e comunque sul paradosso. E infatti è proprio questa la parte migliore e più geniale del film che contrappone a un setting e a una recitazione assolutamente realistica quelle piccole anomalie tipiche del mondo supereroistico che in questo modo saltano all'occhio creando l'effetto comico. E' un po' un peccato quindi che nella seconda parte del film, quando Bob Parr, illuso dal miraggio del ritorno agli anni di gloria, cade nella trappola tesa da Syndrome, ex-nerd disilluso e passato al male, molto di quest'effetto vada perduto. Con l'intera famigliola in trasferta su un isola tropicale per salvarlo, il lato supereroistico, fino a quel momento rimasto deliziosamente latente, esce fuori completamente, facendo assomigliare il film più a una fusione tra James Bond e Spy-Kids che a un capolavoro dell'animazione qual'è. E non basta la caricaturalità di quei due splendidi personaggi di Siberius ed Edna Mode a scrollargli di dosso quella parvenza di live-action d'azione che, accentuato dalla spettacolarità del formato Cinemascope, trova il suo apice nel combattimento finale contro il robottone metallico. Un po' un peccato quindi, perchè se si fosse insistito maggiormente sugli elementi visti all'inizio, magari portando a un megacombattimento che avrebbe coinvolto vari supereroi, avremmo avuto forse il capolavoro definitivo degli studi Pixar.
Gli Incredibili è assolutamente privo di canzoni, non si può però dire che la musica sia assente perchè la colonna sonora di Michael Giacchino contribuisce coi suoi pezzi strumentali - è presente anche un corrispettivo delle "canzoni della crescita" - a dare al fim quel feeling anni 60 che lo contraddistingue, e che trova la sua massima espressione nei titoli di coda, privi di gag animate, ma colmi di disegni iperstilizzati che rappresentano il radioso futuro combattivo della famiglia.
Per quanto l'accoglienza riservata al film non sia stata paragonabile al successo di Nemo, bisogna ammettere che la Disney a livello di pubblicità fece un buon lavoro, tanto che il film si aggiudicò l'Oscar 2005 come miglior film d'animazione e, come accaduto con Monsters & Co., i personaggi tornarono poi in Jack Jack Attack, cortometraggio inserito nel relativo dvd.
La Pixar sarebbe in seguito tornata al vecchio amore per i mondi paralleli, realizzando Cars, che avrebbe dovuto essere l'ultimo film della collaborazione con la Disney. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stata poi la Pixar, facendosi acquistare, a rimettere in sesto la Disney, rlanciando il 2d, in ossequio all'arte dei grandi animatori del passato come Frank Thomas e Ollie Johnston che, guarda caso, proprio nei due film di Brad Bird avevano fatto un cameo, esclamando che dopotutto non c'è niente come la vecchia scuola".

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giovedì 4 ottobre 2012

L'Agnello Rimbalzello (Boundin')


Anno 2004

fonte: la tana del sollazzo
Dopo un altro periodo sabbatico (a Nemo venne abbinato il vecchio Knick Knack) torna la tradizione di allegare al nuovo film Pixar in uscita un nuovo cortometraggio, e da questo momento in poi verrà sempre ossequiosamente rispettata. Il corto in questione è abbinato a Gli Incredibili, torna a far uso del parlato, tralasciando per questa volta lo slapstick, e il risultato è uno dei più autoriali tra i corti Pixar. Il regista è l'animatore Bud Luckey che infonde nella storia, nel design dei personaggi e nella narrazione il suo personalissimo stile e quel che ne esce è un corto stralunato, una sorta di fiaba minimalista, buffa e sconclusionata con una morale di fondo semplice e sincera. Il povero agnello che ama rimbalzare sui canyon trasmettendo allegria e gioia di vivere si incupisce quando viene tosato, ma un Lepronte (in originale Jack-a-Lope) gli apre gli occhi e gli fa capire che la vita è fatta di alti e bassi e bisogna saperli affrontare saltellando. Può sembrare banale, ma il modo in cui è narrato, l'andamento filastrocchesco, lo stile generale impreziosiscono il tutto rendendolo l'ennesimo gioiello Pixar. Da notare che l'auto che si intravede altri non è che il fondatore dalla Radiator Springs di Cars, successiva uscita Pixar.

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The Leaping Lamp

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mercoledì 19 settembre 2012

Favola Campagnola: I Tre Porcellini (A Dairy Tale)



Anno 2004

Simpatica rivisitazione della favola dei tre porcellini.
Animazione sintetica con i personaggi disegnati come se fossero sagome di cartone.

fonte: la tana del sollazzo
Ad interrompere la sequenza di capolavoroni ecco un corto realizzato in flash. Strano a dirsi, eppure è cosi. Nel 2004 esce l'ultimo lungometraggio in animazione tradizionale secondo le intenzioni di Michael Eisner, il gradevole Mucche alla Riscossa che, privo di un supporto pubblicitario decente, floppa paurosamente. I registi Will Finn e John Sanford desiderano però riutilizzare quello stile molto grafico presente nei credits, in cui i personaggi appaiono stilizzati come se si trattasse di decorazioni su una trapunta, e così scelgono di seguire le orme Pixar inserendo tra i contenuti speciali del dvd un cortometraggio spin-off con cui potersi divertire. Nel corto in questione appaiono un bel po' di personaggi del classico, in questa forma piuttosto strana, ovviamente animati in flash, e la trama consiste in Mrs. Calloway che racconta la fiaba dei tre porcellini, la quale viene però puntualmente alterata e rovinata dai suoi amici che la inquinano con ogni genere di spiritosaggine. Né lo stile grafico utilizzato, né il tipo di storia e di umorismo rimangono particolarmente impressi, anche perché la fiaba parodizzata è un cliché vecchio come il cucco, e quindi il corto, che è davvero poca cosa, viene in fretta dimenticato.

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Mucche alla Riscossa (Home on the Range)





Anno 2004
45° lungometraggio Walt Disney Animation

fonte: la tana del sollazzo
Home on the Range è senza dubbio uno dei film più discussi e uno dei maggiori flop della storia della Disney. Ultimo Classico in 2d secondo le intenzioni criminali di Eisner, questo film ha deluso le aspettative un po' di tutti: alcuni l'hanno trovato sottotono, dall'umorismo fiappo e assai poco interessante, altri troppo frivolo e assolutamente inadeguato a salutare degnamente l'animazione tradizionale. Ma vediamo di andare oltre il velo: non sarà un film frizzante quanto Le Follie dell'Imperatore - che a sua volta era risultato indigesto ad una generazione di spettatori meno giovani proprio a causa del suo umorismo moderno - ma è alquanto evidente che Home on the Range sia stato concepito e realizzato come un film anni 60 in ritardo, con tutto quel che ne consegue. Il precedente Brother Bear aveva cercato di salutare il 2d riesumando un po' la formula del musical anni 90, qui si prosegue in questa strana "bilogia dei revival" andando a ripescare gli elementi caratteristici del primo periodo xerox: le atmosfere spensierate, gli animali buffi, gli umani molto caricaturizzati, la stessa trama che si basa su un singolarissimo rapimento di animali rendono Mucche alla Riscossa un vero e proprio anacronismo filmico. E' infatti molto probabile che se si invertisse l' uscita di questo film con quella di uno qualsiasi fra acclamati classici come La Carica dei 101 o Gli Aristogatti non si noterebbero grosse differenze stilistiche, anzi, adesso saremmo tutti qui a dire peste e corna dei dalmata, ritenendo Mucche un pilastro dell'animazione disneyana. Uno dei motivi per cui il film ha floppato tanto è inoltre il suo essere uscito nel periodo sbagliato, proprio a ridosso dell'invasione delle commediole umoristiche in CGI firmate Dreamworks, fatte di animali buffi. La storia dell'animazione è fatta di corsi e ricorsi, e soprattutto di alternanze tra periodi più fiabeschi e "seri" e altri più disimpegnati e propensi alla commedia. Il fatto che la fase xerox e quella in CGI presentino molte somiglianze non dovrebbe però ingannare al punto di confonderle tra loro: Mucche alla Riscossa, sia graficamente che tonalmente, è un prodotto di un garbo assolutamente Disneyano, con una nobiltà di fondo che non ha proprio nulla a che vedere con la superficialità arruffianante tipica della Dreamworks. L'umorismo è tipico della vecchia scuola, e il meccanismo narrativo è assai collaudato, quindi pur rimanendo molto dalle parti dell'esercizio di stile il film scorre via che è una meraviglia, grazie ad una sapiente sceneggiatura, che sa dosare e ritmare il tutto molto meglio del povero Brother Bear, assai meno curato sotto questo aspetto.
Senza dubbio uno dei punti di forza del film, che non sono pochi, è la colonna sonora, composta da un finalmente redivivo Alan Menken. Senza dubbio un Menken minore, ma che si conferma come il sublime artista che è, dimostrando di essere perfettamente in grado di fornire pezzi orecchiabili e "a tema" come You Ain't, la spiritosa overtoure che introduce lo spettatore nel selvaggio west o Yodle-Adle-Eedle-Idle-oo, la canzone di Alameda Slim, fantastico villain che ruba le mucche ipnotizzandole con lo yodel, senza dubbio una delle più felici intuizioni del film. La malinconica Will the Sun Ever Shine Again?, e la trasognata Little Patch of Heaven completano il quadro di un film musicalmente impeccabile, facendo dimenticare invece le due sciocchezzuole pop presenti nei titoli di coda: Wherever the Trail May Lead e Anytime You Need a Friend.
Pur non essendo certo un capolavoro questo ultimo lungometraggio in animazione tradizionale dell'era Eisner andrebbe assolutamente rivalutato, anche solo ponendolo come si è visto nella giusta ottica produttiva, quella di un omaggio ad una vecchia ma gloriosa fase dell'animazione Disney.

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