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mercoledì 23 marzo 2016

Il nostro Amico Atomo (Our Friend the Atom)



Anno 1957

fonte: Disney Compendium
(...) Our Friend the Atom è il terzo episodio della miniserie divulgativa conosciuta come Tomorrowland.Regista di questo “interludio” èHamilton Luske, e le differenze di impostazione con il resto della serie sono evidenti: l'irriverente umorismo kimballiano viene infatti momentaneamente messo da parte, e la struttura del programma non prevede più la suddivisione a compartimenti stagni delle sequenze, ma un unico discorso organico e fluido. (...)


Come lo stesso Disney dice all'inizio del programma, gli artisti del suo studio non sono scienziati ma narratori. Lo storytelling disneyano da sempre si distingue per semplicità, chiarezza e capacità di arrivare ad un pubblico il più vasto possibile. Per spiegare agli spettatori la natura dell'atomo si ricorre quindi ad una fiaba, un breve sketch animato di pochi minuti, che diventerà però la metafora a cui verrà fatto riferimento per tutto l'episodio. Si tratta della storia conosciuta come Il Pescatore e il Genio, tratta da Le Mille e una Notte: un povero pescatore si ritrova tra le mani una giara da cui esce un temibile genio, che minaccia di uccidere il suo liberatore. Grazie alla sua arguzia, l'uomo riesce a raggirare il mostro, imprigionandolo nuovamente e portandolo ad esaudire i suoi desideri. Quella che poteva costituire una terribile forza distruttiva viene quindi resa inoffensiva e in un certo senso “amica”. L'intera scenetta è un gioiello di stilizzazione, graziata da un uso intelligente dell'animazione limitata. Lo stile non è esagerato come quello di Kimball, ma leggermente più classico. (...)
Sebbene in Our Friend the Atom sia presente molta altra animazione, questa comprende prevalentemente immagini statiche, schematiche o fortemente stilizzate. La storia del pescatore rimane dunque la sequenza animata più elaborata, e infatti verrà più e più volte tirata in ballo nel corso della dissertazione di Haber per illustrare meglio alcuni concetti. Lo scienziato spiega infatti che l'uranio è il minerale che rappresenta idealmente il genio cattivo, e che il nostro compito è capire come sia possibile farcelo amico, allo stesso modo del pescatore. È del tutto normale che Disney ricorresse a questo tipo di metafore per rassicurare un pubblico che aveva ancora bene in mente quanto successo a Hiroshima e Nagasaki poco più di un decennio prima. Successivamente si passa a raccontare la storia del rapporto tra l'uomo e l'atomo. Si comincia chiaramente nell'antica Grecia con Democrito, il primo a teorizzare l'esistenza di particelle indivisibili, vera e propria materia prima dell'universo. A causa dello scetticismo di Aristotele, le idee di Democrito sarebbero state ignorate per molti secoli, almeno fino al 1803, quando lo scienziato John Dalton le riportò in auge, formulando la sua teoria atomica.In questa parte del programma vengono passati in rassegna i principali scienziati che nel corso degli anni hanno portato avanti lo studio sull'atomo. Si cita Amedeo Avogadro e la sua teoria secondo cui gli atomi si legano insieme per formare delle molecole, inoltre vengono citate le ricerche di Henri Becquerel e dei coniugi Pierre e Marie Curie sull'uranio e il radio, che avrebbero portato a scoprire la radioattività. C'è infine spazio per una parentesi divulgativa sulla teoria della relatività di Albert Einstein, e su alcune importanti invenzioni come il microscopio. A rimanere impresso è soprattutto l'utilizzo dell'animazione schematica, grazie alla quale lo staff Disney riesce a comunicare concetti anche molto complessi, mostrandoci come gli stati della materia (solido, liquido, gassoso) derivino dal movimento degli atomi in essa racchiusi, e come sia possibile usare il calore per metterli in moto e produrre energia. Viene così fatto riferimento alle macchine a vapore, costruite proprio su questo principio, e alla loro necessità di alimentarsi di continuo con carbone e petrolio, dimostrando di essere ben lontane dal “genio nella giara” tanto desiderato dall'uomo. (...)


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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Tomorrow Land    


Mars and Beyond



Anno 1957

fonte: Disney Compendium
Con Mars and Beyond viene finalmente portato a compimento il progetto Tomorrowland. Il programma va in onda il 4 dicembre 1957 all'interno della serie tv antologica Disneyland e chiude il trittico di mediometraggi a tema spaziale firmati da Ward Kimball. (...)

Ritrovatosi ad affrontare un argomento tanto ipotetico, Kimball lascia chiaramente andare la sua fantasia a briglia sciolta, creando alcune sequenze che rimarranno nella storia dell'animazione, al punto che gli storici del cinema concordano nel ritenere l'esotico Mars and Beyond l'episodio migliore del ciclo. A presentare lo show troviamo come di consueto Walt, questa volta in compagnia di Garco, uno dei primi robot umanoidi mai costruiti. L'introduzione questa volta è molto breve e ben presto si passa alla prima lunga sequenza del programma. Si tratta di una ventina di minuti di animazione che, analogamente al segmento di apertura di Man and the Moon, ripercorrono con molto umorismo la storia dell'uomo e del suo rapporto con l'astronomia. Si parte dalla preistoria, quando si pensava che le stelle tramontassero andando a finire sul mare, e si avanza secolo dopo secolo prendendo in esame tutte le teorie più bislacche espresse da sapienti e filosofi. Le idee retrograde di Tolomeo, la rivoluzione apportata da Copernico e Galileo, tutto viene adeguatamente reinterpretato dalla feroce matita di Kimball.
L'animatore passa poi a dare vita alle ipotesi più fantasiose mai espresse riguardo la vita su altri pianeti, e si diverte così a ritrarre creature pazzesche e a renderle protagoniste di gag surreali. Si tratta di limited animation di altissima qualità con la quale Kimball dà vita alla versione disneyana dei marziani de La Guerra dei Mondi di H. G. Wells e persino alle creature descritte da Edgar Rice Burroughs nei suoi libri, con quasi sessant'anni di anticipo sul John Carter (2012) di Andrew Stanton. Il culmine viene tuttavia raggiunto dallo sketch conclusivo, in cui l'artista dà libero sfogo alla sua vena di follia, creando una parodia della fantascienza pulp dell'epoca. Come sempre Kimball si rivela un asso nel giocare sui tempi comici, e con un ritmo sincopato alterna le sequenze in cui il presunto eroe se ne sta in panciolle a fumare la pipa, con quelle in cui la sua segretaria si ritrova a fuggire dai marziani. Tutto avviene in un crescendo di demenzialità, in cui ogni cliché viene messo in burletta e l'umorismo nonsense la fa da padrone, tanto da includere addirittura un cameo di Paperino.
Concluso questo primo straordinario segmento umoristico, il tono dello show diventa decisamente più serio. La seconda sequenza fa quello che tanti anni prima aveva fatto La Sagra della Primavera di Fantasia (1940), proponendo al pubblico una rigorosa ricostruzione scientifica della nascita del nostro pianeta. Il punto di vista questa volta viene decisamente allargato, e ad essere preso in esame ora è l'intero sistema solare. Vengono quindi descritte le origini del Sole, della Terra e della vita, spiegando il ruolo del carbonio in tutto questo. Seguiamo poi il nostro cammino evolutivo, dai primissimi esseri unicellulari fino all'arrivo dell'uomo sul pianeta. Tutto questo ci viene illustrato ancora una volta grazie all'animazione ridotta, ma senza ricorrere alla stilizzazione, preferendo un approccio più realistico. Scopo di questa digressione è spiegare quali siano le condizioni ideali per la nascita della vita, e infatti successivamente vengono passati in rassegna tutti i pianeti del sistema solare, giungendo alla conclusione che soltanto Venere e Marte presentano caratteristiche analoghe alla Terra. A causa della perenne foschia che impedisce di osservare accuratamente Venere, non rimane che Marte a cui rivolgere le nostre attenzioni.
Nella terza sequenza si affronta finalmente l'analisi del pianeta in questione. Questa volta a scorrere sullo schermo sono immagini schematiche o riprese in live action, mentre l'oggetto della dissertazione sono gli astronomi che nel corso dei secoli hanno fatto teorie sulla natura del pianeta. Si parla soprattutto di Percival Lowell che, basandosi su alcune teorie di Giovanni Virginio Schiaparelli, arrivò a teorizzare che su Marte potesse esserci dell'acqua, una vegetazione e persino dei canali ormai secchi, vestigia di una passata civiltà. La teoria si sarebbe in seguito rivelata infondata, e i canali visti da Lowell al telescopio delle semplici illusioni ottiche. Ospite della sequenza è l'astronomo E. C. Slipher, che provvede invece a fornire al pubblico alcuni dati certi sul pianeta rosso. Lo scienziato spiega come il pianeta sia più piccolo rispetto alla Terra e come la sua rotazione avvenga a velocità doppia rispetto a noi, al contrario della sua rivoluzione attorno al Sole, due volte più lenta. Infine, Marte ha due satelliti, Deimos e Phobos, il corrispettivo della nostra Luna. Si tratta dell'unica sequenza dell'intero programma in cui l'animazione non ha un ruolo di primo piano.
La quarta parte di Mars and Beyond offre qualcosa di davvero unico nel panorama dell'animazione disneyana. Gli artisti si divertono infatti ad immaginare quale sarebbe ora l'aspetto del pianeta se in condizioni diverse la vita fosse stata in grado di svilupparsi. Questo what if permette agli animatori di sbizzarrirsi dando corpo alle loro fantasie, pur rimanendo in parte ancorati alle nozioni scientifiche apprese. Sullo schermo sfilano così creature inquietanti e fantasiose, eppure a loro modo credibili. Lascia stupiti la strada imboccata dallo staff di Kimball per rappresentare questa esotica utopia. Non è la prima volta che in queste produzioni televisive si rinuncia alla stilizzazione, per ricercare un approccio più realistico. Dopotutto era accaduto anche nel secondo segmento di questo Mars and Beyond, dedicato alla nascita della vita. Non era mai successo però che in tali casi si decidesse di rinunciare anche all'animazione ridotta. L'intera sequenza presenta infatti una ricchezza visiva tale da far invidia alle produzioni per il grande schermo, e l'accostamento fra la tradizionale full animation disneyana e queste immagini affascinanti e disturbanti crea un effetto incredibilmente drammatico.
Mars and Beyond si conclude in modo analogo ai suoi due predecessori, con una simulazione di quello che si ipotizzava sarebbe stato il primo viaggio dell'uomo su Marte. A introdurre questa quinta sequenza sono Ernst Stuhlinger e lo scienziato Wernher von Braun, già apparso nei precedenti episodi. I due ipotizzano che a portare l'uomo su Marte saranno delle navicelle alimentate a energia atomica, che partiranno da una base spaziale in orbita intorno alla Terra, arrivando alla meta tramite una traiettoria a spirale. La ricostruzione questa volta non è in live action ma in animazione ridotta, applicata ad uno stile realistico, come avveniva anche nel finale di Man in Space, primo episodio del ciclo. Inoltre, è nettamente più breve del solito. Mars and Beyond è sicuramente il capolavoro della serie e non stupisce quindi la scelta di Disney di distribuirlo sul grande schermo, in una versione opportunamente accorciata. In futuro la sequenza iniziale dei cavernicoli sarebbe stata riciclata all'interno del mediometraggio animato Man, Monsters and Mysteries (1974), mentre il robot marziano della parodia sci-fi di Kimball avrebbe fatto ritorno nello short Mickey's Mechanical House prodotto dalla Disney Television all'interno del revival Mickey Mouse Works (1999). Infine, nel 1959 verrà prodotto un mediometraggio di mezz'ora destinato al grande schermo, Eyes in Outer Space, ancora una volta diretto da Kimball, ideale appendice del progetto Tomorrowland.    


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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Tomorrow Land      

sabato 8 agosto 2015

The Truth About Mother Goose



Anno 1957

fonte: la tana del sollazzo
Nel 1957 escono solo due produzioni animate nelle sale, The Story of Anyburg USA di soli dieci minuti e questo The Truth About Mother Goose che con i suoi quasi quindici minuti di durata segna una svolta nella filmografia Disney, che sarà votata d'ora in poi alle featurette piuttosto che ai cortometraggi. Già sperimentato felicemente con Ben and Me e con i segmenti più lunghi dei film a episodi, questo formato diventerà preponderante, anche se per il momento viene utilizzato con cautela: questo e gli mediometraggi (featurettes) che seguiranno si potranno considerare tali solo convenzionalmente ed esclusivamente in ambito disneyano dal momento che la loro durata spazia tra i dieci e i venti minuti. La differenza tra un corto e un mediometraggio è molto labile e soggetta ad opinioni: nessuna meraviglia che nelle raccolte questa distinzione spesso e volentieri non sussista, come dimostrato dal Treasure Disney Rarities che accumuna gli Special Cartoon alle featurette. Lo scopo della featurette è fare luce sulla verità storica che sta dietro alle rime di Mamma Oca, corpus che Walt Disney da bravo americano aveva già più volte esplorato nell'ambito delle Silly Symphonies, selezionandone tre e spiegandone una per una l'origine. Un concezione episodica a un po' frammentaria dunque, ma il mix è ben riuscito anche perché le tre "lezioni" sono messe in ordine di lunghezza crescente e la resa è buona: si analizza prima Little Jack Horner spiegando che la filastrocca fa riferimento ad un servitore del re che era riuscito a rubare un piccolo tesoro nascosto in una torta riservata al suo sire, si passa poi a Mary, Mary Quite Contrary rivelando trattarsi di Maria Stuarda di Scozia e raccontandone la vita un po' dissoluta e per finire si narra la storia di London Bridge is Falling Down, la progressiva decadenza del ponte di Londra, presa in giro dai londinesi. La prima cosa che si nota in tutto questo è che si sta intraprendendo una direzione diversa, stilisticamente parlando, l'animazione ridotta non è facilona come in Melody o in Jack and Old Mac ma ha un suo perché, e i virtuosismi non mancano, come nella scena del re che cerca nella torta la sorpresa, in cui si muovono solo la testa e le braccia, o nella successione di amanti di Maria Stuarda narrata attraverso intriganti silhouette. Sembra una prova generale in piccolo di quello stile che verrà sperimentato in larga scala ne La Bella Addormentata nel Bosco da quello stesso Eyvind Earle, da un bel po' attivo nei corti. Se gli sfondi e le animazioni preludono a quelle dell'ultima grande fiaba di Walt Disney, altri aspetti forniscono un simpatico teaser di ciò che arriverà poi durante tutto il decennio seguente, quando la tecnica xerox permetterà all'animazione di tornare a fiorire: si tratta di alcuni volti caricaturali, della presenza ormai fissa di Bruns a firmare la colonna sonora, di Bill Peet alla storia e di Wolfgang Reitherman alla regia e soprattutto della scena del torneo medioevale che verrà presa di peso e inserita anche ne La Spada nella Roccia. Molto interessante sia stilisticamente che contenutisticamente, il cartone animato paga solo il fio del suo breve respiro che non può, a causa della sua natura episodica, dipanarsi a dovere come invece era accaduto in Ben and Me.




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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities

The Story of Anyburg, USA



Anno 1957

fonte: la tana del sollazzo
Siamo giunti alla fine degli Special Cartoon intesi come corrispettivo senza personaggi fissi dei brevi corti con Topolino o Paperino. The Story of Anyburg, USA è infatti l'unico corto prodotto nel 1957, sempre che di cortometraggi o di mediometraggi si possa ancora parlare date le minime differenze che li separano. Con la fine della produzione regolare emerge il concetto di featurette, già sperimentata con Ben and Me e con molti fra i segmenti che componevano i film a episodi. Adesso la featurette si sostituirà al concetto di cortometraggio in modo progressivo e più dolce, in maniera da non scioccare troppo gli spettatori (ma i filologi sì, frenati dalla quasi totale impossibilità di una classificazione seria e non arbitraria). Tuttavia ritengo che con i suoi dieci minuti, The Story of Anyburg, USA possa essere considerato ancora un normale corto. Il tema è simpatico e a suo modo di denuncia: una cittadina, stanca dei continui incidenti, mette sul banco degli imputati l'automobile, rappresentata da tre differenti autovetture umanizzate alla maniera di Susie e Cars. Tutta la scena si svolge in un aula di tribunale dove un'accusa piuttosto diabolica ed esagitata e una difesa flemmatica e tenerella si fronteggiano a suon di filmati e prove surreali finendo per concludere che il vero colpevole è ovviamente il guidatore sconsiderato. Lo humor è a ottimi livelli e le animazioni ridotte vengono qui utilizzate ottimamente donando ad alcuni personaggi un'espressività notevole, come ad esempio il pubblico ministero, spigoloso nello spirito e nella rappresentazione grafica.



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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney Rarities