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giovedì 6 agosto 2015
Chi ha Ucciso Robin? (Who Killed Cock Robin?)
Anno 1935
fonte: Disney Compendium
La Silly Symphony Who Killed Cock Robin? è basata su una filastrocca infantile appartenente da tempo immemore alla tradizione anglosassone. Non si sa chi l'abbia scritta in origine, eppure questi versetti sono stati nel corso dei secoli tramandati in diverse versioni e con un gran numero di significati differenti. Del componimento troviamo traccia in svariate raccolte, e in alcune occasioni Who Killed Cock Robin? è stato addirittura associato al celebre corpus di Mamma Oca. Nell'episodio della serie televisiva antologica Disneyland uscito nel 1957, More About the Silly Symphonies, è lo stesso Walt Disney a parlarne brevemente, mostrando come la filastrocca abbia avuto negli anni svariate interpretazioni. Disney prende ad esempio la caduta del governo di Sir Robert Walpole, avvenuta in Inghilterra nel 1742: i versetti vennero messi per iscritto per la prima volta in un libriccino solo un paio di anni dopo l'accaduto, e il riferimento alla caduta di Walpole sarebbe stato provato anche dal fatto che Robin è diminutivo di Robert. Ma questo è solo uno dei tanti casi che hanno visto Who Killed Cock Robin? utilizzato come spunto per fare della satira. Il cortometraggio disneyano del 1935 non è da meno e, pur mantenendo una propria autonomia, riesce a collegare perfettamente la vicenda allo scenario sociale dell'epoca della sua realizzazione.La struttura narrativa del cortometraggio è quella di un processo interamente cantato e recitato in rima. Gli autori delle canzoni sono Frank Churchill e Larry Morey, che firmano i tre brani che scandiscono le fasi della vicenda: Will You Love Me Tonight? accompagna i momenti precedenti al delitto, Who Killed Cock Robin? occupa la parte centrale, infine con Somebody Rubbed Out My Robin la vicenda vira verso la sua inaspettata conclusione. Questa svolta procedurale è sicuramente insolita per la serie, ma il modo in cui viene portata avanti è perfettamente in linea con la sensibilità artistica degli animatori dell'epoca. La società degli uccelli viene messa in scena seguendo fedelmente l'efficacissima ricetta che troviamo in capolavori come The Cookie Carnival (1935), Music Land (1935) o Woodland Café (1937), facendo corrispondere diversi elementi di questo microcosmo ad altri del nostro mondo: il giudice ad esempio ha le sembianze di un gufo, giocando sull'affinità tra il suo verso e la domanda che ripete incessantemente: Who Killed Cock Robin?. Il pubblico ministero altri non è che un pappagallo, che con le sue movenze nervose e lo sguardo obliquo, dimostra per l'ennesima volta l'immensa abilità degli artisti Disney nel tratteggiare un personaggio di sfondo, assegnandogli una personalità inconfondibile. La stessa risoluzione del caso, che vede una versione pennuta di Cupido assumersi la responsabilità del delitto, riesce ad essere sorprendente, divertendo lo spettatore senza prendersi troppo sul serio.
Come si è visto, anche in questa versione disneyana la vicenda di Robin si fa specchio della società, ritraendo con dissacrante arguzia alcune tipologie umane molto diffuse in quegli anni. Ad esempio la vittima, il pettirosso Robin, viene presentata mentre fa una serenata alla sua fidanzata, Jenny Wren. La voce di Robin parodizza quella di Bing Crosby, uno dei più importanti “crooner” dell'epoca. Fra i sospettati, il cuculo picchiatello è una evidente caricatura di Harpo, il più schizzato dei Fratelli Marx, mentre il merlo dall'atteggiamento flemmatico parodizza i modi di Stepin Fetchit, famoso per aver interpretato nella sua carriera diversi ruoli che sottolineavano gli stereotipi negativi relativi agli afroamericani. Un discorso a parte è necessario per la sensuale Jenny Wren. Il suo personaggio è basato sull'attrice Mae West, primo vero sex-symbol della storia del cinema, e di conseguenza rappresenta qualcosa di completamente nuovo per l'animazione disneyana. Il suo carisma e la sua ironia ricordano molto quello della sua erede diretta, la Jessica Rabbit di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit? che negli anni 80 avrebbe regalato all'animazione un altro intelligente esempio di sensualità disegnata. La pennuta Jenny per l'epoca è un personaggio sicuramente notevole, e non è un caso che venga riproposta anche in seguito. In Mickey's Polo Team la vedremo di sfuggita tra il pubblico al fianco di Robin, mentre in Toby Tortoise Returns Jenny si prenderà le luci del palcoscenico, mettendosi in mostra e flirtando apertamente con la tartaruga Toby.
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DVD - Walt Disney Treasures - Silly Symphonies
Giochi nell'Acqua (Waterbabies)
Anno 1935
fonte: Disney Compendium
Scritto nel 1862 dal reverendo Charles Kingsley, The Water-Babies, A Fairy Tale for a Land Baby, è un racconto satirico/didascalico che segue le avventure di un bambino che annega in un fiume e si ritrova a far parte della bizzarra comunità dei Water-Babies, imparando alcune lezioni morali che gli serviranno per tornare a vivere tra la sua gente. Nell'episodio della serie antologica Disneyland del 1955, The Story of the Silly Symphony, Walt affermerà che l'opera di Kingsley era stata la fonte d'ispirazione per Water Babies nel 1935. In realtà la Silly Symphony in questione è solo lontanamente ispirata a quel testo e non presenta alcuna trama. Consiste infatti nella rappresentazione di una giornata trascorsa sulle rive di uno stagno da un gruppo di strane creaturine, i bimbi acquatici del titolo. Questi microscopici putti, nudi ma privi di qualsivoglia connotato sessuale, dormono nelle ninfee e al mattino, cavalcando gli animali che popolano lo stagno, si recano sulle sue sponde per dare inizio ad una giornata fatta di giochi spensierati. Si tratta di una serie di sequenze innocue e poco incisive, tra le quali si distingue la corrida, allestita dai bambini utilizzando come toro... una rana-toro. Al termine della giornata vedremo i bimbi tornare alle rispettive ninfee, senza dimenticare di aver detto le consuete preghierine.Si tratta senza dubbio di un cortometraggio dalla bellissima atmosfera, ma anche della Silly Symphony meno interessante fra quelle prodotte in quegli anni. Alla totale mancanza di una storia, che di per sé costituisce un notevole passo indietro per la serie, si unisce un certo retrogusto lezioso e dolciastro. Il design dei bambini non è particolarmente ricco di appeal, e il continuo insistere sulla loro presunta tenerezza finisce paradossalmente per risultare sgradevole. L'utilizzo di neonati come protagonisti delle Silly Symphony non si limita tuttavia a Water Babies: ne avevamo avuto un esempio assai migliore nel 1933 con lo stupendo Lullaby Land, che sarebbe stato in parte replicato con l'ottimo Winken, Blinken and Nod nel 1938. Sempre in quell'anno sarebbe però uscita una Silly Symphony tematicamente molto simile a questa: Merbabies. Animato eccezionalmente, per mancanza di forza lavoro, presso gli studi esterni di Harman e Ising, il cortometraggio del 1938 avrebbe spostato l'attenzione dalle rive di uno stagno agli abissi marini, mostrandoci questa volta la giornata di un gruppo di sirenetti nati dalla schiuma del mare. Ancor più stranamente, nell'episodio di Disneyland sopracitato, sarebbe stato proprio Merbabies a venire erroneamente inserito dopo l'introduzione pensata da Walt per Water Babies.
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Mother Goose Goes Hollywood
Anno 1938
fonte: Disney Compendium
Nel 1938 lo staff di Walt decide di riaffrontare questo materiale, sia pur con un taglio radicalmente diverso. I personaggi conosciuti all'inizio del decennio e nell'avventura di Buci vengono messi da parte e i loro ruoli assegnati ad un cast molto speciale. Si tratta infatti delle caricature dei principali attori che al termine degli anni 30 impazzavano ad Hollywood. Non è la prima volta che nella filmografia disneyana troviamo questo tema. Nel 1933 l'animatore Joe Grant aveva infatti realizzato una speciale animazione destinata alla notte degli Oscar in cui sfilavano gli attori che avevano ricevuto quell'anno una nomination. Il suo stile avrebbe ispirato istantaneamente la produzione di Mickey's Gala Premier (1933), e qualche anno dopo di Mickey's Polo Team (1936), due cortometraggi molto particolari in cui Topolino si ritrovava faccia a faccia con la crema di Hollywood, pronta ad accoglierlo. Anche la serie delle Silly Symphony era stata contaminata dalla frenesia hollywoodiana di quegli anni in occasione di Broken Toys (1935), in cui alcuni dei giocattoli protagonisti avevano preso in prestito le sembianze delle celebrità del momento. Mother Goose Goes Hollywood rappresenta una tappa fondamentale in questo filone di cortometraggi perché per la prima volta gli attori famosi diventano a tutti gli effetti i protagonisti dello short.Come i suoi predecessori, il cortometraggio è strutturato come una serie di sketch che prendono in esame una alla volta le diverse filastrocche, mostrando gli attori di turno reinterpretarle in modo comico. Si tratta chiaramente di materiale simpatico ma difficilmente comprensibile per un pubblico moderno e non americano. (...)
Nota: Questa è l'ultima Silly Symphony a presentare il logo della serie. The Ugly Duckling, prodotta l'anno successivo e comunemente ascritta al corpus, avrà invece un'intestazione generica.
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More Kittens
Anno 1936
fonte: Disney Compendium
More Kittens conclude degnamente il 1936, l'annata che ha visto la serie delle Silly Symphony tingersi di autoreferenzialità. Dopo che Three Little Wolves, Toby Tortoise Returns e persino Mother Pluto avevano riportato in scena personaggi già collaudati, tocca ai gattini di Three Orphan Kittens tornare in pista, dopo il grande successo riscosso l'anno precedente. Walt Disney, come si è visto, non amava l'idea di realizzare seguiti delle sue opere perché si considerava un progressista. Del resto uno dei suoi motti, “Non posso superare i porcellini con altri porcellini”, è ancora oggi assai famoso. D'altra parte però le incessanti richieste da parte del pubblico e il desiderio di stabilità economica per poter affrontare la sua più grande fatica, Biancaneve e i Sette Nani, in uscita l'anno successivo, lo spinsero per breve tempo su questa strada. Il titolo di questo cortometraggio fa il verso all'incessante richiesta di “more pigs” avuta dopo l'uscita di Three Little Pigs, dimostrando quindi una certa autoironia. Nel contempo è probabilmente il titolo che meglio di ogni altro descrive onestamente il cortometraggio, la cui ragion d'essere si basa unicamente sul desiderio degli spettatori di vedere un “more of the same”.In questo sequel ritroviamo quindi Calico, Inky e Fluff, che in apertura vengono rincorsi dalla governante nera vista nel corto precedente, e che tornerà in futuro in Pantry Pirate (1940) e Figaro and Cleo (1943). Il terzetto si rifugia in giardino, per dare vita ad una sfilza di gag piuttosto blande, che li vedranno alle prese con vari animali, quali una tartaruga, una mosca e un uccellino. Si tratta di quella tipologia di umorismo minimalista che troveremo sempre più spesso nell'animazione di questi anni, e che al giorno d'oggi risulta assai datata. Piuttosto povero di contenuto, More Kittens si fa ricordare per pochi elementi, fra cui la citazione musicale a Who's Afraid of the Big Bad Wolf? e le sofisticate animazioni del grosso San Bernardo che accoglie i gattini sotto la sua ala protettrice, osservandoli benevolo mentre giocano in cortile per tutta la durata del corto. Questo personaggio era già apparso in Alpine Climbers qualche mese prima, duettando con Pluto e mostrando un'invidiabile presenza scenica. In questa fase gli addetti ai lavori lo chiamano Toliver, scherzosa storpiatura del nome del disegnatore Al Taliaferro, in forza agli studios sulla tavola domenicale delle Silly Symphony. Il nome del personaggio cambierà in Bolivar successivamente quando Taliaferro trapianterà il San Bernardo nella striscia giornaliera di Paperino, facendone ufficialmente il suo cane.
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Three Orphan Kittens
Anno 1935
fonte: Disney Compendium
Three Orphan Kittens esce leggermente dal solco che le Silly Symphony hanno tracciato negli anni precedenti. Non si tratta infatti di una fiaba o di una leggenda bensì di una collezione di situazioni dal sapore contemporaneo, vissute da un terzetto di gattini abbandonati, che si introducono furtivamente in una casa. Nei nove minuti di durata del cortometraggio, Calico, Inky e Fluff si troveranno alle prese con oggetti di uso comune, ma per loro ammantati di mistero, come una pianola, una bottiglia e persino i giocattoli di una bambina. Il meccanismo umoristico è quello brevettato da Norman Ferguson con la sequenza della carta moschicida in Playful Pluto (1934): attraverso la pantomima vediamo l'animale in difficoltà, in questo caso i gattini, costretto a ragionare cercando di trarsi d'impaccio. Il pubblico di oggi potrebbe trovare questo genere di gag ben poco sorprendente, tuttavia va ricordato che è proprio attraverso queste situazioni che l'animazione disneyana si sarebbe evoluta sempre più, riuscendo a comunicare al pubblico i sentimenti di personaggi non dotati di parola.Ad impreziosire il cortometraggio è però l'ottimo lavoro fatto sulla profondità degli ambienti. Nel percorrere le stanze della villetta, i tre gattini si ritrovano a vagare in scenari completamente tridimensionali, che al giorno d'oggi verrebbero ottenuti solo con l'aiuto della CGI. Le scivolate dei micetti sul pavimento lucido del salone dovettero colpire non poco i membri dell'Academy, che decisero di premiare Walt con il suo quarto Oscar. Un elemento che va inoltre sottolineato è la presenza della governante nera di mezza età, che cercherà di mandare via i gattini, facendosi impietosire alla fine dalle proteste della bimba della casa. Lo spettatore vede la governante dal punto di vista dei gattini, senza che ne venga inquadrato mai il volto. Questa tipologia di personaggio vedrà altri impieghi nell'animazione Disney: avrà a che fare con Pluto in Pantry Pirate (1940) e persino con Figaro, il gattino di Pinocchio, nel suo debutto da solista in Figaro and Cleo (1943). Troveremo un suo clone, chiamato Mammy Two Shoes anche all'interno dei cortometraggi di Tom & Jerry, prodotti da Hanna e Barbera per la MGM.Three Orphan Kittens fu un grande successo e i tre gattini divennero ben presto i beniamini del pubblico, che li aveva imparati a conoscere già nei mesi precedenti all'uscita del cortometraggio. La serie cartacea delle Silly Symphony aveva infatti dedicato il suo ottavo ciclo di tavole domenicali proprio all'adattamento di questo corto, sviluppatosi nell'arco di tredici settimane. Nella versione a fumetti la trama era ovviamente differente e più articolata: al posto della governante nera la figura ostile era rappresentata dal papà, e i gattini si guadagnavano l'adozione salvando la bambina da un incendio. L'anno immediatamente successivo gli studios avrebbero inoltre fatto uscire un sequel di Three Orphan Kittens, riproponendo in questo modo il terzetto di micetti che si era accattivato le simpatie del pubblico. Sebbene in questo periodo si sentisse quasi costretto a riportare in scena i personaggi più amati delle Silly Symphony, Walt Disney non aveva certo una grandissima opinione sui sequel, ed è indicativo che il titolo di questa seconda avventura di Calico, Inky e Fluff sia l'ironico More Kittens.
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Broken Toys
Anno 1935
fonte: Disney Compendium
Dopo la breve pausa dell'anno precedente, un cortometraggio natalizio torna a chiudere trionfalmente il 1935, allineandosi ai passati capolavori quali Mickey's Good Deed (1932), Santa's Workshop (1932) e The Night Before Christmas (1933). La vicenda in questione non è tratta da una fiaba o da una leggenda popolare ma è completamente originale, e vede un gruppo di giocattoli abbandonati in una discarica tentare di rimettersi in sesto, per tornare ad essere apprezzati dai bambini. L'idea alla base di Broken Toys è assolutamente vincente, dal momento che riesce a far partecipare emotivamente lo spettatore al problema dei protagonisti. Inoltre, l'operazione di autoriparazione cui i personaggi si sottopongono dà l'occasione agli animatori di cimentarsi con uno dei loro principali cavalli di battaglia: quello humor “meccanico”, basato sul fai-da-te e sull'intelligente riciclo di oggetti, qui destinati ad usi assai poco convenzionali. Capiterà quindi di vedere dei soldatini sostituire i propri moncherini con delle matite e di trovare un pupazzo taglia forte intento a donare parte della sua imbottitura a chi ne è rimasto sprovvisto.Il momento più alto del cortometraggio è però la delicatissima operazione che viene fatta su di una bambolina che ha perso i suoi occhi e a cui vengono trapiantati due azzurri bottoni. La scena ha un sapore solenne e pur trattando un tema così delicato riesce a non scadere mai nel cattivo gusto, emozionando e divertendo lo spettatore. Negli anni 30 erano frequenti i cortometraggi disneyani come Mickey's Gala Premier (1934), Mickey's Polo Team (1936), Mother Goose Goes Hollywood (1938) o The Autograph Hound (1939), in cui gli animatori di Walt inserivano omaggi e caricature delle principali star del cinema. A curare il design di questi personaggi era il bravissimo Joe Grant, che ritroviamo anche in questo Broken Toys. Buona parte dei giocattoli protagonisti del cortometraggio è infatti ricalcata su attori famosi dell'epoca: il flemmatico burattino nero altri non è che quel Stephan Fetchit che avevamo trovato anche in Who Killed Cock Robin?, mentre l'arcigno Jack-In-The-Box ha il volto di Ned Sparks. La bambola di stoffa bisognosa di imbottitura è Zasu Pitts mentre il burbero W. C. Fields presta il volto al giocattolo simile ad Humpty Dumpty, anticipando il ruolo che assumerà pochi anni dopo proprio in Mother Goose Goes Hollywood. Non è chiaro invece a chi possa riferirsi il bambolotto marinaio protagonista del corto, che trascina i suoi compagni nel suo progetto di restauro.I dialoghi in rima di Broken Toys fanno in gran parte riferimento a tormentoni e caratterizzazioni tipiche degli attori tirati in ballo. La natura hollywoodiana del cortometraggio non ne compromette tuttavia la godibilità presso un pubblico moderno, e infatti Broken Toys si regge benissimo sulle sue gambe, grazie all'azzeccatissima trama e alle intelligenti trovate, senza bisogno di ammiccamenti di alcun tipo. La presenza tutto sommato gratuita e non necessaria delle celebrità del momento finisce comunque per renderlo leggermente più datato rispetto ad altri cortometraggi affini, che paradossalmente facevano di Hollywood il loro unico punto focale. La colonna sonora del cortometraggio è scritta da Albert Hay Malotte, che a partire da Cock O' the Walk si sarebbe occupato per alcuni anni della musica di alcune Silly Symphony. Il tema degli oggetti malconci e abbandonati dagli esseri umani sarebbe più volte tornato in pista tempo dopo, in cortometraggi come Susie, the Little Blue Coupé e Little House, entrambi del 1952. Invece la storia d'amore tra Disney e il mondo dei giocattoli avrebbe avuto nei decenni successivi uno sviluppo considerevole. Negli anni 60 Walt avrebbe portato il pubblico nel Bosco dei Cento Acri, abitato da Winnie the Pooh e la sua compagnia di animali di pezza. A far convergere entrambi questi filoni avrebbe invece pensato anni dopo la Pixar di John Lasseter con la trilogia di Toy Story, trattando una volta per tutte e nel miglior modo possibile il tema dei giocattoli abbandonati.
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The China Shop
Anno 1934
fonte: Disney Compendium
La produzione di Silly Symphony del 1934 si apre con The China Shop. Si tratta di un cortometraggio piuttosto affine a The Clock Store, che nel 1931 ci aveva portato nella vecchia Europa, all'interno di un negozietto di orologi, capaci di prendere vita nottetempo. Come Flowers and Trees e Birds in the Spring troviamo un'altra Silly a colori che in apparenza si distacca dalla nuova strada maestra imboccata dalla serie, per riprendere invece l'antica struttura, predominante nella fase in bianco e nero. Sebbene l'ispirazione venga da una fiaba di Andersen, La pastorella e lo spazzacamino, il legame con la fonte originale è molto labile. In apertura troviamo un anziano negoziante ebreo che di sera chiude il suo negozio di porcellane per andarsi a riposare, ignaro che di lì a poco le statuine si animeranno per una nottata danzante. Tra i personaggi distinguiamo i due protagonisti, una dama e un cicisbeo molto simili a quelli intravisti proprio in The Clock Store, e il terzo vertice del triangolo, un inquietante satiro che adorna un posacenere. Dopo una prima parte improntata sui classici balletti, si innesca lo scontro tra il satiro e il cicisbeo, che avrà effetti distruttivi sull'intero negozio. A dispetto di questa impostazione, il cortometraggio è in realtà l'ennesimo esempio dei progressi e delle evoluzioni compiute dagli studios negli ultimi anni, e ciò che trasmette è tutt'altra cosa, rispetto alle Silly Symphony di qualche anno prima.La prima cosa che salta all'occhio è che quell'atmosfera mitteleuropea che avevamo già avuto modo di ammirare in The Clock Store e in molte recenti Silly Symphony è qui ancora più evidente. Il design dell'anziano negoziante è molto sofisticato, come se si trattasse dell'illustrazione di un antico libro di fiabe, inoltre la coppia di innamorati rappresenta un tentativo più che dignitoso di addentrarsi in un territorio ancora poco esplorato, quello della figura umana non caricaturale. La colonna sonora di The China Shop inoltre è davvero notevole: la musica è lenta, trasognata e avvolgente, capace di immergere lo spettatore nelle atmosfere di questo antico negozio, in un crescendo di meraviglia. L'animazione Disney anno dopo anno acquista una sempre maggior credibilità e questo in The China Shop provoca un curioso effetto collaterale: gag e situazioni che all'epoca del bianco e nero apparivano innocue, acquisiscono qui un sapore più sinistro, quasi disturbante. La scena in cui il satiro prende vita, la presenza sullo sfondo di piatti immobili su cui è stato disegnato un volto terrorizzato, e le stesse mutilazioni a cui le statuine vengono sottoposte durante il putiferio che si scatenerà, sono solo alcuni esempi di questo particolarissimo feeling, che rende The China Shop tanto affascinante. Non manca l'ironia: nel finale il negoziante ritorna e trova la sua merce malridotta, ma si trae brillantemente d'impaccio riciclandola come materiale d'epoca e ritoccandone adeguatamente il prezzo.
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VHS - Silly Simphonies
Santa's Workshop
Anno 1932
fonte: Disney Compendium
Santa's Workshop prosegue la catena di capolavori prodotti negli ultimi mesi del 1932. Non solo le Silly Symphony ma anche i cortometraggi di Topolino stanno avendo un'esplosione qualitativa incredibile, e perle come il natalizio Mickey's Good Deed lo dimostrano. Il Natale è il grande protagonista anche in questo gioiellino, che prosegue il discorso iniziato dalla serie con l'arrivo del colore, andando ad affrontare un'altra figura “leggendaria”: Babbo Natale. Negli ultimi decenni questo personaggio si è progressivamente definito nella cultura popolare, e l'anno precedente la Coca Cola l'ha per la prima volta raffigurato con il vestito rosso e bianco con cui lo conosciamo oggi. Lo staff di Walt decide di allinearsi a questo cambio di look, contribuendo così a diffonderlo nell'immaginario collettivo. Il personaggio rientra nella nutrita schiera di corpulenti protagonisti dalla voce baritonale presenti nelle Silly Symphony, che ha già visto King Cole e Re Nettuno e a cui in futuro si aggiungeranno anche Noè e Re Mida. Buffo ma incredibilmente carismatico e dotato di una calda e contagiosa risata, il Babbo Natale disneyano è senza dubbio il più riuscito fra tutti i suoi cloni, tanto che lo vedremo tornare l'anno successivo in The Night Before Christmas, vero e proprio sequel di Santa's Workshop.L'arrivo del colore nella serie delle Silly Symphony aveva portato una ventata di freschezza anche sotto il profilo narrativo. I primi cortometraggi successivi a questa svolta però conservavano ancora qualche retaggio dei vecchi schemi, sia pur rielaborati con intelligenza. Santa's Workshop costituisce un ulteriore passo avanti in termini di originalità, visto che non riutilizza formule già viste ma mette in scena una situazione totalmente nuova. Il corto è ambientato nella fabbrica di giocattoli di Babbo Natale e ci mostra le ultime febbrili ore di preparativi per la consegna dei regali che avverrà quella notte. Si tratta di sequenze diverse che descrivono le varie fasi dei lavori: preparazione della slitta, lettura delle letterine, costruzione e collaudo dei giocattoli e infine partenza. Ogni fase viene messa in scena con incredibile arguzia: nella fabbrica di giocattoli, ad esempio, gli gnomi spaventano le bamboline con un ragno di gomma per portarle a drizzare i capelli e procedere con la messa in piega, e lo stesso Babbo Natale si occupa di insegnare loro a dire “Mamma”. Si tratta di quelle gag “meccaniche” collegate al tipico umorismo ”a catena di montaggio” con il quale gli artisti dello studio si sbizzarriranno ancora a lungo. È ancora una volta Frank Churchill ad occuparsi della colonna sonora, mescolando musica classica come la Marcia Militare di Schubert (presente durante la parata finale in cui i giocattoli entrano dentro il sacco) con le deliziose strofe cantate o recitate in rima.Una delle sequenze più belle è senza dubbio quella in cui, durante la lettura delle letterine, Babbo Natale si vede chiedere un intero zoo da parte di un bambino “colpevole” di non lavarsi le orecchie, e riesce argutamente a trarsi d'impaccio allegando una saponetta ad un'arca di Noé giocattolo. Incentivare anziché punire sembra far parte della filosofia di vita di uno dei più positivi personaggi Disney. Santa's Workshop generò una ricca eredità: nel 1934, in Funny Little Bunnies, gli animatori ne avrebbero prodotto un delizioso corrispettivo pasquale mostrandoci un gruppo di coniglietti preparare uova di Pasqua e dolciumi vari per il grande evento. Babbo Natale, come si è visto, sarebbe invece tornato direttamente nel 1933 per il sequel The Night Before Christmas, in cui avremmo assistito all'ideale prosecuzione del suo viaggio, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. Il Santa Claus disneyano avrebbe avuto un certo successo anche nei fumetti, apparendo in un gran numero di storie natalizie, alcune delle quali firmate dal grande Carl Barks. Infine, nel ciclo di cortometraggi Prep and Landing, inaugurato nel 2009 dagli studios, il mondo di Babbo Natale e dei suoi elfi sarebbe stato nuovamente di scena, opportunamente aggiornato, per narrare ancora una volta al mondo il dietro le quinte della festa più bella dell'anno.
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DVD - Favoloso Natale con gli Amici Disney
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Moth and the Flame
Anno 1938
fonte: Disney Compendium
Il 1938 è l'ultima annata di produzione regolare per le Silly Symphony. Ne vengono realizzate ben cinque, dopodiché l'anno successivo la serie chiuderà i battenti, dopo l'ultimo corto del ciclo. L'uscita di Biancaneve e i Sette Nani (1937) ha infatti assorbito totalmente quel ramo produttivo disneyano dedito alla sperimentazione, incanalando in questo nuovo formato la vena artistica degli animatori. Capolavori come Woodland Café e The Old Mill (1937) sono ormai alle spalle, tuttavia la serie offrirà ancora materiale interessante. Moth and the Flame costituisce un curioso tentativo di riesumare l'antica formula che ai tempi del bianco e nero veniva utilizzata con una certa insistenza. L'ambientazione è un vecchio negozio di costumi, situato probabilmente in Europa, e i protagonisti sono una coppia di tarme che nottetempo lo visitano per sfamarsi. A dividere la coppia troveremo un elemento di disturbo alquanto affascinante: la personificazione di una fiamma, il cui volto richiama l'aspetto dei dandy dell'epoca. Nei suoi tentativi di sedurre la femmina, la fiamma arriverà a scatenare un vero e proprio incendio, prontamente domato da un esercito di tarme che accorreranno in aiuto dei protagonisti.
Ancora una volta vediamo dunque degli insetti utilizzare in modo alternativo alcuni elementi del nostro mondo, tra cui si ricorda una cornamusa, qui trasformata in un serbatoio d'acqua. Questo tipo di gag, in uso sin dai tempi di The Spider and the Fly (1931) e Bugs in Love (1932), rendono il cortometraggio godibile ma piuttosto distante dalla genialità di Woodland Café (1937), in cui questa stessa tipologia di humor era stata portata ad un livello successivo. Non è la prima volta che dall'arrivo del colore la serie delle Silly Symphony guarda indietro, riproponendo gli antichi schemi. Tuttavia cortometraggi come Birds in the Spring (1933) e The China Shop (1934), più che essere semplici revival avevano dimostrato gli enormi progressi fatti da allora, comunicando sensazioni molto diverse. Moth and the Flame è certamente meno ispirato di tali capolavori, ma rimane sbalorditivo per quanto riguarda effetti speciali e qualità degli scenari, molto vicini alle meraviglie che nel 1940 ritroveremo nella bottega di Geppetto in Pinocchio. Una nota stonata è invece il character design del piccolo protagonista. La tarma maschio si rivela infatti visivamente piuttosto scadente: i lineamenti infantili del volto stonano con l'eccessiva lunghezza del busto, e l'abbigliamento lo fa assomigliare ad un piccolo clown, anziché regalargli una credibilità come personaggio.
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Cock o' the Walk
Anno 1935
fonte: Disney Compendium
Cock O' the Walk è un'altra Silly Symphony a schema libero, non collegata ad uno scenario fiabesco. Si cavalca invece l'onda del nuovo motivo ricorrente della serie, ora in grado di portare lo spettatore all'interno di nuovi mondi, scenari affascinanti e curiosi, che permettono agli artisti di sfogare la propria vena umoristica. Come Who Killed Cock Robin? anche qui ci troviamo in una società di volatili semi-antropomorfi, in questo caso il microcosmo del pollame da cortile, che razzola nei pressi di una fattoria. È l'occasione per gli artisti di giocare ancora una volta a proiettare in questo mondo alcune ben note tipologie umane: le vecchie pettegole diventano qui anziane galline, mentre il bullo della situazione è un gallo cedrone che sfila in passerella nel ruolo di pugile in tournée. Degna di nota è la stupenda coreografia che coinvolge i volatili della fattoria e che occupa una breve porzione di Cock O' the Walk, come una sorta di “corto nel corto”: sulle note di un trascinante tango vediamo i pavoni fare la ruota, le colombe danzare impettite e le papere dello stagno disporsi in cerchio, assomigliando a giganteschi ingranaggi dentati. Un simile spettacolo visivo non sarebbe certo stato possibile qualche anno prima, quando ad imperversare erano i semplicissimi balletti dei corti in bianco e nero.
Il titolo Cock O' the Walk è un gioco di parole. Il suo significato, “gallo in passerella”, è un modo di dire piuttosto comune negli USA per indicare una persona vanesia, ma in questo caso ha un significato letterale ed è anche il nome del muscoloso pugile (evidentemente di origine irlandese) che in apertura vediamo giungere nel pollaio, acclamato come un vip. L'arrogante gallo cedrone sarà il protagonista di un divertentissimo triangolo amoroso, intromettendosi in una coppia di pollastri e facendo infatuare la giovane gallinella, con grave scorno del povero galletto rifiutato. Si tratta di una dinamica chiaramente scontata, ma messa in scena con un'enorme carica ironica. L'esito della vicenda è a dir poco pungente: durante il combattimento ingaggiato tra i due galli, la volubile ragazza si ritroverà in mano una foto compromettente che svela che in realtà il pugile è un padre di famiglia in cerca di scappatelle, e questo la porterà a cambiare ancora una volta fazione. Il graffiante umorismo disneyano si fa strada anche in un territorio, quello delle Silly Symphony, in cui a predominare erano altre suggestioni. Questo tipo di schermaglie, molto in voga anche nei corti di Popeye dei Fleischer, rimangono tuttavia molto attuali e costituiscono un ritratto spietato, ma veritiero, delle principali magagne della natura umana.
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The Night Before Christmas
Anno 1933
fonte: Disney Compendium
Il 1932 era stato l'anno di svolta delle Silly Symphony. Dopo una prima fase di cortometraggi in bianco e nero in cui a predominare erano state le danze di animali, il passaggio al colore aveva trasformato la serie. Cortometraggi come King Neptune e Babes in the Woods avevano scoperto le carte, mostrando al pubblico la nuova direzione fiabesca delle Silly Symphony, che avrebbe trovato un manifesto ideale anche nel bellissimo Santa's Workshop, ultimo cortometraggio dell'anno. In quell'occasione avremmo visitato la bottega di Babbo Natale, ammirando i suoi elfi impegnati a predisporre tutto per la partenza del loro capo. Santa's Workshop si era rivelato un gioiello di rara arguzia, che aveva aiutato a stabilire nell'immaginario popolare la figura di Babbo Natale, mostrandolo con l'aspetto che la Coca Cola gli aveva dato nella sua campagna promozionale dell'anno precedente. Al termine del 1933 viene invece realizzato The Night Before Christmas, autentico sequel di Santa's Workshop. Se il predecessore ci aveva mostrato i febbrili preparativi prima del grande evento, questo nuovo cortometraggio inizia nel momento immediatamente successivo e ci mostra quindi Babbo Natale mentre svolge il suo lavoro.Il titolo The Night Before Christmas e le strofette che aprono e chiudono il cortometraggio fanno riferimento all'omonima poesia del 1823, più tardi attribuita a Clement Clarke Moore, e conosciuta anche col titolo A Visit from St. Nicholas. Questo poema è sicuramente l'opera che più di qualsiasi altra ha contribuito a descrivere nell'immaginario popolare la figura di Babbo Natale, evolvendola dal suo archetipo St. Nicholas. Questa differente impostazione dà al cortometraggio un sapore leggermente più solenne e meno ironico rispetto al predecessore. Questa volta seguiamo Babbo Natale mentre si introduce in una casa in cui riposano alcuni bambini, per portare loro un po' di festa. Il personaggio è ancora simpaticissimo e la sua risata contagiosa risuonerà in diverse occasioni, mentre lo vedremo trovare i modi più ingegnosi per riempire le calze dei piccoli, piene di buchi. L'attenzione si sposta però più volte sui giocattoli, che prendono vita uscendo dal suo sacco e, cogliendo l'occasione, si organizzano per addobbare un albero di Natale, su ordine di Santa Claus.
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Birds in the Spring
Anno 1933
fonte: Disney Compendium
Birds in the Spring apre il 1933, la prima annata di Silly Symphony completamente a colori. Il tema del cortometraggio potrebbe per certi versi ricordare la vecchia impostazione della serie, quella in bianco e nero, in cui a predominare erano gli scenari naturalistici, anziché le fiabe e le leggende popolari. Il fatto che ad essere protagonisti siano di nuovo gli uccelli, già visti in Birds of a Feather (1931) e in The Bird Store (1932), non fa che contribuire a dare l'impressione di un deciso passo indietro. Non è assolutamente così: Birds in the Spring, lungi da costituire un involuzione per la serie, è invece il perfetto esempio di quanto le cose siano cambiate negli ultimi anni agli studi Disney. Non si tratta infatti di un cortometraggio composto da gag e balletti scollegati con un accenno di trama sul finale, bensì della storia di una famiglia di volatili, raccontata con tanta arte, intelligenza e una massiccia dose di pungente ironia. Sin dalla prima sequenza incontriamo i genitori in dolce attesa e li accompagniamo dalla cova alla schiusa. Il padre che cammina avanti e indietro in ansia per il lieto evento, il suo repentino cambio di atteggiamento e la fierezza con cui chiama a raccolta il vicinato dopo la nascita della sua prole, non possono non far pensare alla caricatura di atteggiamenti molto umani.Birds in the Spring è ammirevole anche sotto il profilo registico: da notare ad esempio l'ellissi narrativa con cui gli uccellini passano da implumi a vivaci pulcini, transizione ottenuta attraverso una raffinata dissolvenza. Dopo la crescita dei volatili assistiamo alle lezioni di canto e di volo condotte dal padre, e abbiamo modo di distinguere il maschietto del terzetto, che si trasformerà ben presto nel vero protagonista. Il piccolo infatti si allontanerà dal nido e lo spettatore ne seguirà il vagabondare per tutta la seconda parte del cortometraggio, assistendo attraverso i suoi occhi alla scoperta di un mondo nuovo, tanto affascinante quanto pericoloso. Si tratta di una sequenza molto godibile, e la presenza di un predatore inquietante come il serpente a sonagli fa ben capire i progressi che gli animatori Disney stanno facendo nel dare ai loro villain una connotazione sinistra. Degno di nota è anche il simpaticissimo finale, che vede il ricongiungimento dell'uccellino con la famiglia, la quale lo accoglierà... con una sana sculacciata. Sono tantissimi i particolari che impreziosiscono Birds in the Spring ma a spiccare è senza dubbio la memorabile colonna sonora, una partitura strumentale che commenta perfettamente le sequenze, valorizzandole e regalando all'intero cortometraggio un'aria trasognata e vagamente fiabesca.
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Midnight in a Toy Shop
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
Midnight in a Toy Shop è una delle Silly Symphony più interessanti del periodo. Caratterizzata da un magistrale uso del bianco e nero e da un'illuminazione davvero suggestiva, immerge lo spettatore in uno degli scenari più avvolgenti di sempre: l'antica bottega di un giocattolaio. L'esplorazione avviene dal punto di vista di un piccolo ragnetto, che si rifugia nel negozio di notte durante una bufera di neve. Midnight in a Toy Shop sarebbe stato solo il primo di un ciclo di due corti tra loro collegati: l'anno successivo con Egyptian Melodies il ragno sarebbe infatti tornato, conducendo questa volta il pubblico alla scoperta di un'antica piramide. La formula libera delle Silly Symphony permetteva infatti questo tipo di collegamenti, spingendo gli artisti a riprendere alcuni personaggi per realizzare dei veri e propri sequel.Dopo essersi introdotto nel negozio, il ragnetto si imbatte in un pianoforte giocattolo e inizia a suonarlo, risvegliando i giocattoli che inizieranno a danzare. Da questo momento in poi il cortometraggio rientra nei consueti binari della serie, mostrando ovviamente differenti coreografie che coinvolgono pupazzi, bamboline e jack-in-the-box assortiti. La ricca colonna sonora include Scotch Poem (Fern an schottischer Felsenkuste) di Edward MacDowell, una sezione ispirata a Pizzicato Polka di Leo Delibed, Cocoanut Dance di Andrew Hermann e Lautspiel-Overture di Keler-Bela. La cosa prosegue fino all'accensione accidentale di alcuni mortaretti, che provocheranno la fuga del ragnetto. La tematica dei giocattoli che prendono vita tornerà in alcune Silly Symphony natalizie come Santa's Workshop, The Night Before Christmas e Broken Toys, lasciando un segno indelebile nell'immaginario degli artisti futuri. Il lavoro degli studios sul ciclo di Winnie the Pooh e quello della Pixar su Toy Story raccoglieranno in modo perfetto questa preziosa eredità.
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The Merry Dwarfs
Anno 1929
fonte: Disney Compendium
La formula delle prime Silly Symphony si è ormai consolidata nel corso del 1929. L'ultimo corto dell'anno infatti è quello che più di ogni altro e senza alcuna variazione segue pienamente la ricetta. Ancora una volta troviamo ad incontrarsi il talento di Ub Iwerks e quello di Carl Stalling, che cuce insieme svariati brani musicali quali il Coro di Zingari dall'opera Il trovatore di Giuseppe Verdi, Bahn frei Marsch di Eduard Strauss, la Gavotte tratta dall'opera Enrico VIII di Saint Saens, Amaryllis (Aria di Luigi XIII) di Ghys e Jolly Fellow Waltz di Robert Vollstedt. Entrambi gli artisti sono ormai agli sgoccioli della loro permanenza agli studios. Lo scenario del cortometraggio questa volta è il bosco, e per la precisione un piccolo e pittoresco villaggio di gnomi, stupendamente tratteggiati con lo stile minimalista di Ub.
La traduzione esatta del titolo sarebbe in realtà “i nani felici”, dato che all'epoca non si era certo abituati ad operare una distinzione tra “gnomo” e “nano”, due differenti specie dell'immaginario europeo. Il cortometraggio vede questi esserini dedicarsi ai loro mestieri a ritmo di musica. Troviamo infatti fabbri, calzolai, produttori di birra e anche semplici ballerini divertirsi in questo pittoresco quadretto, che per la prima volta colora la serie delle Silly Symphony di fiabesco. Molto simpatica la sequenza conclusiva, nella quale due di loro si ubriacano e lo scenario si fa sempre più ondulato, fino a richiudersi su di loro con un effetto surreale.
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El Terrible Toreador
Anno 1929
fonte: Disney Compendium
El Terrible Toreador, seconda Silly Symphony, si distacca leggermente dalla formula seguita per i primi corti della serie. Non propone infatti balletti di animali o altre strane creature immerse in scenari naturalistici, ma una trama vera e propria, interpretata da personaggi umani. L'utilizzo della figura umana all'epoca non era molto frequente. Dopo i Laugh-O-Grams Walt aveva cercato di ridurre l'uso di esseri umani, non padroneggiandone ancora l'anatomia, e del resto i suoi animatori da sempre preferivano ripiegare sui cosiddetti funny animals, giudicati più attraenti dal pubblico. Le poche volte in cui i disegnatori si trovavano costretti a usare esseri umani ricorrevano alla caricatura per camuffare i loro limiti tecnici. El Terrible Toreador ne è il perfetto esempio. Lo stile caricaturale di Ub Iwerks infatti riesce a fare quello che in un lontano futuro gli artisti Pixar faranno per la CGI, creare un punto di partenza semplicissimo ed espressivo per una raffigurazione efficace delle persone. In questo caso l'ambientazione è l'assolata Spagna dove troviamo un terzetto di personaggi che formano un classicissimo triangolo amoroso: l'eroe, il minuto toreador Escamillos (sembrerebbe una caricatura di Walt Disney), la bella cameriera danzatrice Carmen e il bruto della situazione, il baffuto soldato Don José.a colonna sonora di El Terrible Toreador mescola in modo fantasioso i più famosi brani tratti dalla Carmen di Bizet (l'Ouverture, Habanera, Toreador) assieme ad alcuni motivetti provenienti invece dalla tradizione popolare, come da sempre abitudine di Carl Stalling. Il cortometraggio si suddivide in due sequenze abbastanza scollegate: nella prima abbiamo le schermaglie amorose dei protagonisti, mentre nella seconda l'azione si sposta nell'arena e assistiamo ad una corrida, esattamente come in Puss in Boots e Alice the Toreador. Stranamente il soldato baffuto da questo momento in poi cesserà di influire significativamente sulla trama, e l'attenzione verrà invece riservata alla lotta con un “toro” dalle fattezze leggermente femminee. Questo personaggio è piuttosto ambiguo: inizialmente sembrerà essere in combutta col toreador suo amico, ma nel corso della lotta si farà sempre più ostile, tanto da venir tolto di mezzo con una delle gag più grottesche della storia dell'animazione Disney: il toreador lo rivolterà letteralmente come un calzino, lasciando in bella vista le sue parti interne. L'humor nero tipico di Ub Iwerks rimarrà una costante della serie almeno fino al suo abbandono degli studios, che sarebbe avvenuto poco tempo dopo.
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Cannibal Capers
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
Gli ingenui stereotipi etnici presenti in cortometraggi come Cannibal Capers hanno dato qualche preoccupazione alla Disney Company nell'epoca del politicamente corretto, tanto da sentirsi in dovere di metterli da parte, o riproporli in home video preceduti da un'introduzione che ne spiegasse il contesto. Nel corto in questione siamo infatti in un villaggio africano, i cui abitanti vengono ritratti come se si trattasse di simpatici e stilizzati funny animals: le labbra somigliano ad un becco e il corpo altro non è che un filo a cui troviamo attaccata una sfera nera, che dovrebbe rappresentare la pancia. Si tratta inoltre di figure gommose e deformabili a piacimento, capaci di allungarsi a dismisura, come dimostra l'intelligente illusione ottica con cui si apre il corto, in cui le loro gambe prendono l'aspetto di palme. Questo è stato il primo cortometraggio fotografato impiegando la nuova cinepresa Universal dello studio, che sostituì la vecchia Pathè in uso sin dal 1923. Un esempio della flessibilità del nuovo strumento si può notare in un particolare movimento di camera presente all’inizio del cortometraggio.
A dispetto del titolo, non è presente alcun riscontro del fatto che gli abitanti del villaggio siano cannibali. Li vediamo infatti intenti a far danze tribali o a dedicarsi alle proprie attività a tempo di musica, cercando di mangiarsi al massimo una tartaruga. A cambiare le carte in tavola e turbare la quiete, interviene improvvisamente un leone, animato da Floyd Gottfredson, Jack King e Norman Ferguson. Il successivo siparietto con il selvaggio che cerca di sfuggirgli e il comico ribaltamento di ruoli sul finale chiosa in modo molto soddisfacente un corto divertente e ben ritmato. L'improvviso arrivo di un antagonista capace di mettere in pericolo l'idilliaco quadretto diventerà molto presto un elemento ricorrente in molti corti della serie, anticipando la volontà delle Silly Symphony di spostarsi entro pochi anni su un binario decisamente più narrativo. La colonna sonora include brani tratti da Carmen di Bizet, e da Moments Musicaux di Schuman.
Gli ultimi secondi del cortometraggio, ritenuti a lungo perduti, sono stati recuperati in occasione dell'inserimento del corto nel volume dei Disney Treasures More Silly Symphonies (2006).
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Winter
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
Winter conclude felicemente la quadrilogia delle Silly Symphony dedicata alle quattro stagioni. Nel corso dei mesi gli animatori sono riusciti ad evolvere la loro arte migliorando nettamente i fondali, assai più curati di prima. Anche nell'utilizzo del bianco e nero si notano progressi sempre maggiori: le sfumature di grigio che colorano il corto non fanno che accrescere l'atmosfera invernale, rendendo il tutto veramente suggestivo. Dopo una prima sequenza nella quale vediamo gli animali immersi nel letargo durante una bufera, prende il via la consueta parte musicale che li vedrà intenti a danzare come di consueto. Alci, orsi, istrici, tassi e altri mammiferi del bosco escono così dal loro sonno per esibirsi e pattinare sul ghiaccio.Secondo una credenza americana, se il secondo giorno di febbraio una marmotta esce dalla sua tana e non riesce a vedere la sua ombra, l'inverno finirà presto. Qualora fosse invece una bella giornata e l'ombra apparisse, la marmotta dovrebbe spaventarsi e tornare a nascondersi, segno che l'inverno durerà per altre sei settimane. La tradizione del “giorno della marmotta” viene ripresa nell'ultima sequenza di Winter, costituendo il simpaticissimo climax del cortometraggio. Già da qualche tempo gli artisti Disney stanno cercando di variare la solita formula, provando a costruire delle semplici trame mediante l'uso di animali predatori come antagonisti o elementi di disturbo. Il tirare in ballo questa curiosa tradizione rende Winter nettamente più originale della media del periodo, chiudendo nel migliore dei modi il pittoresco ciclo stagionale di Walt Disney.
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Night
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
Curiosamente Night potrebbe considerarsi un'ideale estensione del ciclo stagionale in corso in quei mesi. Sebbene non abbia a che fare con le quattro stagioni, il cortometraggio infatti replica in tutto e per tutto la formula di Springtime, mostrandoci ancora una volta una danza di animali legati ad un determinato scenario ambientale, in questo caso la notte. Si tratta senza dubbio di uno dei corti più ispirati e d'atmosfera, che dimostra come gli artisti Disney stiano acquisendo una totale padronanza espressiva e siano ormai in grado di creare suggestioni visive anche molto differenti. Le copie originali del film vennero stampate su pellicola blu per ottenere una colorazione che ricreasse l'atmosfera notturna.Sin dall'apertura Night dipinge un quadretto veramente intrigante, accompagnato da una colonna sonora finalmente all'altezza che include brani come la Sonata al Chiaro di Luna di Ludwig van Beethoven, Sul Bel Danubio Blu di Joahnn Strauss, The Glow Worm di Paul Lincke, The Mosquito Parade di Howard Whitney, First Heart Throbs (Das erste Herzklopfen) di Howard Whitney e la ninna nanna tradizionale Rock-a-Bye Baby. Dopo l'attraente ripresa iniziale sul laghetto con tanto di luna che canta, si passano in rassegna i più iconici animali notturni come i gufi, le zanzare, la rane e persino le lucciole, che vengono qui genialmente rielaborate come dei clown. Lo scenario lacustre è veramente attraente, e comunica molto bene l'atmosfera notturna, benché per ovvie ragioni di contrasto visivo il cielo sullo sfondo non sia stato dipinto di nero. Il balletto “puro” presente in corti come Night sarebbe stato molto presto scalzato dalla serie in favore di formule più ibride.
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Monkey Melodies
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
Dopo aver esplorato il fondo del mare con Frolicking Fish e il polo nord con Arctic Antics, si continua a variare lo scenario naturalistico, dando modo agli artisti di proporre un cast animale ancora diverso. Questa volta tocca agli animali africani: gli animatori raffigurano coccodrilli, pappagalli, gorilla, serpenti e ippopotami, la maggior parte dei quali impegnati come sempre a danzare sulle note dell'accompagnamento musicale di turno. Le vere protagoniste del corto, come svela il titolo, sono però due bertucce innamorate, che andranno incontro ad alcune disavventure. Con Monkey Melodies si nota una volta di più la volontà di arricchire il menu delle Silly Symphony aggiungendo ai consueti balletti un po' di sostanza narrativa.Se si escludono eccezioni come El Terrible Toreador, la serie delle Silly Symphony era partita presentando quadretti musicali corali, senza soffermarsi troppo su singoli personaggi. In corti come Cannibal Capers e Frolicking Fish erano stati introdotti però i primi antagonisti, con la funzione di turbare la quiete dei fin troppo spensierati personaggi danzanti. Monkey Melodies fa di più incentrandosi sulla già citata coppia di scimmie, e spostando a più riprese l'attenzione sul loro flirt. Stavolta l'elemento di disturbo è un coccodrillo da cui i due fuggiranno, andando incontro a numerosi altri predatori e cavandosela per il rotto della cuffia. Non si tratta comunque di una delle Silly Symphony più brillanti: i due protagonisti altro non sono che una variante di Topolino e Minni e questo tipo di vicenda sarebbe stata riciclata in seguito in svariati cortometraggi.
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Frolicking Fish
Anno 1930
fonte: Disney Compendium
rolicking Fish non è certo fra i corti più memorabili di questi primi anni, sebbene abbia come ambientazione il fondo del mare. È però il perfetto esponente di una formula di cui abbiamo già avuto le prime avvisaglie in Cannibal Capers e che caratterizzerà buona parte delle prossime Silly Symphony. Nella prima parte, assistiamo ad un serafico balletto di pesci, interrotto da un elemento di disturbo, che in questo caso è una piovra. L'evento caratterizza il finale del corto, più incentrato sull'azione, che culminerà con la sconfitta della disturbatrice. L'inserimento di una forma di conflitto spezza la monotonia alla quale le trame basate sul balletto puro stavano portando, ma nel prossimo futuro sarà abusato fino a diventare un cliché.
Il fondale marino tratteggiato dagli artisti Disney è ricco di fauna di ogni tipo, impegnata ad esibirsi e a danzare in spensieratezza: troviamo pesciolini, stelle marine, mante e aragoste, ma tuttavia a questa varietà visiva non si accompagnano trovate particolarmente brillanti. L'accompagnamento musicale include March of the Gnomes (Heizelmannchen) di Richard Eilenberg e The Dance of Serpents di Eduardo Boccalari. Il design della piovra si dimostrerà però particolarmente riuscito, e infatti ne ritroveremo una identica l'anno successivo nel cortometraggio di Topolino The Beach Party. In tale occasione la piovra si troverà nuovamente ad interpretare il ruolo di villain della situazione, motivo per cui gli animatori ricicleranno pure la sua sguaiata risata.
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