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martedì 18 agosto 2015

Come D'Incanto (Enchanted)



Anno 2007

fonte: Disney Compendium
(...)
Enchanted è la storia di come la ninfetta animata Giselle, candidata a diventare la principessina del reame di Andalasia, venga inviata nel nostro mondo da una perfida strega, per farle sperimentare cosa significhi essere privati del lieto fine. Se si escludono alcune brevissime sequenze nella parte centrale e finale del film, si può dire che il grosso dell'animazione tradizionale si concentri dunque nei primi dieci minuti, durante il prologo ambientato ad Andalasia. A causa della particolarissima situazione degli studios, questa sequenza non è però stata realizzata, come ci si aspetterebbe, all'hat building di Burbank. La recente svolta forzata alla CGI, imposta dalla gestione Michael Eisner, aveva infatti privato gli studios dei mezzi per poter realizzare animazione tradizionale, creando un notevole problema logistico a John Lasseter. La cosa migliore da fare era quindi collaborare con uno studio esterno, che potesse mettere a disposizione della Disney tali attrezzature, almeno per i primi tempi. La scelta è caduta sullo studio di James Baxter, animatore Disney veterano (Belle, Rafiki, Quasimodo) che aveva militato alla Dreamworks, prima di decidere di mettersi in proprio. Con l'invio da parte dei Walt Disney Animation Studios di artisti come Mark Henn e Andreas Deja, si è venuta a creare un'inedita alleanza tra i due studi, e il problema è stato risolto, giusto in tempo perché ai WDAS si potesse riattivare la strumentazione necessaria per lavorare al nuovo cortometraggio Pippo e l'Home Theatre.
Come D'Incanto si colloca perfettamente a metà strada tra l'affettuoso omaggio e la parodia, motivo per cui la sua componente animata presenta echi provenienti da tutta la filmografia disneyana. Lo stile degli sfondi e delle architetture è però molto personale, e richiama l'Art Noveau, con le sue ariose decorazioni e l'abbondare di motivi floreali. Il resto è ovviamente assai derivativo, e volutamente stereotipato: animaletti parlanti, canzoncine e leziosaggini assortite, vengono volutamente utilizzati in chiave ironica, senza temere di sfociare nella caricatura, il tutto per comunicare allo spettatore la sensazione di trovarsi nel mondo delle classiche fiabe Disney, così come se le ricorda lui. L'apporto di fuoriclasse come Deja e Henn ai personaggi umani si nota, e lo stesso James Baxter deve essersi divertito un mondo ad animare Giselle e il principe Edward, non risparmiando virtuosismi per ogni loro movenza. Baxter esaspera espressioni, reimpasta di continuo i lineamenti facciali dei personaggi, fa quanto di meglio si possa desiderare per trasmettere il potenziale comunicativo di una forma d'arte ormai data per spacciata, mostrandone la superiorità rispetto alla computer grafica dell'epoca, ancora molto limitata. Di contro, il character design degli animaletti amici di Giselle è sicuramente meno ricercato, ma si presume che questa banalizzazione sia puramente funzionale all'effetto stereotipato che si voleva ottenere.

Con l'arrivo di Giselle nella Manhattan live action si entra nel vivo della narrazione. L'aspect ratio si trasforma passando al formato panoramico e quello che inizialmente sembrava un classico film d'animazione diventa una delle più argute e brillanti commedie sentimentali mai prodotte dalla Disney. Il merito è della straordinaria interpretazione del cast, fra cui spiccano il caricaturale James Marsden e la spettacolare Amy Adams. Esagerati e teatrali in ogni loro manifestazione, accentuano il contrasto con il cinico mondo che ora li circonda, riuscendo ad apparire credibili nella loro improbabilità. Ogni loro movenza, ogni loro espressione, ogni minima battuta di dialogo trasuda stile e amore verso il paradosso, riuscendo a stare perfettamente in equilibrio tra l'omaggio e la parodia. Simpatica anche la macchiettistica interpretazione della malvagia Narissa e il suo servo Nathaniel, che trovano il loro perfetto corrispettivo live action in Susan Sarandon e Timothy Spall. Sono momenti di grande cinema quelli che vedono questi eccentrici caratteristi muoversi in mezzo a persone che non capiscono minimamente il loro repertorio di stereotipi. L'equilibrato e posato Patrick Dempsey nel ruolo dell'avvocato Robert fornisce loro un validissimo contrappunto serioso, mentre Idina Menzel nel ruolo della sua compagna Nancy rimane piuttosto di sfondo, venendo immeritatamente sottoutilizzata.
Compiuto il salto verso il live action, il film torna indietro molto di rado, e solo per brevissime sequenze, tuttavia lo stacco stilistico si avverte poco e la regia si porta dietro buona parte del suo dna animato. Questo si deve all'esperienza del bravissimo Kevin Lima, già regista di In Viaggio con Pippo e Tarzan, che riesce a dare alla sua New York un taglio assolutamente magico e di classe. I bassifondi non mancano, ma non si tratta più di quella sudicia atmosfera urbana vista in Oliver & Company, ma un regno in cui predominano il blu del cielo stellato, il verde di Central Park e l'oro dei ristoranti e le sale da ballo. Un luogo magicamente idealizzato che regala la sensazione di star guardando la perfetta proiezione live action di un lungometraggio d'animazione Disney.
L'illusione di star guardando un autentico film d'animazione è aumentata dalla colonna sonora del geniale Alan Menken, responsabile dei maggiori successi del rinascimento anni 90, che non partecipava ad un film Disney da Home on the Range. Menken stavolta riesce nella dura impresa di tenere il piede in più scarpe: ogni minimo giro di note che compone la colonna sonora di Come D'Incanto riesce ad omaggiare le molteplici anime del cinema disneyano, senza rinunciare a dare al film una sua identità. Le sue strumentali commentano alla perfezione tanto le sequenze animate quanto quelle live action, per giunta mantenendo uno stile omogeneo. Ma è nelle cinque canzoni scritte assieme al paroliere Stephen Schwartz che la sua opera mostra la sua vera forza, inscrivendo Enchanted nella miglior tradizione dei musical Disney a scrittura mista di cui fanno parte anche Mary Poppins e Pomi d'Ottone e Manici di Scopa.
  • True Love's Kiss - Il film inizia sfoderando il nuovissimo logo Walt Disney Pictures con il tradizionale castello. Ma una rapida zoomata ci porta dentro la sala in cui si apre un libro pop-up che racconta la storia di Enchanted, mentre la voce narrante di Julie Andrews ci presenta i personaggi e partono le prime note dell'overtoure. Questo primo brano accompagna buona parte della sequenza animata e rappresenta la canzone di Giselle, la tradizionale “i want song” con cui la principessa si confida con le sue spalle animalesche. Il riferimento è alle colonne sonore dei film animati Disney appartenenti alla prima era come Biancaneve, Cenerentola e La Bella Addormentata nel Bosco. Sequenze storiche come Once Upon a Dream, A Dream is a Wish Your Heart Makes e Someday My Prince Will Come vengono omaggiate in molti modi, riproducendo addirittura i ritmati recitativi che le introducevano, favorendo la transizione dal parlato al cantato.
  • Happy Working Song - La seconda sequenza musicale è posizionata poco dopo l'arrivo nel mondo reale. È il momento di massimo straniamento per Giselle, ancora legata al mondo che conosceva, e la regia “la aiuta” ricalcando lo stile animato: la macchina da presa volteggia intorno a lei permettendosi notevoli virtuosismi e si concede numerose zoomate sui prosaici animaletti di città, che aiutano Giselle a riordinare l'appartamento di Robert. La fonte d'ispirazione per questo secondo ironicissimo brano sembra essere un'altra Disney, quella più scanzonata dei fratelli Sherman, che ne avevano curato le colonne sonore negli anni 60, in piena era xerografica. I riferimenti a Biancaneve visivamente non mancano (Whistle While You Work), ma i maggiori punti di contatto sembrano essere con Mary Poppins (A Spoonful of Sugar).
  • That's How I Know - La terza canzone è il maestoso brano cantato a Central Park in cui Giselle spiega a Robert la sua filosofia di vita. La si potrebbe considerare rappresentativa del terzo grande periodo della musica Disney, il rinascimento anni 90 di cui lo stesso Menken assieme a Howard Ashman era stato fautore. Visivamente parlando il riferimento sono le sequenze musicali dei film a scrittura mista prodotti decenni prima, ma musicalmente Menken si autocita, utilizzando in dosi massicce sonorità particolari come i bonghi e i calypso che avevano reso irresistibile Under the Sea.
  • So Close - La storia volge alla fine, e Giselle si è ormai parzialmente normalizzata. Il tema d'amore viene così introdotto in maniera totalmente diegetica, come un lento suonato durante una festa da ballo. Si tratta di un bel brano che non raggiunge tuttavia la genialità dei precedenti, ma che presenta al suo culmine un'intensa parte strumentale dal sapore puramente menkeniano. Pur trattandosi della sequenza musicale più realistica, non mancano le citazioni. Stavolta tocca a La Bella e la Bestia, che viene omaggiata tanto nei movimenti di telecamera che nei costumi.
  • Ever Ever After - È la canzone che chiude il film, presentando un montaggio incrociato in cui tra sequenze animate e live action le storie dei personaggi vengono portate a termine. Caratterizzata da sonorità pop è sicuramente la più debole del lotto, e dispiace un po' che abbia trovato il suo posto nel film a scapito di un altro brano, che avrebbe dovuto essere la canzone di Nancy. La sua interprete, Idina Menzel, si sarebbe tuttavia presa una bella rivincita sei anni dopo cantando Let it Go in Frozen
Enchanted è pervaso da un citazionismo estremo. Tutta la filmografia disneyana viene omaggiata in modi differenti, che si tratti di stralci di musica, nomi di personaggi, insegne dei negozi, sequenze di altri film d'animazione mostrate di sfuggita in televisione e persino comparse. Insomma, si tratta di un film virtuosistico sotto ogni aspetto: narrativo, registico, recitativo, grafico e compositivo. Pare che questa meraviglia sia stata in lavorazione per anni e anni, visto che i primi rumor sulla sua realizzazione circolavano già dal 2001. Da allora la Disney è caduta e si è rialzata, ma in questo lungo periodo il progetto non è mai stato abbandonato completamente, benché per lunghi periodi non se ne sia più parlato e sia stato messo provvisoriamente nel cassetto. Si ipotizza che la spinta per rimettere in piedi il progetto sia arrivata proprio grazie alla nuova gestione, ma potrebbe anche non essere così. Di certo il film è uscito al momento giusto per rieducare il mondo intero alle delizie del cinema disneyano. Serviva proprio Enchanted, con la sua natura ibrida, a risanare il sense of wonder delle platee, da troppi anni votate al cinismo. Il film ha sicuramente fatto il doppio gioco col pubblico, fingendo a momenti di stare dalla sua parte, e colpendolo a tradimento in altri, rivelandosi in tutta la sua disneyanità, in una continua alternanza tra incanto e disincanto, sottile parodia e raffinatissimo omaggio. Il compromesso che ci voleva per traghettare un pubblico abbrutito verso i fasti di un futuro radioso.

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BluRay - Come d'Incanto 

lunedì 17 agosto 2015

Mary Poppins (Mary Poppins)



Anno 1964

fonte: la tana del sollazzo
Mary Poppins è da molti (...) considerato il capolavoro dei capolavori, il film che più di ogni altro esprime lo spirito Disney, e di sicuro il suo film più completo, dal momento che in sole due ore riesce a toccare tutti i punti del percorso creativo di Walt Disney. Mary Poppins è infatti un film live-action, un film d'animazione e un musical. E' un dramma, una commedia e un film comico, e anche qualcosa di più. Un cocktail che nel 1964 congedò definitivamente Walt Disney dal mondo del cinema, decretandone la trionfale uscita di scena.
Quindici anni separano Mary Poppins da Tanto Caro al Mio Cuore, ultimo film Disney a scrittura mista, prodotto nel 1949. Nel frattempo il panorama Disneyano era notevolmente cambiato: la serie dei film a episodi si era conclusa con Le Avventure di Ichabod & Mr. Toad, e gli anni 50 avevano portato il grande rinnovamento necessario a rilanciare i grandi classici d'animazione vecchia maniera, e a dare inizio, con L'Isola del Tesoro, alla fortunata serie di lungometraggi live-action. Gli anni 60 avevano invece portato un ulteriore rinnovamento, con la tecnica Xerox che permetteva di fotocopiare direttamente sulla celluloide gli schizzi degli animatori. E' in quest'ambito che si pensò di riprendere la cara vecchia scrittura mista per fornire ancora una volta al pubblico quell'idea di spettacolo totale che fin dai tempi di Biancaneve frullava nella testa di Walt. Utilizzare il personaggio della Travers parve la cosa più ovvia, dal momento che lo spirito di quei racconti si confaceva perfettamente con l'ideale di Walt di un mondo ideale fatto di fantasia e sentimenti in cui l'uguaglianza maturità=serietà non valeva. Julie Andrews, Dick Van Dyke e David Tomlinson vennero in breve scritturati e il film entrò in produzione. Alla sceneggiatura Walt infilò quello stesso Bill Walsh che anni addietro aveva creato Eta Beta per le strisce giornaliere di Mickey Mouse, che apparivano sui quotidiani. La passione di Walsh per l'assurdo e l'umorismo assolutamente fuori controllo e delirante che caratterizzò tutto il decennio durante il quale si occupò della striscia di Topolino, sono facilmente rintracciabili anche in Mary Poppins. Il film consiste infatti in una serie di episodi, o "giornate" in cui Mary Poppins, bambinaia magica (e leggermente strafottente), riesce, in modo apparentemente involontario, a far vivere ai piccoli Jane e Michael Banks una serie di esperienze surreali, che sconvolgeranno gli equilibri della famiglia Banks. Sarà proprio questo sconvolgimento però a riavvicinare i genitori ai bambini, che, troppo occupati a badare a sè stessi, avevano troppo spesso abbandonato nelle mani della servitù. Il flm ha quindi una trama di fondo che procede coerentemente, non lasciandosi sviare troppo - come spesso accadeva nelle storie a fumetti di Walsh - dall'enorme quantità di gag di cui il film è cosparso.
Non c'è modo migliore di parlare di Mary Poppins se non ripercorrendone la colonna sonora. Il lungometraggio conta ben tredici canzoni, se si escludono ovviamente i numerosi reprise strumentali e non di alcune, tutte composte dai fratelli Sherman, compositori ufficiali di ogni tipo di colonna sonora Disney nel corso degli anni 60. La musica è però presente nel film già dall'inizio, dove una carrellata tra le nuvole anticipa con un generoso medley gran parte dei motivi che si sentiranno in seguito. Si passa poi a Bert (Dick Van Dyke), artista di strada intento a canticchiare il motivetto che, con una lunga serie di reprise, lo accompagnerà attraverso ogni suo mestiere fino a giungere all'ultimo e più famoso: lo spazzacamino. Ma la prima canzone a sentirsi per intero è Sister Suffragette, il tema della signora Banks, una madre affettuosa ma assai svagata e incapace di rendersi conto dei problemi di casa perchè ossessionata dalla causa delle suffragette. Tocca poi al marito, un meraviglioso David Tomlinson patriarcale ed egocentrico, ossessionato anche lui dal proprio lavoro. La sua canzone è The Life I Lead, in cui proclama il suo inglesissimo stile di vita, tema che tornerà spesso nel corso del film, ad accompagnare ogni saliscendi della sua redenzione. La dolce The Perfect Nanny è la canzone con cui i bambini esprimono i propri desideri riguardo alla nuova tata, che arriverà solo poco dopo cantando il manifesto programmatico del suo metodo educativo, la celeberrima A Spoonful of Sugar, che si imprimerà nell'immaginario collettivo grazie alla scena del riordino della camera. La sequenza animata arriva subito dopo, quando Mary e i bambini verranno trasportati da Bert all'interno di uno dei quadri da marciapiede che ha realizzato per la sua nuova attività di artista di strada. Nella sequenza musicale Jolly Holiday, Bert e Mary passeggiano per una campagna inglese animata venendo a contatto con numerosi tipi di animali, tra cui un gruppo di pinguini camerieri ma soprattutto una fattoria di animali assolutamente identici a quelli visti ne La Carica dei 101. Lo stile del periodo xerox si nota anche nella scena seguente della caccia alla volpe che si conclude con un'altro brano famosissimo: Supercalifragilisticexpialidocious. L'animazione tuttavia non si esaurisce del tutto al termine di quest'episodio, tutto il film è infatti girato integrando gli attori in carne ed ossa in fondali disegnati da Peter Ellenshaw. Dopo le atmosfere festose dell'episodio dentro il quadro, è il momento di prendere fiato con la ninna nanna Stay Awake per poi rituffarsi nell'episodio forse più Walshiano di tutti, quello dello Zio Albert, che se ne svolazza per il soffitto ridendo e cantando I Love to Laugh. Il cuore del film è però rappresentato da Feed the Birds, il momento più poetico in cui l'animazione torna a fondersi con le sequenze dal vivo nella spettacolosa scena della cattedrale, in cui Mary Poppins insinua nei bambini la pulce nell'orecchio che il giorno dopo causerà il patatrak necessario a dare la svolta definitiva alla situazione familiare. Da quel momento in poi non sarà lei a portare avanti il film, e il suo ruolo diverrà piuttosto marginale, come se il suo compito fosse fnito e non servisse altro che attendere. Dopo The Fidelity Fiduciary Bank viene quindi il momento di Bert, con Chim Chim Cher-ee, evoluzione del suo tema sentito per tutto il film, vincitrice dell'Oscar come Miglior Canzone, e soprattutto con Step in Time, il celebre balletto degli spazzacamini che accellererà il ritmo del film fino a portarlo al punto di svolta e alla redenzione definitiva del signor Banks. A chiudere il film sarà Let's Go Fly a Kite, autentico inno alla libertà intonato dalla famiglia Banks finalmente riunita, mentre Mary Poppins decide di andarsene.
Il grande successo di Mary Poppins avrebbe rinverdito il genere, portando poi la Disney a produrre negli anni successivi Pomi d'Ottone e Manici di Scopa e Elliott il Drago Invisibile. I pinguini camerieri sarebbero poi ritornati in Chi Ha Incastrato Roger Rabbit ma solo nel 2004 sarebbe uscito il cortometraggio Il Gatto che Guardò il Re, autentico minisequel prodotto dai Toon Studios per celebrare i 40 anni del film. In esso una Julie Andrews un po' invecchiata ma ancora arzilla avrebbe portato ancora una volta un paio di bambini dentro un quadro per farli assistere a un racconto di Pamela Travers, disegnato con una certa cura e con una stilizzazione degna dell'animazione Disneyana di allora.

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BluRay - Mary Poppins

venerdì 7 agosto 2015

Victory Through Air Power



Anno 1943
Documentario a scrittura mista

fonte: la tana del sollazzo
Pare strano che nella categoria dei film Disney a scrittura mista che ha sempre visto come regola generale d'inclusione una percentuale di animazione inferiore a quella live action, sia presente questo stranissimo lungometraggio di propaganda bellica che dell'animazione fa un larghissimo utilizzo. Certo, i contenuti e la forma ne fanno idealmente più un documentario divulgativo, di certo non un film d'intrattenimento che si possa tramandare di generazione in generazione, e infatti la maggior parte dell'animazione presente è composta di schemi e frecce. E' proprio per poterlo editare che Leonard Maltin ha creato l'occasione giusta, inserendo nella line up dei Treasures il preziosissimo On The Front Lines, in cui oltre ai corti d'intrattenimento a tema bellico ha avuto la premura di infilare quelli sponsorizzati e una selezione di materiale destinato ad istruire i soldati sul funzionamento delle loro armi. Come il Treasure Behind the Scenes of the Walt Disney Studios era il pretesto per editare Il Drago Riluttante, Questo prezioso cofanetto offre quindi per la prima volta dalla sua apparizione l'inedito Victory Through Air Power, lungometraggio di poco più di un'ora che rappresenta un unicum nella produzione animata Disney.
Nel 1943 l'esercito americano aveva praticamente preso in ostaggio lo studio di Walt convertendo la maggior parte della produzione animata in materiale che servisse per la causa bellica. Questo lungometraggio deriva però dall'entusiasmo personale di Walt verso il trattato omonimo scritto dall'ufficiale russo Alexander de Seversky, naturalizzato statunitense, che predicava la vittoria contro l'asse se si fosse puntato quasi completamente sull'aviazione: comprati i diritti, Walt invita lo stesso Seversky a "recitare" nel lungometraggio, illustrando le sue idee e i suoi schemi tattici. Il film si può suddividere idealmente in tre tronconi, della durata di una ventina di minuti ciascuno: la prima parte è quella che al giorno d'oggi è rimasta maggiormente fruibile. Si tratta di una storia dell'aviazione raccontata con stile cartoonoso, che va dal volo dei fratelli Wright ai primi impieghi bellici dell'aviazione. Abbastanza estrapolabile e molto gradevole, specialmente i primi contrasti aerei tra nazioni durante la prima guerra mondiale, nella buffa scena del mattone.
Si passa poi ad una seconda parte più seria in cui si inizia a introdurre la parte live action. Si racconta la biografia di Seversky tramite un album animato di...foto live action, per spostarsi poi sul setting vero e proprio del film che è l'ufficio di Seversky, che con un certo anticipo sulle apparizioni televisive di Walt si muove per lo studio con alle spalle modellini e librerie. Seversky introduce la seconda parte animata, una sintesi dei primi anni della seconda guerra mondiale, narrata con uno stile realistico. Non appaiono personaggi ma veicoli e ci sono parecchie scene spettacolari, come la soggettiva delle bombe che vengono sganciate o la scena dell'attacco a Pearl Harbor. Sicuramente però il livello di dettaglio con cui vengono raccontati gli avvenimenti (una prospettiva tipica di chi in quegli eventi ci è immerso) rende questo secondo troncone assai meno fruibile del primo. Ma niente in confronto alla terza parte, una mezz'oretta piuttosto pesante in cui Seversky tramite cartine e schemi parzialmente animati illustra alcune proposte per attaccare il Giappone, facendo uso di aerei capaci di percorrere lunghe distanze. Quello che è il punto d'arrivo del film, e il motivo per cui era stato prodotto all'epoca diventa oggi la sua parte più debole e meno fruibile, anche per un pubblico assai aperto. Il finale del film è però da applausi a scena aperta: dopo aver illustrato i modi per conseguire la vittoria Seversky si fa da parte per mostrare una scena finale metaforica in cui l'America riesce ad aver ragione del Giappone, rappresentati idealmente da un aquila imponente (forza aerea) e una viscida ed enorme piovra (forze navali). L'animazione, gli effetti, e la musica forniscono alla scena un respiro incredibile, creando un climax potente che fa dimenticare gli ultimi momenti di noia.
Il lungometraggio rappresenta forse uno dei pochissimi casi in cui un prodotto artistico ha influenzato la storia, dal momento che Churchill lo adorò e lo mostro immediatamente a Roosevelt, adottandone i consigli immediatamente. Insomma, quello che per noi è un prodotto quasi completamente infruibile non va certo dimenticato, anche solo per i grandi meriti avuti sul campo.

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DVD mancante - Walt Disney Treasures - Disney on the Front Lines

martedì 4 agosto 2015

Il Drago Riluttante (The Reluctant Dragon)



Anno 1941
lungometraggio a scrittura mista

fonte: la tana del sollazzo
Quando nel 1985 venne ufficializzata la tanto discussa lista dei Classici vennero tacitamente enunciate alcune regole ben precise che escludevano da questo conteggio i film a scrittura mista che contenevano un quantitativo d'animazione inferiore al 50%. Tuttavia il logo dei classici continua ad essere riportato nella custodia della maggior parte di questi film, per testimoniarne l'importanza. E' però un peccato che i primi due film di questa breve serie non siano oggi presenti sul mercato italiano e che per poterli ripubblicare in America abbiano dovuto essere inclusi nella collana dei Treasures, curata da Leonard Maltin. Mi riferisco a Il Drago Riluttante e Victory Through Air Power, inseriti rispettivamente in Behind the Scenes at the Walt Disney Studio e On the Front Lines, volumi pieni di materiale di repertorio, utile per presentare al pubblico due film che altrimenti apparirebbero abbastanza ostici, e che molto difficilmente vedremo da noi.
Il perchè tuttavia venga considerato ostico un film come Il Drago Riluttante è poco chiaro. Questo lungometraggio altro non è che un allegro documentario celebrativo sugli studios Disney che venne girato nel 1941, per celebrare il trasloco degli studios, da poco ultimato. Protagonista del film è Robert Benchley, un comico di quegli anni, che viene suo malgrado spedito dalla moglie agli studios per proporre a Walt Disney di realizzare un cartone animato tratto dalla fiaba di Kenneth Graham (lo stesso de Il Vento tra i Salici) Il Drago Recalcitrante, libro assai apprezzato dalla consorte. All'ingresso degli studios Benchley trova ad accoglierlo un noiosissimo addetto alla sicurezza, dai cui tediosi discorsi Benchley cercherà ad ogni modo di sfuggire, finendo per ritardare sempre più l'ora del suo incontro con Disney. Questo però lo porterà in giro per i reparti, dove avrà modo di imbattersi in coloristi, doppiatori, animatori, tecnici e addetti di vario genere che avranno modo di insegnargli il mestiere. Intendiamoci, l'andamento non è affatto didascalico, e se si può muovere una critica al film è proprio quella di non approfondire più di tanto l'argomento. Ma in fin dei conti il principio Disney dell'edutainment viene pienamente rispettato, e ai tecnicismi si preferiscono le gag, favorite anche dall'atteggiamento sempre molto distaccato di Benchley e dal suo approccio profano alle cose che lo renderà più volte oggetto delle bonarie burle degli artisti Disney.
Una particolarità del film è quello di essere in bianco e nero soltanto fino a un certo punto. Il colore prorompe solamente quando Benchley visiterà l'omonimo reparto, e da quel momento in poi rimarrà fino alla fine. Per quanto riguarda invece le sequenze animate, di complete o pseudotali ne esistono solo tre, tutto il resto che si vede non sono altro che brevissime sequenze che focalizzano su futuri lavori, che di lì a poco sarebbero usciti nelle sale. Il reparto effetti sonori, ad esempio, mostrerà alcune sequenze inedite col treno Casey Jr. di Dumbo in cui il treno antropomorfo Casimiro verrà coinvolto in una serie di gag. Vista la sua collocazione verso i primi minuti di film, la sequenza è in bianco e nero e si conclude col treno "comicamente" sfasciato. la sala di doppiaggio offrirà invece un comico siparietto che coinvolgerà Florence Gill e Clarence Nash, voci rispettivamente di Chiquita e Paperino. E lo stesso Paperino prenderà a tutti gli effetti vita, questa volta a colori, nel reparto animazione in cui si può avere una brevissima preview di Old MacDonald Duck, cortometraggio che di lì a poco sarebbe realmente uscito. In questa breve scena Paperino si anima sul foglio per spiegare a Benchley i principi base dell'animazione. Un'altra brevissima scena con un Bambi spaventato che scappa a nascondersi nella foresta è invece inserita nella sequenza in cui Benchley visita il reparto effetti e apprende i segreti della Multiplane Camera. Tutto questo materiale rimarrà un esclusiva di questo lungometraggio e costituirà una sorta di teaser per i futuri film Disney. Le sequenze in questione sono da intendersi quindi come prove di animazione e non troveranno posto all'interno dei rispettivi prodotti finiti. Per trovare invece sequenze animate un po' più corpose è necessario far trascorrere i primi venti minuti, e lasciare che Benchley si inoltri nel reparto storyboard...


Baby Weems
Per quanto non sia ben chiaro se sia giusto o meno intendere come animata una sequenza che ancora non lo è, è innegabile che Baby Weems costituisca una storia a sè. Le immagini scorrono staticamente sullo schermo, talvolta con dei rudimentali effetti di animazione, ma il doppiaggio c'è e la storia raccontata è molto interessante. Sicuramente rientra a pieno titolo nella tipologia degli short disneyani fuori serie, con personaggi non standard. Lo stile è oltremodo caricaturale e umoristico, e la storia - che ha un che di Walshiano - traccia un arco narrativo ben preciso. E' la storia di Baby Weems un neonato nato con un intelligenza fuori misura che tra un pannolino e l'altro indice conferenze e mette in ridicolo addirittura Albert Einstein diventando una star di prima grandezza. Ovviamente le gag sono spassosissime, e vedono i suoi poveri genitori venir messi da parte da un mondo ansioso di privarli del pargolo. Ovviamente tutto questo nasconde una critica sociale e una condanna alle mode, che come tali poi si rivelano passeggere. Un gioiellino, nato con l'ingrato compito di dover rimanere incompleto. Ma ovviamente erano altri tempi, la studio Disney traboccava di idee e sprecarne una così non pesava di certo.


Come Andare a Cavallo (How to Ride an Horse)
Giunto in uno studios dove vengono animati Pippo e Pluto, è l'occasione per mostrare un esempio di cortometraggio appena completato. How to Ride an Horse non si differenzia affatto da un qualsiasi cortometraggio How To di Pippo, serie che va ricordato a quel tempo era appena nata, e non stupisce quindi la scelta di distribuirlo da solo nel 1950, scelta senz'altro molto più giustificata dei mille altri spezzoni di film a episodi in quegli anni distribuiti come cortometraggi, in barba al rigore filologico. Il corto in questione si concentra sui tentativi di Pippo di darsi all'ippica con la consueta voce seriosa che commenta quanto avviene su schermo. Una formula sempreverde e naturalmente vincente, che fa perdonare lo stile della prima parte, un po' spoglio, ma dovuto all'illusione di star sfogliando un manualetto tecnico. Il cortometraggio nel film viene proiettato all'interno di un piccolo macchinario completo di credits iniziali e finali.


Il Drago Riluttante
E' nella sala di proiezione che Robert Benchley incontra finalmente Walt Disney, che neanche a farlo apposta si sta accingendo a visionare l'ultimo lavoro del suo team...che (coincidenza!) altro non è che Il Drago Riluttante.
Dura 28 minti il segmento che dà il nome al film. Questa perla chiude logicamente lo spettacolo, andando a simboleggiare il prodotto finito. Il Drago Riluttante è la geniale storia di un ragazzino alle prese con un drago e un cavaliere che piuttosto che combattere tra loro preferiscono passare il tempo a comporre frivole e insensate poesie. Un umorismo sopraffino, a tratti tendente al ridicolo, valorizza questo piccolo capolavoro dell'animazione Disneyana, andando a concludersi con un "finto combattimento", espediente umoristico che avrebbe poi avuto largo seguito in futuro. Il divertimento che questo gioiellino sa offire include alcune tra le poesie più delirose che si possano comporre come Ode a un Piccolo Pasticcino a Testa in Giù e Rosso Ravanello. Questa dissacrante parodia dell'abitudine medioevale di comporre poesia dozzinale a scopo dilettantesco, è uscita in Italia a solo nell'omonima vhs della serie I Miniclassici, che all'inizio degli anni 90 aveva la barbara abitudine di editare i più importanti segmenti dei film a episodi come se si trattasse di mediometraggi creati ad hoc. E' tuttavia una fortuna che in questo modo si sia avuta la possibilità di riscoprire un capolavoro altrimenti destinato all'oblio.

Neanche a farlo apposta, la Disney è sempre un passo avanti sembra voler dire il lungometraggio. Una forzatura non indifferente che indispettirà non poco la moglie di Benchley, che nell'ultima brevissima scena sgriderà il marito, reo di aver perso tempo e di essersi fatto soffiare l'idea. Ma il comico non la starà neanche a sentire, e rimirando le caricature e le piccole opere d'arte con cui gli artisti lo hanno omaggiato zittirà la moglie con un paperinesco "Oh, pfui!". E' una fortuna che qui in Italia la notte del 25 dicembre 2006 grazie a Studio Universal siamo potuti venire in possesso di un versione quasi italiana del lungometraggio. Dico quasi perchè la versione andata in onda è in lingua originale sottotitolata in Italiano, almeno fino alla sequenza del Drago, il cui audio italico è stato preso di peso dalla serie I Miniclassici. A dire il vero avrebbero potuto utilizzare anche l'audio italiano di How to Ride an Horse, ma accontentiamoci di questa strenna natalizia, dato che le speranze di vedere una versione doppiata di questo lungometraggio sono ormai pressocchè nulle, visto il triste destino che i Treasure stanno avendo persino in patria.

Pubblicato in:
DVD mancante - Walt Disney Treasures - Behind the Scenes at the Walt Disney Studios

sabato 8 novembre 2014

Tanto Caro al Mio Cuore (So Dear to My Heart)


Anno 1949

fonte: la tana del sollazzo
A dispetto di una certa leziosità nel titolo, Tanto Caro al Mio Cuore è forse il film che meglio di qualunque altro aiuta a capire il modo di pensare di Walt, il suo background culturale che avrebbe poi portato a opere come Le Avventure di Peter Pan o Mary Poppins, punto d'arrivo della sua filosofia visionaria. La semplicità, l'amore per le piccole cose e lo stare attenti a non peccare di superbia sembrano essere gli insegnamenti principali che costituiscono l'asse portante di questo secondo film misto non documentaristico prodotto dagli studios. So Dear to My Heart uscì verso la fine di un decennio che aveva visto il decollo dei lungometraggi d'animazione, il protagonista è ancora una volta Bobby Driscoll, che insieme a Luana Patten era in quegli anni l'attore simbolo dello studio, e che l'anno successivo, nei panni di Jim Hawkins avrebbe dato inizio alla lunga e fortunata serie di live-action "puri". In questo delizioso quadretto rurale di inizio secolo, Driscoll interpeta il ruolo di Jeremiah Kincaid, un bambino che sogna di allevare un cavallo con cui poter partecipare alle corse. Quando il destino ( o per meglio dire la Provvidenza, viste le tematiche profondamente cristiane di cui è intriso il film) gli consegna tra le mani un agnello di lana nera, Jeremiah baratta il suo sogno irrealizzabile, con quello assai più concreto di vincere una fiera di paese. Potrebbe sembrare un elogio della mediocrità ma così non è, dal momento che l'insegnamento fondamentale del film è che ciò che conta è cercare di fare le cose nel miglior modo possibile con i pochi mezzi a disposizione, e che è proprio in un contesto di limitazioni che emerge il vero impegno. L'etica cristiana di Tanto Caro al Mio Cuore è rappresentata dalla figura dell'austera nonna con cui vive Jeremiah, una anziana signora che da sola manda avanti una fattoria, una figura severa e figlia del suo tempo, lo stesso tipo di "donna del secolo scorso" su cui è modellata la figura di Elvira Coot, la nostra Nonna Papera.
La nonna però da sola non basta a farsi portavoce di questi insegnamenti, ed è qui che entrano in gioco le parti animate, utili a rendere più efficace il messaggio. Lo stratagemma per introdurle è il diario di Jerry, in cui il bimbo è solito raccogliere ritagli di giornale e piccoli ricordi. E' proprio con una carrellata verso il diario che il film si apre, quando sulle note dell'omonima So Dear to My Heart sfilano immagini e ricordi relativi alle quattro stagioni, e dai manifesti di eventi e sagre paesane, incollati tra le pagine, prendono vita deliziosi paesaggi dipinti con la stessa sintesi vista nel segmento Once Upon a Wintertime de Lo Scrigno delle Sette Perle. Dopo questo inizio delicato e profondamente evocativo, l'album diventerà il teatro ideale in cui dar vita al personaggio del Gufo Saggio, ritratto in una serie di cartoline-proverbi, incollate da Jeremy tra le pagine. La prima delle apparizioni del Gufo Saggio consiste nel numero musicale che fornisce la morale al film, It's Whatcha Do Whit Whatcha Got, e offre una carrellata di esempi di persone che sono riuscite a far fruttare i pochi mezzi che avevano, tra cui è presente la versione
Disneyana del mito di Davide e Golia con un Davide fisicamente identico a Giovannino Semedimela. Il secondo numero musicale animato è di ben più ampio respiro, con la canzone Stick-to-it-ivity, il Gufo esorta Jerry Kincaid a non abbandonare il suo sogno di partecipare alla fiera del paese portando due illustri esempi di tenacia: Cristoforo Colombo e Robert Bruce e offrendo la versione animata delle loro due storie. Mentre il viaggio di Colombo ricicla dalla Pastorale di Fantasia l'immagine dei venti, la sequenza bellica di Robert Bruce è di forte impatto emotivo, anche grazie alla colorazione drammatica e tendente al rosso. Il terzo e ultimo siparietto, The County Fair è il più breve, non ha alcuna morale e consiste in una semplice balletto celebrativo. Ma la musica non è presente solo nella parti animate, molte sono infatti le canzoni presenti, anche solo sottoforma di filastrocca popolaresca, cantate dallo zio Hiram (Burl Ives), come Jerry Kinkaid Swallowed a Bee, Billy Boy, o la famosa Lavender Blue (Dilly-Dilly), premiata con una nomination all'Oscar.
Un film intelligente pur nel suo essere minimalista, Tanto Caro al Mio Cuore, venne però ben presto dimenticato, e non passò mai nei cinema italiani finendo per essere doppiato solo in occasione dell'uscita della vhs negli anni '80. Il film dopo esser stato rispolverato nel 1997, con una riedizione, è oggi disponibile in dvd, in un'edizione non pretenziosa, ma onesta. Perfettamente in linea con lo spirito del film.

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giovedì 6 novembre 2014

Pomi d'Ottone e Manici di Scopa (Bedknobs and Broomsticks)


Anno 1971

fonte: la tana del sollazzo
Esistono, nel cinema e nella letteratura, due topos piuttosto frequenti che riguardano Londra. Il primo la vede come un punto di partenza, un setting ideale da cui prendere le mosse per condurre il lettore (o lo spettatore) in un mondo magico. E' dalla stazione di King's Cross che parte Harry Potter, ancora undicenne, verso il mondo magico per lui nuovo, e sempre a Londra si svolge Mary Poppins, uno dei film più magici della storia della Disney. Il secondo topos invece vuole che questo salto nel mondo della magia avvenga negli anni 40, durante lo sfollamento dei bambini nelle campagne dovuto alla seconda guerra mondiale, come si vede in Peter Pan in Ritorno all'Isola Che non c'è e nell'incipit di Le Cronache di Narnia - Il Leone, la Strega e l'Armadio.
Inizia in egual modo Pomi d'Ottone e Manici di Scopa, film a scrittura mista del 1971, che in molti considerano la seconda parte del discorso iniziato sette anni prima con Mary Poppins. E infatti Bedknobs and Broomsticks con Mary Poppins condivide non pochi aspetti. Innanzitutto la presenza dell'inglesissimo David Tomlinson, che smessi i panni (almeno interiormente perchè l'aspetto del personaggio rimane uguale) del burbero George Banks diventa qui Emelius Browne, ciarlatano di strada improvvisatosi professore di magia per corrispondenza. Fa un certo effetto vederlo passare così disinvoltamente da severo a irresponsabile donnaiolo, ma la sua grandezza come attore permette questo e altro, e in fondo tutto ciò è coerente con la trasformazione subita al termine di Mary Poppins, sette anni prima. La storia del film è molto semplice e vede Tomlinson accompagnare l'apprendista strega Eglantine Price, una giovanissima Angela Lansbury, e tre bambini alla ricerca dell'incantesimo che dovrebbe dare una svolta alla seconda guerra mondiale. Un altro punto di contatto col film di sette anni prima è il produttore, il fantastico Bill Walsh, che conclusa nel 1955 la lunga saga a strisce del Mickey Mouse quotidiano, aveva intrapreso in quegli anni la carriera cinematografica, infondendo pure in questo media le caratteristiche principali del suo personalissimo stile. E infatti viaggi in posti improbabili, tematiche belliche, e uno svilupatissimo sense of wonder costituiscono la spina dorsale di Pomi d'Ottone e Manici di Scopa[i], ricordando non poco lavori come [i]Topolino e la Città Subacquea, Topolino nella Seconda Guerra Mondiale e il ciclo di Eta Beta.
La parte animata, se si escludono gli effetti speciali, giunge tardi, ed è situata nel cuore del film, nella sola (ma lunga) sequenza dell'isola di Naboombu, in cui i protagonisti recuperano la Stella reale su cui sono incise le parole del Supercallimagic-extramotus (anche qui c'è un certo deja-vu), l'incantesimo di cui sono in cerca. La sequenza è costituita da una fase subacquea, in cui i protagonisti "ammarano" a bordo del letto che usano per viaggiare, e da una più terrestre, una divertentissima partita di calcio giocata tra gli animali antropomorfi che abitano l'isola. Il disegno degli animali, e del loro Re Leone in primis, è stilisticamente molto simile a quanto già visto quattro anni prima ne Il Libro della Giungla, e soprattutto a Robin Hood, in lavorazione in quel periodo e che sarebbe uscito solo due anni dopo. Complice anche la tecnica xerox in voga nel cinema d'animazione degli anni 60/70/80 e di conseguenza usata anche qui.
Un'ennesimo punto di contatto con Mary Poppins lo si può trovare nella sua natura di musical, le cui canzoni sono state scritte - guarda caso - dai fratelli Sherman, come praticamente ogni brano musicale di quegli anni. Pur non raggiungendo il numero di canzoni di Mary Poppins il film propone un buon numero di numeri musicali, che iniziano con The Old Home Guard, marcia cantata dalla vecchia guardia di soldati combattenti per l'Inghilterra, oggi sconosciuta a causa dei numerosi tagli che ha subito il film in occasione della messa in onda televisiva. Sconosciuta sempre per gli stessi motivi anche The Age of Not Believing, ninnananna cantata dalla Lanbury che descrive fin troppo bene l'età del non mi cucchi,in cui cui si distacca dalle "cose da bambini" e Eglantine, che Tomlinson canta alla Lansbury per adularla. Ben radicate invece nella memoria restano invece le canzoni da sempre presenti, come il capolavoro Portobello Road, la sequenza più pittoresca del film, in cui trovano luogo nuovamente gli sfondi di Mary Blair come in Mary Poppins. Con la danza tra le onde del mare di The Beautiful Briny ci si addentra nella parte animata, in un mare di pesci animati, mentre con Substitutiary Locomotion viene per la prima volta provato l'incantesimo che nell'inquietante sequenza finale muoverà un intero esercito di armature contro i tedeschi, mandando a monte un loro attacco. Solo di recente si è avuta la riscoperta delle sequenze nuove, per l'edizione in dvd, curata da Nunziante Valoroso. Ma pur presentando il film alla sua versione originale italiana, quest'edizione non è ancora del tutto completa. Mancano infatti ancora alcune scene tra cui le sequenze musicali A Step in the Right Direction, With a Flair e Nobody's Problems, che sono state tagliate negli anni settanta poco prima dell'uscita originale (e ora reintegrate). Reintegrarle anche in Italia significherebbe dover ridoppiare tutto il film, cosa alquanto sgradevole per chi ha conosciuto e amato il doppiaggio attuale, per cui per il momento è bene accontentarsi di questa edizione estesa. E' già tanto che la Buena Vista abbia deciso di editarla.
Pomi d'Ottone non è un film apprezzatissimo in America, come del resto quasi tutti i film del periodo xerox, osannati invece in Italia. Tuttavia segnò l'inizio del rapporto di amicizia tra Angela Lansbury e la Disney, che avrebbe portato alle sue future apparizioni in La Bella e la Bestia, Fantasia 200, fino a raggiungere l'apice con il dvd di Biancaneve e i Sette Nani in cui a far da maestra di cerimonie venne scelta proprio la cara vecchia Eglantine Price.

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mercoledì 5 novembre 2014

Elliott il Drago Invisibile - film

Anno 1977


fonte: la tana del sollazzo
[...]con Elliott il Drago Invisibile, ci si congeda dalla scrittura mista che per anni aveva caratterizzato alcune tra le più felici produzioni degli studios. Elliott è quindi l'ultimo film del filone a portare avanti l'eredità del musical a la Mary Poppins, prima della brusca svolta che avrebbe portato al rivoluzionario Chi ha Incastrato Roger Rabbit. Pete's Dragon segue di sei anni le peripezie della Lansbury e di Tomlinson, che a loro volta seguivano Mary Poppins di sette. Ma tra Elliott e Pomi c'è un abisso sia qualitativo che stilistico. Molte cose sono cambiate, nell'animazione, nelle musiche e nello stesso modo di fare lungometraggi live-action, e se si guardano i credits del film al posto di Stevenson, di Walsh e dei Fratelli Sherman si troverà un team tutto nuovo con Don Chaffey alla regia, Al Kasha e Joel Hirschhorn alle canzoni e Don Bluth a dirigere le sequenze animate. Sequenze animate che questa volta non occupano una parte delimitata di film ma che lo permeano da cima a fondo, trattandosi non più di scene ambientate in setting fantasiosi ma di un vero e proprio personaggio. Elliott è il drago, ritenuto immaginario dalla maggior parte delle persone, che si occupa di rasserenare le giornate di Pete, un piccolo orfano, sulle cui peripezie il film è incentrato. Ed è Passamaquoddy il teatro di queste peripezie, un villaggetto di fine 800, in cui abitano il vecchio Lampie (Mickey Rooney) e sua figlia Nora (Helen Reddy), che si prenderanno cura del piccolo Pete, e lo aiuteranno a fronteggiare la banda di malviventi che lo vogliono come schiavo e il Dottor Terminus, ciarlatano interessato alla cattura di Elliott.
Elliott in sé è un piccolo capolavoro di mimica ed espressività. Completamente muto, si affida del tutto ai gesti, alle espressioni e soprattutto ai versi eloquentemente gutturali. Il design del personaggio ricorda non poco quello di Piccolo, del mediometraggio L'Asinello, che sarebbe uscito l'anno successivo, guarda caso sempre sotto la regia di Don Bluth. Molte sue espressioni sono inoltre affini a quelle di Tigro, mentre alcuni suoi sguardi ricordano molto quelle dei personaggi Disney più moderni, e sempre guarda caso, tra i suoi animatori è presente un giovanissimo Glen Keane, che sarebbe poi diventato uno dei portabandiera dell'animazione disney anni 90.
Le ragioni per cui questo Elliott ci appare forse come il più sottotono del filone, sta forse nei tempi narrativi decisamente troppo dilatati, e nell'approccio poco credibile a certi personaggi, ritratti come eccessivamente caricaturali. Le canzoni stesse qui presenti sono in certi casi gratuite e inutili a esprimere concetti, che nell'economia del racconto appaiono come abbastanza ovvi. Sicuramente un maggior lavoro di limatura avrebbe contribuito a render il film più conciso e maggiormente apprezzabile e invece sembra che la versione giunta in Italia sia monca e che in origine il film fosse ancora più lungo. Ad ogni modo la colonna sonora di Elliott, a prescindere dall'utilità o meno di ogni singola canzone, è sicuramente di buon livello e offre brani di tutto rispetto come il capolavoro Candle of the Water ascoltabile nei titoli di testa e reintegrata da poco nella versione italiana dopo che per anni in occasione dei passaggi televisivi e delle edizioni in vhs era stata sostituita da un medley strumentale dei principali brani del film. A introdurre il rapporto tra Pete e Elliott c'è il duetto I Love You, Too, mentre a introdurre quello con Nora c'è la ninna nanna It's Not Easy. I Saw a Dragon cantata da Lampie e Passama-quody del Dottor Terminus sono invece due esempi di canzone troppo caricaturale sopra le righe per apparire "nel posto giusto", come anche Every Little Piece, sempre cantata da Terminus, la cui presenza non è giustificata da un sufficiente coinvolgimento emotivo a livello di ritmi narrativi. E' inutile la presenza contemporanea di There's Room for Everyone e Brazzle Dazzle Day due sequenze musicali che costituiscono un doppio apice narrativo, che prelude al ritorno dei Gogans, sfruttatori di Peter, che lo reclamano cantando Bill of Sale. E 'chiaro che se il film fosse passato sotto le forche caudine di Walt una delle due canzoni, per quanto bella, sarebbe stata impietosamente tagliata, in quanto inutile e dispersiva ai fini della storia, ma se ci fosse stato Walt Elliott sarebbe stato un film più snello anche in quanto a durata e ritmi narrativi. Ed è quindi paradossale che benché si sappia dell'esistenza di altre sequenze musicali come Money by the Pound e That Happiest Home in These Hill, nessuno tenga troppo a vederle reintegrate in un edizione definitiva del film.è...[...]

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domenica 7 ottobre 2012

Chi ha Incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)


Anno 1988

fonte: la tana del sollazzo
Chi ha Incastrato Roger rabbit di Robert Zemeckis è senza dubbio un film atipico, rivoluzionario, che rilanciò la tecnica mista in un modo assolutamente nuovo, ben distante dalla formula musicale del periodo xerox. Who Framed Roger Rabbit si svolge in un universo narrativo in cui gli umani convivono coi cartoni animati, i quali sono consci della loro condizione e vivono a Hollywood relegati in un felice ghetto, Cartoonia. Il film ha luogo nel 1947, nel pieno dell'epoca d'oro dell'animazione, quando ancora i cortometraggi e le case che li producevano la facevano da padrone, e curiosamente da quanto ci si aspetterebbe ci viene mostrato il lato più oscuro e marcio di un mondo che si tenderebbe a considerare coloratissimo e infantile. Ma colorato questo film lo è fino a un certo punto, Chi ha Incastrato Roger Rabbit non è un musical, né una commedia surreale, ma essenzialmente un noir e come tale presenta una trama complessa e un approccio più adulto ai contenuti. Per tutto il corso dei 100 minuti di durata del film è possibile rintracciare fior fior di personaggi appartenenti alle principali case di produzione del periodo: innanzitutto la Disney che avendo prodotto lei il film non si fa scrupolo di inserire l'intero suo cast lungometraggistico e cortometraggistico apparso fino al 1947, non risparmiandosi però qualche anacronismo come il cinema che proietta Goofy's Gymnastics che è in realtà del '49. Ci sono poi tutti i personaggi Warner, e qualche altro outsider, come il Picchiarello di Walter Lanz e il Droopy della MGM, che inspiegabilmente rifiutò di cedere i diritti per inserire i ben più famosi Tom & Jerry. Lo stesso discorso può valere per il Popeye dei Fleischer, qui assente, e rimpiazzato dal significativo e nostalgico cameo di Betty Boop.
La fusione di tutto questo crea degli accostamenti che altrimenti non si sarebbero mai verificati come il celebre duello tra Paperino e Daffy Duck, e la scena con Topolino e Bugs Bunny, stranamente complici. All'animazione di questo grande cast parteciparono alcuni giovani animatori come Andreas Deja che sarebbero diventati pochi anni più tardi le colonne portanti della nuova Disney, che sarebbe rinata l'anno successivo con La Sirenetta. Ma tutto questo non costituisce che lo sfondo creato ad hoc per fornire alla vicenda un contesto credibile, in realtà i protagonisti di questa storia sono altri: il protagonista è Eddie Valiant (Bob Hoskins), un detective alcolizzato e amareggiato dalla perdita di suo fratello, ucciso da un cartone animato. Ci sono poi Jessica Rabbit, corrispettivo animato dello stereotipo della donna fatale che a suo tempo seppe "scandalizzare" a sufficenza il pubblico decretando così parte del successo del film, e naturalmente suo marito, il Roger Rabbit del titolo. E' il coniglio Roger, il perno su cui ruota il film: Roger è un personaggio posticcio, creato per l'occasione, e esponente di quel genere di cortometraggi con gag slapstick, e umorismo "fisico" che imperversavano negli anni '40. E' il classico personaggio "buffo" su cui puntavano all'epoca i vari Tex Avery o Chuck Jones, racchiuso in uno schema narrativo ben preciso che si manteneva costante episodio dopo episodio, variando solo il setting. Lo schema in questione altro non è che il difficoltoso baby-sitteraggio di Baby Herman, bambino propenso a cacciarsi nei guai e a uscirne intonso. I cartoni animati di Roger ed Herman (che si scoprirà non comportarsi esattamente da bambino una volta dietro le quinte) sono il cavallo di battaglia della Maroon Cartoon, studios creati anch'essi ad hoc per esigenze narrative, ed è dalla Maroon Cartoon che parte il mistero su cui Eddie Valiant indagherà, per salvare la pelle a Roger accusato nientemeno che dell'omicidio di Marvin Acme, padrone di Cartoonia.
Marvin Acme deve il suo nome alla marca usata principalmente nei cartoni Warner Bros, per etichettare ogni tipo di oggetti, usati principalmente da Wile. E. Coyote, nei suoi tentativi di catturare il Road Runner. Tale marca, dev'esser stata percepita all'epoca come un elemento che potesse unificare tutti i cartoni animati sotto un'unica bandiera. Più tardi la Disney si sarebbe ricordata di avere una marca propria, la Ajax, apparsa per la prima volta nel corto di Topolino Lonesome Ghosts e mai più utilizzata fino alla recente serie Mickey Mouse Works.
Oltre a questo cast compaiono altri personaggi nuovi, come il Taxi Benny, o parzialmente reinterpetati, come le faine apparse in Le Avventure di Ichabod & Mr. Toad, How to be a Detective e Canto di Natale di Topolino, qui in versione molto meno rassicurante.
Pur non essendo un musical in Chi ha incastrato Roger Rabbit sono presenti alcune canzoni, la prima è Why Don’t You Do Right? che Jessica canta al Club Inchiostro e Tempera, c'è poi Smile Darn Ya Smile il coro che i cartoni intonano a Eddie nella sequenza ambientata a Cartoonia. Altri brani minori sono Witchcraft, intonata nella gag della spada Frank Sinatra, l'Hungarian Rhapsody eseguita al piano da Paperino e Daffy e soprattutto il tormentone The Merry-Go-Round Broke Down, sigla dei Looney Toons, intonata di continuo da Roger e con la quale si chiude pure il film, con un Porky Pig più iconico che mai accompagnato da una Trilli che ben si addice a suggellare l'unione artistica dei due maggiori studi di animazione degli anni 40.
Il successo di Roger Rabbit fu stratosferico e sebbene la Disney non volle firmarlo direttamente, preferendo etichettarlo come film Touchstone, Roger ebbe modo di comparire successivamente in uno special televisivo in occasione del compleanno di Topolino, e in tre cortometraggi: Tummy Trouble, Rollercoaster Rabbit e Trail Mix Up, realizzati dalla Disney tra il 1989 e il 1993 e ispirati a Somethin's Cookin, il corto che si vede all'inizio del film. Invece l'idea "metacinematografica" da cui prende le mosse il lungometraggio sarebbe stata più volte riproposta in film come Space Jam e Looney Toons: Back in Action e in serie televisive disney e non come Bonkers, Animaniacs e House of Mouse, in cui - guarda caso - tra i tavoli del Topoclub è possibile scorgere il caro vecchio taxi Benny.

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