mercoledì 3 ottobre 2012

Tin Toy (Tin Toy)





Anno 1988

fonte: la tana del sollazzo
Con Tin Toy abbiamo l'idea base che fornirà in seguito l'ispirazione per Toy Story. La fissa del giovane John per il tema del giocattolo, del suo rapportarsi al bambino nasce qua: abbiamo un giocattolo di latta che osserva un neonato ansioso di giocare con lui, salvo poi fuggire inquietato dalle sue fattezze mostruose. Il neonato infatti è mostruoso ma non solo del punto di vista del giocattolo, ma pure da quello dello spettatore che si ritrova davanti alla prima simulazione realistica di essere umano mai fatta in computer grafica e come tale piuttosto datata. Anzi, diciamo pure che il neonato è inguardabile, assolutamente disturbante e innaturale nei movimenti, un'esperienza che segna lo spettatore e profetizza tutti i futuri problemi che, perlomeno fino a Rapunzel, gli animatori CGI avranno con la figura umana. Questo non impedisce al corto di vincere un Oscar, proabilmente dovuto alla storia, che ha di certo un suo perché: il giocattolo rifugiatosi sotto il divano vede una moltitudine di giocattoli tremolanti e spaventati, la stessa moltitudine che apparirà anche in Toy Story 3 nell'agghiacciante scena dell'asilo, e capisce che volente o nolente è quello il suo ruolo. Solo che tornato dal bambino, lo ritroverà impegnato a divertirsi di più con la sua scatola, a dimostrare quanto sono volubili i bambini. Stavolta il corto dura cinque minuti, in cui viene descritta un'ampia gamma di situazioni, con un pizzico di riflessione filosofica ben celata.

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DVD - I Corti Pixar

Toy Story - DVD


Contiene:
Toy Story - Il Mondo dei Giocattoli (Toy Story) - 1° lungometraggio Pixar

Contenuti speciali:
- documentario: making of
- cortometraggio: Tin Toy (Tin Toy)

Toy Story - Il Mondo dei Giocattoli (Toy Story)


Anno 1995
1° lungometraggio Pixar

fonte: la tana del sollazzo
E' il 1995 quando Disney fa la scelta che avrebbe impresso una svolta al mondo dell'animazione, consegnando il futuro nelle mani del digitale. La Disney, ancora guardinga, non si arrischia a considerare questo nuovo filone parte del proprio patrimonio tradizionale, e quindi non include i film coprodotti con la Pixar nella celebre lista dei classici. Al contrario, considera Toy Story l'inizio di un nuovo filone parallelo che sarà contrassegnato da un nuovissimo logo: all'inizio di ogni film, comparirà il solito fiabesco castello, solo in versione tridimensionale.
L'era digitale non potrebbe iniziare con una storia più intelligente. Pixar ci cala nel mondo dei giocattoli, presentando un mondo di fantasia ma dettandone le regole in modo tale da renderlo credibile: la legge dell'immobilità, il rapporto paterno che ha un gioco col suo bambino (espediente fondamentale per eliminare il rischio di infantilismo, che poteva essere causato da un rapporto di sudditanza del giocattolo dal bambino), il terrore del rimpiazzo, la perdita della parola causata dalla rottura. Una dimensione, se vogliamo, a tratti frustrante, tuttavia resa gradevole dall'irresistibile umorismo by pixar che sarà in seguito preso a modello dalle case d'animazione concorrenti come Dreamworks e, fa strano dirlo, dalla stessa Disney. La storia dell'accesa rivalità tra due generazioni di giocattoli, viene infatti sdrammatizzata dall'espediente del paradosso: l'umorismo del film è generato dal continuo adattamento di luoghi comuni "umani" al contesto specialissimo in cui il film è ambientato, causando effetti di contrasto irresistibili che sarebbero poi diventate le basi su cui si sarebbero sviluppati film come Shrek e L'Era Glaciale.
Uno dei motivi per cui Toy Story ha una storia così curata, dei personaggi tanto memorabili e una sceneggiatura a dir poco perfetta sta nel terrore che aveva ai tempi il regista John Lasseter che il suo film potesse sembrare un semplice esercizio di stile, per sperimentare l'animazione tridimensionale in un lungometraggio. Una forma d'animazione così "fredda" come può essere il 3d, con un film ambientato per giunta in un setting dalle superfici quasi sempre perfette e levigate, poteva inoltre annoiare in fretta l'occhio dello spettatore. Lasseter sapeva di star realizzando il corrispettivo di Biancaneve nel suo campo e capì che il segreto del successo sarebbe stato il far dimenticare al pubblico di star vedendo "solo" un film d'animazione, distraendolo di continuo con trovate interessanti.
In un simile florilegio di gag lo spazio dato alla musica è minimo, e infatti le canzoni sono solo tre, per quanto bene inserite. Tutte e tre, come anche l'intera colonna sonora, sono composte da Randy Newman. Si parte con l'introduzione del film, You've Got a Friend in Me, la canzone che esprime la filosofia del giocattolo. La successiva Strange Things segue lo schema, sfruttato assai nei classici, della "canzone della crescita", che descrive il passaggio del tempo. L'ultima, cantata anch'essa fuori campo è la triste disillusione di Buzz, I Will Go Sailing No More.
Con Toy Story inizia anche la mania citazionista da sempre tratto distintivo Pixariano: si passa da raffinatissimi riferimenti ai propri cortometraggi presenti come titoli dei libri di Andy a citazioni ben più celebri come l'Hakuna Matata Disneyano. I giocattoli nella camera di Andy sono poi autentici prodotti immessi sul mercato da case esistenti come Playschool e Mattel.
Il successo di Toy Story fu grandissimo, e i personaggi ebbero modo di tornare cinque anni dopo in un sequel, più in uno spin-off direct-to-video e in una lunga serie di gag e spot pubblicitari inseriti tra gli extra dei dvd o trasmessi su Disney Channel come Toy Story Shorts.
Il grande passo era stato fatto, e l'animazione tradizionale avrebbe avuto davanti a sè un ultimo decennio dorato prima di perire ingloriosamente.

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VHS - Toy Story - Il Mondo dei Giocattoli



lunedì 1 ottobre 2012

T come Tigro - DVD


Contiene:
T Come Tigro...E Tutti gli Amici di Winnie the Pooh (The Tigger Movie

Contenuti speciali:
- video musicale: Your heart will lead you home di Kenny Loggins
- video musicale: L'allegra dinastia . canta con noi
- gioco: Trivia game
- gioco: quiz a risposta multipla
- gioco: costruisci il tuo albero genealogico
- gioco: videoracconto
- cortometraggio: Il Re delle Bestie (dalla serie "Le nuove avventure di Winnie the Pooh" - St.2 Ep.1)
- cortometraggio: Amicizie Pericolose (dalla serie: "Le nuove avventure di Winnie the Pooh" - St.3 Ep.11)



T Come Tigro...E Tutti gli Amici di Winnie the Pooh (The Tigger Movie)


Anno 2000
lungometraggio distibuito al cinema dei WDTA

fonte: papersera
E' paradossale che il terzo lungometraggio dedicato al Bosco dei Cento Acri sia in realtà il primo autentico lungometraggio di Winnie the Pooh. Le Avventure di Winnie the Pooh raccoglieva infatti i tre mediometraggi classici dell'orsetto, prodotti nel decennio precedente, e Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin era stato un prodotto televisivo, distribuito unicamente in videocassetta e quindi non cinematografico. Con T Come Tigro giunse il primo riconoscimento importante per la sottosezione della Disney Television adibita ai sequel. Per produrre il film venne stanziato un grandissimo budget, e il risultato assolutamente positivo spinse la Disney ad investirci molto più del previsto distribuendolo nei cinema e creando in questo modo attorno al film la base del rilancio definitivo di Winnie the Pooh e del suo mondo. E' bene ricordare che precedentemente i film Disney minori usciti al cinema erano stati prodotti dagli studios Movietoons, in seguito fusi con la Disney Feature Animation, con l'eccezione di Doug's 1st Movie, prodotto direttamente dalla sezione della Disney Television che si occupava delle serie televisive. Era quindi la prima volta che i Toon Studios (che a quel tempo ancora non si chamavano così) avevano l'occasione di produrre un film tutto loro, che, in virtù della sua cinematograficità,  potesse distinguerli all'interno della Disney Television. Si decise in questo modo di prendere le distanze da Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin, prodotto dalla Television quando ancora questo sottogruppo di artisti doveva ancora formarsi, e provare a dare a T Come Tigro un'impronta più personale e allo stesso tempo classicista. A Tigger Movie  non ha nel titolo il nome del più celebre orsetto, bensì dell'esuberante Tigro, personaggio da tempo presente nel Bosco dei Cento Acri, ma che non aveva ancora avuto l'occasione di essere protagonista. O meglio, protagonista dichiarato, dal momento che in fin dei conti Winnie the Pooh era sempre stato un personaggio molto passivo, che spesso passava in secondo piano, di fronte ai suoi ben più attivi comprimari. Spin-off solo nel titolo quindi, dal momento che la sostanza non cambia poi molto, ma sufficiente a dare al film quell'impronta autonoma che ancor'oggi lo fa ricordare più di molti altri lungometraggi del filone.
T Come Tigro racconta gli affannosi tentativi di Tigro, desideroso di incontrare altri esseri simili a lui, di trovare la sua famiglia, che la sua mente immagina abitare un gigantesco albero genealogico. E' chiaro che pur partendo da una base concreta, il nonsense tipico delle storie di Milne finisce per vincere sulla logica. Una trama forse un po' spoglia, ma niente che una buona regia non possa tirare su. E la regia di T Come Tigro, firmata da Jun Falkenstein, è qualcosa di straordinario, piena di trovate originalissime e dotata di un senso estetico travolgente, che mostra di meritare pienamente il grande schermo verso cui il film è stato dirottato. Molte sono le trovate che riconducono al classico del '77: innanzitutto viene ripescato l'espediente metanarrativo del libro, assente in Christopher Robin. Dopo un inizio live-action ambientato nella cameretta di Christopher Robin, torna ad aprirsi il celebre libro e i personaggi tornano quindi a scorazzare all'interno delle illustrazioni e a saltare quando trovano sul loro cammino le rilegature. Le ellissi narrative vengono inoltre arricchite dallo sfogliar delle pagine e il narratore torna a far la parte del leone dopo esser stato leggermente sottoutilizzato nel film precedente. Un altro elemento di continuità con la tradizione classica sta nel ripescaggio di Kanga e Ro, e nel ruolo di coprotagonista dato a quest'ultimo, che invece era assente nel film precedente e poco presente all'interno della serie televisiva. Continua ad essere assente invece DeCastor, personaggio attivissimo nella serie televisiva ed eliminato già in Christopher Robin. Per il resto il cast è presente al gran completo, benchè Christopher appaia solo alla fine come figura rassicurante. A quanto pare alcune prove generali per questo ritorno alla tradizione erano stati fatti nel ciclo di quattro mediometraggi televisivi, dedicati alle festività, e prodotti dal 1991 al 1998, poco dopo la fine della serie televisiva.
Il grosso budget stanziato per A Tigger Movie ne ha reso il comparto grafico qualcosa di unico. La tradizione viene omaggiata ancora una volta, ripresentando quella "matitosità" tipica del processo xerox in uso ai tempi de Le Avventure di Winnie the Pooh, fondendola armonicamente con una buona dose di computer grafica. Il risultato è ottimo, con personaggi "sporchi" che si muovono in ambienti tridimensionali e colorati meravigliosamente, dove le foglie autunnali e la neve cadono rivelando a loro volta la propria tridimensionalità. I personaggi poi sono sempre espressivi, disegnati benissimo, e animati con cura altrettanto certosina. I modelli sono fedeli (e talvolta anche superiori) a quelli del classico, pur mettendoci del proprio. Una fusione tra antico e moderno assolutamente rispettosa e visivamente appagante, quindi.
Ma se parliamo di ritorno alla tradizione non si può non citare la colonna sonora opera nientepopodimenoche dei fratelli Sherman, tornati in attività per questa specialissima occasione. I fratelli Sherman avevano firmato negli anni 60, la quasi totalità della musica Disney, per i live-action, per i parchi e ovviamente anche per l'animazione. Per questo nuovo film gli Sherman firmano ben sette canzoni: si inizia con The Wonderful Thing About Tiggers, reprise esteso della canzone di Tigro, che si sentiva nel classico, per poi proseguire col blues Someone Like Me, in cui Tigro manifesta la sua solitudine. E' presente pure una canzone sciocca, The Whoop-de-Dooper-Bounce, perfettamente in linea con le canzoni sciocche di Pooh, e il piccolo fuori programma Lull-a-Bee, in cui Winnie si riprende la scena in una sequenza citazionista di Winnie the Pooh and the Honey Tree, animata con rara maestria. C'è poi Round My Family Tree, psichedelica sequenza immaginaria in cui Tigro descrive la sua famiglia, ricca di citazioni e gag di ogni genere e con uno stile assai caricaturale e umoristico. How to Be a Tigger segna invece il momento più infantile del film, in cui i personaggi per far felice Tigro decidono di impersonare la sua famiglia, con conseguente smascheramento e crisi. Your Heart Will Lead You Home è invece la bellissima canzone dei titoli di coda, accompagnata da immagini naif che riassumono la storia del film, imitando il bellissimo stile di Shepard, l'illustratore ufficiale dei libri di Milne. Bellissimi e intensi sono anche i brani strumentali che danno al film un'atmosfera intensa di respiro ben più ampio di quel che la storia effettivamente racconta.
Con T Come Tigro si conclude la stagione più ispirata del rilancio di Winnie the Pooh. I lungometraggi che sarebbero seguiti negli anni successivi, due per il cinema e un direct-to-video, non avrebbero contenuto la stessa verve di questo prodotto.
Uscito nel 2000, in piena stagione Disney sperimentale, T Come Tigro venne in italia etichettato nella confezione della vhs come facente parte della serie dei Classici. Il perchè di questa scelta è da ricercarsi in semplici strategie commerciali, tuttavia  mi piace pensare che si sia voluto omaggiare come merita questo piccolo gioiellino dell'animazione minore.

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Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin - DVD


Contiene:
Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin (Pooh's Grand Adventure - The Search for Christopher Robin)


Contenuti speciali:
assenti

Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin (Pooh's Grand Adventure - The Search for Christopher Robin)


Anno 1997
lungometraggio direct-to-video dei Walt Disney Animation Studios

fonte: papersera
Nel 1997, un anno dopo Aladdin e il Re dei Ladri esce negli States Winnie the Pooh's Most Grand Adventure: The Search for Christopher Robin, il terzo film della serie dei direct to video, qui ancora etichettati Video Premiere. E' con questo sequel che si dà il via al grande rilancio del bosco dei 100 acri, che nell'immaginario popolare era ormai del tutto legato alla serie televisiva prodotta negli anni 80. In Italia infatti l'uscita del film fu ritardata di un anno e fatta precedere dalla riedizione in vhs de Le Avventure di Winnie The Pooh, probabilmente per far familiarizzare il pubblico con l'orsetto dimenticato. Questa "prova" generale del rilancio si porta dietro non poche reminescenze del recente passato televisivo, ponendo però le basi per una lunga serie di sequel, destinati perlopiù alle sale cinematografiche. Tra i rimasugli della serie tv si possono trovare un certo umorismo demenziale nelle scene con Uffa nonchè la quasi totale mancanza di Kanga e Roo, nella serie assai negletti ma che avrebbero avuto di lì a poco un grosso riscatto. Tra gli elementi che più sembrano voler dare un taglio al passato invece non si può non individuare il manto di Tappo, qui tornato giallo dopo essere stato per anni verde, e l'assenza di DeCastor, personaggio not-in-the-book che nella serie televisiva spopolava e che adesso sarebbe bellamente rimasto fuori dal cast. L'impostazione della narrazione non è affatto libresca, come nel classico ma è assolutamente ordinaria.
Pochi sequel possono dirsi ispirati quanto Winnie the Pooh alla Ricerca di Christopher Robin, primo autentico lungometraggio dell'orsetto. Il compito di un seguito è sopratutto quello di proseguire la stessa storia lasciata aperta dal primo film, zoomando su alcuni elementi che erano stati appena accennati. In questo senso il film fa pienamente centro focalizzando tutto su quel poetico finale che vedeva il distacco da Christopher Robin e l'orsetto e ponendosi la fatidica domanda "Cosa succede a un peluche quando il suo padroncino cresce?" La disperazione più nera lo assale a giudicare dalla reazione di Winnie. L'intero film però dissimula questa malinconia di fondo puntando molto sul lato umoristico grazie ai comprimari, qui all'apice del loro potenziale umoristico, che partono con Pooh alla ricerca del bambino credendolo in un posto orribile, la roccia del teschio. La trama si regge su un gioco di parole intraducibile in italiano che vedono una certa somiglianza tra le parole Skull =Teschio e School = Scuola. Fraintendendo il bigliettino lasciato scritto da Christopher Robin, una spedizione composta da Pooh, Pimpi, Tigro, Tappo e Ih-Oh si mette in viaggio, attraversando una serie di pericoli che col mondo di Winnie the Pooh che di lì pochi anni ci sarebbe stato continuamente propinato, hanno poco a che vedere. Il finale tradisce la natura allegorica del fim facendo in modo che i protagonisti trovino esattamente l'amico all'interno del teschio. Christopher era venuto a cercarli. Una forzatura narrativa che profuma di licenza poetica e che suggella felicemente l'ora più buia per i pupazzi, quella della prima volta da soli.
Questa licenza si fa ancor più palese durante il viaggio di ritorno in cui i luoghi minacciosi si trasformano in luoghi ameni e le distanze si accorciano notevolmente perchè come spiega Robin "le cose sembrano sempre più spaventose quando si è soli, impauriti o suggestionati da un brutto racconto". La chiusura del film riprende quella del classico, con Christopher che dice a Winnie che d'ora in poi lui a scuola ci andrà spesso ma che avrà sempre tempo per visitare il bosco dei 100 acri.
Un film significativo nella sterminata produzione di inutili cheapquels che di lì a poco avrebbe invaso il mercato, che aiuta farsi capire anche grazie alle cinque canzoni: la prima è la malinconicissima Forever and Ever, patto di amicizia eterna che il bambino e l'orsetto stringono. Dopo la scomparsa di Christopher Robin tocca a Uffa risollevare il morale dello spettatore con la buffa Adventure is a Wonderful Thing, assai ben introdotta, posizionata, e tradotta. Stona da morire invece If It Says So l'elogio delle mappe by Tappo, introdotta all'improvviso e in malo modo, con uno sbalzo mostruoso tra la voce italiana parlata e quella cantata.
Infine il momento più bello e allo stesso tempo più struggente è Wherever You Are, la preghierina che Pooh canta alla luna nel momento più alto della sua angoscia. La canzone dell'orsetto sciocco ci ricorda che il protagonista della serie è lui e infatti eccolo soffrire più di tutti gli altri personaggi, in virtù del rapporto speciale che aveva con il bambino. Il numero musicale finale in cui i personaggi marciano trionfalmente verso casa, Everything is right, riesce perfettamente nel suo scopo di far tirare un sospiro di sollievo allo spettatore.
Una nota sulla grafica: l'animazione realizzata dalla television giapponese non è particolarmente elaborata, ma niente affatto scadente, diciamo che si assesta sui medi livelli. Non che sia molto difficile riprodurre i personaggi di Milne, come non lo sarà mai (o perlomeno non darà mai risultati troppo disastrosi) il raffigurare i personaggi disney standard. E' un ulterore passo avanti che porterà la disney a creare un impostazione grafica più raffinata per il flm successivo: La Bella e la Bestia - Un Magico Natale.

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