martedì 11 agosto 2015

I Robinson - Una Famiglia Spaziale (Meet The Robinsons)



Anno 2007
47° lungometraggio Disney

fonte: Disney Compendium
Nel 1990 esce un libro per bambini intitolato A Day with Wilbur Robinson, scritto e illustrato da William Joyce. In esso il dodicenne Lewis visitava la casa dell'amichetto Wilbur, venendo a contatto con le innumerevoli bizzarrie della sua famiglia. Non c'era una vera trama, solo un insieme di stramberie e trovate visive, ma questo bastò a colpire la fantasia degli artisti Disney, che iniziarono a lavorare ad un adattamento dell'opera. La storia venne rielaborata, spostandola su un piano fantascientifico a base di viaggi nel tempo e paradossi, e il tema divenne quello della ricerca di una famiglia da parte di Lewis, ripensato come un orfanello. Stephen Anderson si occupò della regia, e diede alla storia un tocco personale, dato che in passato aveva vissuto le stesse esperienze di Lewis. Si trattava senza dubbio di un film atipico, che avrebbe esplorato un campo fino a quel momento poco sfruttato nelle opere dello studio (all'epoca chiamato ancora Walt Disney Feature Animation), portando avanti quella sperimentazione iniziata nei primi anni del nuovo secolo. La company in quegli anni però venne investita da una crisi profonda, e gli studios vennero privati all'improvviso del loro cavallo di battaglia: l'animazione tradizionale. Come Chicken Little anche questo film venne forzatamente convertito alla computer grafica, trovando gli artisti ancora impreparati a gestire l'animazione della figura umana. In quella fase di tumulti e stravolgimenti, lavorare serenamente ad un film tanto complesso divenne impossibile. Tra ingerenze da parte di una dirigenza desiderosa di puntare sulla commedia, e le continue incertezze produttive, il film venne fortemente danneggiato. Quando la tempesta cessò e a prendere le redini dell'animazione Disney arrivò John Lasseter, fu necessario rivedere completamente il progetto. Meet the Robinsons venne immediatamente inviato ad Emeryville, perché i creativi pixariani potessero valutarlo e dare consigli su come risolvere i problemi di sceneggiatura. Grazie a queste consulenze il film venne salvato in corner, e ad oggi costituisce il primo passo verso il riscatto degli studios.
Meet the Robinsons si apre con una sequenza color seppia, che suggerisce con delicatezza che ci troviamo nel passato. La scena, narrata con un certo trasporto, è quella dell'abbandono di un Lewis neonato di fronte all'orfanotrofio che lo crescerà. Un incipit drammatico e malinconico che si pone in controtendenza rispetto alle commedie in CGI che la concorrenza proponeva in quegli anni. I toni scanzonati di Chicken Little vengono quindi messi da parte, e gli studios rivendicano il diritto di proporre al pubblico ancora una volta una storia in cui commedia e dramma tornano a compenetrarsi in dosi massicce, a prescindere dalla tecnica utilizzata.
Nel secondo atto si arriva però nel futuro e il ritmo subisce una brusca accelerata. La presentazione dei componenti della famiglia Robinson riprende il materiale narrativo del libro originale, e di conseguenza il registro diventa prettamente umoristico. Le gag folli, l'abbondanza di personaggi surreali e la stralunata velocità con cui tutto questo viene presentato, vorrebbero immergere lo spettatore in un nuovo Paese delle Meraviglie, ma la resa è fin troppo pasticciata, probabilmente un retaggio della turbolenta realizzazione del film.
Quando questa parentesi sgangherata viene chiusa, il film torna finalmente a mostrare la sua forza narrativa. Gli ingranaggi della trama si rimettono in moto per un terzo atto veramente eccellente, ben calibrato e con un paio di notevoli colpi di scena, merce rara in questo tipo di cinema. Non si tratta certo di sviluppi imprevedibili per chiunque abbia una buona infarinatura di viaggi e paradossi temporali, ma spicca senza dubbio la naturalezza e l'intelligenza con cui queste tematiche vengono trattate in un film d'animazione destinato ad un largo pubblico. Meet the Robinsons presenta infatti la trama più complessa scritta fino a quel momento per un classico Disney, ma la espone in modo chiaro, scorrevole e intuitivo. Ed è questo uno dei più grandi meriti degli artisti Disney: essere riusciti a parlare in maniera assolutamente universale di viaggi nel tempo, uno degli argomenti più ostici di sempre. (...)

La crisi d'identità che investì in quegli anni la Disney non risparmiò neanche le colonne sonore. Si pensava che i musical fossero passati di moda, ma non si voleva rinunciare completamente ad una componente così importante del cinema disneyano. Film come Chicken Little, I Robinson e Bolt non avevano certo la struttura da musical, ma presentavano ugualmente delle canzoni originali, mescolandole a volte con brani preesistenti. Il compositore delle strumentali di Meet the Robinsons è Danny Elfman, pupillo di Tim Burton che per Disney aveva già composto la colonna sonora di Nightmare Before Christmas, ma sono presenti anche un paio di canzoni, scritte da autori vari.
  • Another Believer - Prima canzone del film, è una simpatica e malinconica cantilena scritta da Rufus Wainwright e Marius de Vries, che accompagna un montaggio che descrive i numerosi tentativi di Lewis di costruire il suo scanner mnemonico.
  • The Future Has Arrived - Questo è il brano strumentale composto da Elfman che accompagna l'arrivo di Lewis nel futuro. Magico e gioioso, ne esiste una versione cantata, ospitata nei titoli di coda. È senza dubbio il brano più riuscito, capace di infondere al film un'energia incontenibile.
  • Where Is Your Heart At? - Al culmine della bizzarra scena di presentazione della famiglia Robinson, abbiamo questa sequenza musicale in cui la madre di Wilbur dirige un'orchestra di rane antropomorfe, sulle note di un brano composto per l'occasione ancora una volta da Rufus Wainwright. Di certo non una delle migliori scene, in quanto rivela l'inadeguatezza degli studios alle prese con questa nuova tecnica di animazione. Si segnala inoltre il preesistente brano jazz eseguito in un secondo momento dalla stessa orchestra: Give Me The Simple Life, anche questo poco significativo.
  • Little Wonders - L'emozione esplode nel brano conclusivo scritto da Rob Thomas, che ci mostra Lewis rinunciare alle ossessioni del passato per andare incontro al suo luminoso futuro. Commovente e intensa, è in questa scena che ogni tassello va al suo posto, regalando al film una delle più belle chiusure della storia Disney.
  • The Motion Waltz (Emotional Commotion) - Un altro brano scritto da Rufus Wainwright, intenso e commovente, che però rimane confinato ai titoli di coda. Probabilmente era stato composto per l'inserimento ma dopo i numerosi stravolgimenti non ha più trovato un suo spazio nel film. (...)

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BluRay - I Robinson - Una Famiglia Spaziale

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